don Giovanni Berti,"Odiare il nemico"

19 febbraio 2017 | 7a Domenica - Tempo Ordinario A | Omelia
Odiare il nemico
"Voi siete il sale della terra, siete la luce del mondo", ci ha proclamati il Vangelo due domeniche fa.
Adesso il Vangelo ci spiega come lo siamo, e quali sono le opere che danno gloria a Dio in questo mondo.
Il mondo di cui parliamo è ora il mondo globalizzato, pieno di sconosciuti, di competitori, di irregolari, di ribelli.
Per le strade della città incontriamo persone anonime, miste di africani (ma saranno di Africa o magari di America o d'Europa?), di asiatici (ma saranno coreani, vietnamiti, filippini o...?), di mediterranei (ma saranno magrebini, siriani o albanesi?); saranno ex mandriani della steppa o ingegneri elettronici dell'università, o addetti all'ambasciata? Buddisti, musulmani, protestati o atei? Non abbiamo tempo per chiederglielo.
E questo mondo di sconosciuti è un mondo di competitori, di gente che può arrivare prima di te, fare meglio di te, spingendoti da parte.
Tra essi ci sono magari tanti irregolari, senza permessi, senza autorizzazioni, senza biglietto, senza fissa dimora, che non sappiamo bene come gestire.
Infine ci sono i violenti che assaltano, derubano, estorcono, colpiscono alla schiena.
Tutti questi ci mettono paura e ci convincono a tirar fuori le unghie, a fare la voce grossa e la faccia feroce... Risvegliano in noi il cattivo, il polemico che reagisce con ostilità, che invoca interventi drastici... E però così non si fa che attizzare altrettanta ostilità polemica e odio nella controparte, in una spirale di violenza crescente. È l'illusione di ristabilire l'ordine con le armi.
Le armi infatti dilagano. Ma le armi uccidono cinque volte: la prima perché sottraggono risorse all'assistenza alle scuole alla sanità allo sviluppo; la seconda perché sottraggono intelligenze alla ricerca di strumenti di vita e non di morte; la terza perché fanno stermini di gente innocente; la quarta perché alimentano lo spirito di vendetta e di rivincita; la quinta perché lasciano traumi insanabili nei reduci e nei sopravvissuti. Una follia infinita, che non rende mai né vinti né vincitori.
Dove sta allora la sapienza (il famoso sale... in zucca)?
Ovviamente in chi avanza soluzioni pratiche e non sta solo a lamentarsi. Sta in chi i problemi non aspetta che siano irrisolvibili, per poi scaricarli sul colpevole di turno e invocare le maniere forti.
La sapienza sta nel non avere nemici, perché chi ha un nemico è dipendente da lui. Il tuo nemico infatti ha il potere di farti sentire felice o infelice, buono o cattivo, a seconda di cosa ti fa. Se tu invece vuoi rimanere te stesso, fai come dice qui Gesù: trattalo da amico in ogni caso, e gli toglierai questo potere.
Se lui ti chiede la giacca, gli dai anche la maglia; se ti chiede di portarlo in città, lo accompagni anche al mercato... Così non fai quello che ti dice lui, ma quello che decidi tu. Non solo, ma spunti le sue armi, perché lui gioca sulla forza, ma se tu non fai resistenza, la forza non gli serve ed è spiazzato. Se poi con le tue buone maniere finisci che te lo fai amico, hai vinto alla grande.
Vedi come puoi spargere il sale della saggezza in questo mondo di pazzi scriteriati selvaggi, in questo far-west esiziale.
Chiaro però che per far questo ti serve tanta bontà, tanto amore. Chiaro che Gesù ti suggerisce questa strategia non per un semplice motivo di convenienza, per un principio di accorta psicologia, a cui in teoria arriveremmo anche da noi. Ma perché lui vuole che tu non sia solo sale: sia anche luce. Vuole che tu illumini il mondo sulla vera fonte dell'amore. Che tu riveli chi è il primo a rendere bene per male, a perdonare sempre, a ricuperare la tua umanità perduta nella colpa per rifarti a sua immagine.
È quando abbiamo trovato l'amore sovrabbondante di Dio che ci viene quasi spontaneo amare anche il nemico. È quando siamo stati perdonati che ci sentiamo di perdonare, consapevoli del resto che le inimicizie di oggi derivano dagli errori, mancanze d'amore, incomprensioni e paure di ieri. È quando abbiamo capito l'infinita tenerezza del Padre che ci convince non la repressione, ma l'educazione.

Essere come il Padre:
perfetti nel trattare le persone come persone,
non condannando mai nessuno,
a cominciare da noi stessi.
Allora il mondo sì che s'illumina.

Don Attilio GIOVANNINI sdb
 Fonte:  www.donbosco-torino.it  

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