don Marco Pedron," Il cuore della legge è il cuore"

Il cuore della legge è il cuore
don Marco Pedron
VI Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) 
Vangelo: Mt 5,17-37 
Questo vangelo segue quello di domenica scorsa. Nel vangelo di oggi Gesù spiega il suo rapporto con
l'Antica Alleanza e con l'Antico Testamento (anche se gli studiosi sono quasi certi che queste righe più che di Gesù siano una composizione di Mt).
All'inizio Gesù dice: "Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti (l'Antica Alleanza). Anzi, sono venuto per dare compimento" (5,17). E poi: "Chi trasgredirà uno solo di questi precetti, anche quelli più piccoli, sarà considerato minimo" (5,19). Gesù allora sembra dire: "Io non sono contro, anzi sono proprio a favore dell'Antica Alleanza". Conclusione: Gesù è in linea con l'Antica Alleanza, gli è a favore.
Ma poi Gesù dice l'esatto contrario: "Avete inteso che fu detto agli antichi... ma io vi dico" (5,21.27.31.33.38.43). Per ben sei volte Gesù annulla quello che l'Antica Alleanza diceva. Conclusione: Gesù non è per niente in linea con l'Antica Alleanza, anzi gli è contro.
Come si conciliano allora queste due cose? Gesù è o non è in linea?
Gesù è un ebreo: è nato in Palestina, da genitori ebrei, da parenti ebrei, in una cittadina di soli ebrei. Il concetto chiave per un ebreo è l'Alleanza. Cosa vuol dire?
Ad un certo punto della storia, Dio sancisce con il popolo ebraico un'alleanza (Gen 17): il segno dell'alleanza tra Dio e il suo popolo è la circoncisione (Gen 17,10-14). E se un maschio non è circonciso, dev'essere eliminato, ucciso (Gen 17,14)!
Il segno che testimonia l'alleanza avvenuta è la nascita di un figlio da Sara che ha novant'anni e da Abramo che ne ha novantanove (Gen 17,17-21).
L'Alleanza è: Dio sceglie il suo popolo, gli ebrei; essi sono il popolo preferito, prediletto da Dio (amereste un Dio che ha le "preferenze"?), e in nome di questo, Dio aiuterà gli ebrei anche a scapito degli altri popoli. Da parte sua il popolo sarà fedele all'alleanza e a Dio (Gen 17,9).
Il popolo ebreo, allora, scelto da Dio, si sentiva "Il" popolo, il popolo eletto, fiero di essere stato scelto. E così si comportò.
Allora Gesù ad un certo punto disse: "Basta, così non si può più andare avanti". Perché il rapporto con Dio non si può basare sulla Legge, sull'Alleanza, dicendo: "Noi siamo ebrei; noi veniamo da Abramo" (Gv 8,33), e poi fare quello che si vuole. Perché si può fare di tutto e di più e giustificarsi e chiamare "volontà di Dio, parola di Dio" ciò che non c'entra niente con Dio.
Per questo dice: "Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli" (5,20), perché la loro giustizia, il loro modo di intendere Dio era legalista.
Tutti a quel tempo pensavano così: "Se lo dice la Bibbia, allora si può!; se è scritto si può fare!; se c'è scritto nella Bibbia allora si fa così!", così pensavano.
Ma Gesù dirà: "No, neanche per sogno! Non bisogna essere fedeli alle lettere, alle parole, ma al cuore, allo Spirito" (Rm 7,6: "Ora siamo stati liberati dalla legge per servire nel regime nuovo dello Spirito e non nel regime vecchio della lettera").
Gesù dice: "La prima regola non è la Bibbia ma il cuore". Anche se lo dice la Bibbia, ma è contro il cuore, è contro l'amore, allora è contro Dio.
Capite cosa voleva dire per un ebreo, fiero di essere il privilegiato da Dio, sentirsi dire questo! Il suo orgoglio andava in pezzi: per questo Gesù era così odiato proprio dagli ebrei più ortodossi.
Ma capite cosa vuol dire questo per ogni uomo che si nasconde dietro alle regole: "Io vado in chiesa tutte le domeniche... c'è scritto nella Bibbia... io rispetto tutte le regole... la Chiesa dice e io faccio... io non faccio niente di male... io amo la gente". Quando le persone dicono così, si aspettano, inconsciamente (ma a volte invece è proprio conscio conscio!), che tu gli dica: "Ma che bravo!". Lo fanno per sentirsi bravi, rispettabili, onorati. Ma dov'è l'amore se uno fa qualcosa "per essere in regola"? Dov'è l'amore se uno fa qualcosa per sentirsi bravo, a posto? Non lo fa per te, lo fa per lui. Se uno fa le cose per "sentirsi in regola", lo fa appunto per "sentirsi in regola" non per amore.
Se tua moglie ti dicesse: "Ti amo perché lo dice la Bibbia", quanto amato ti sentiresti? Tu non vuoi essere amato da lei perché lo dice la Bibbia; vuoi essere amato perché davvero ti ama. L'amore comandato è obbligo, semplicemente non è amore. L'amore non si può comandare.
Allora: Gesù abolisce l'Antica Alleanza?
No, nel senso che la riporta al suo spirito. La fa passare dall'esteriorità (sono fedele a Dio se rispetto i suoi precetti) all'interiorità (sono fedele a Dio se vivo nell'amore). In questo senso non è "venuto ad abolire ma a dare compimento" (5,17), a far evolvere l'antica alleanza.
Sì, nel senso che i suoi criteri non sono più quelli: "Avete inteso che fu detto agli antichi... ma io vi dico" (5,21-22 ecc). Ma, chi sono questi "antichi"? Non è mica gente qualunque: Mosé, Abramo, Isacco, Giacobbe; sono i capisaldi della religione ebraica, dell'A.T.. Gesù, in realtà, si mette contro alle fondamenta dell'A.T.; Gesù rompe con tutto ciò che tutti davano per "legge", per ovvio e per scontato. Ma non contro "gli antichi", ma contro l'interpretazione falsa e stupida che la gente dava degli "antichi". Perché gli antichi avevano creato le leggi per un senso profondo.
Gesù è un ebreo e sa benissimo che le norme e le leggi hanno un senso profondo.
La legge del sabato, ad esempio, a noi può sembrare stupida. Gesù, invece, ne capisce benissimo il senso: la maggior parte della gente era dei poveracci che lavorava per i ricchi. Ora, senza questa legge che prevedeva: "Nessun lavoro di sabato", questi poveracci sarebbero stati costretti a lavorare anche di sabato. Così, invece, è la Legge, Dio stesso, a cui tutti, ricchi e poveri sono tenuti a conformarsi, che obbliga al riposo.
Allora Gesù non elimina il sabato, ma un'interpretazione legalistica, assurda, fuori dalla realtà. Gesù dice: "Ma è ovvio che se di sabato una pecora ti cade in una fossa, l'afferri e la tira fuori" (Mt 12,11).
Oppure le decime pagate dagli ebrei: non servivano solo a mantenere il tempio e i suoi funzionari ma anche a dare un pasto festivo ai poveri e agli emarginati della società che altrimenti non avrebbero potuto averlo (Dt 14,24-27). Gesù sa che pagare la decima permette a molte persone di sopravvivere. S'arrabbia quando le persone pensano, per il fatto di pagare la decime, di essere in regola con Dio, ma ne capisce il senso.
Oppure i sacrifici al tempio: chi aveva peccato (frodato, rubato, ecc.), attraverso il sacrificio veniva riammesso nella comunità israelitica. L'intento iniziale, quindi, era un intento di perdono. Se avevi rubato a qualcuno, non solo dovevi restituirgli ciò che gli avevi sottratto, ma dovevi dare in più un quinto del valore in dono-sacrificio.
Gesù non se la prende con i sacrifici come gesto di vero perdono ma come atto per "comprare" Dio ed essere a posto con la propria coscienza.
Le leggi evolvono. Gesù non dice: "Abramo, Mosè e gli antichi, hanno sbagliato". Loro sono stati molto importanti per quel tempo; per fortuna che ci sono stati! Ma adesso sappiamo cose che una volta non sapevamo; adesso abbiamo capito che Dio non è più il giudice che se sbagli ti punisce, ma è amore; abbiamo capito che Dio non è di qualcuno ma di tutti (quindi non si può uccidere in nome di Dio); adesso abbiamo capito che Dio è misericordia, compassione, tenerezza anche per le donne, i bambini, gli esclusi, i lebbrosi e i peccatori. Questo loro non lo sapevano: non possiamo giudicarli. Teniamo il buono e lasciamo ciò che non è più buono per noi.
Le leggi cambiano perché la coscienza della gente evolve. Non rimanete attaccati alle regole: le regole sono fatte per l'uomo e non l'uomo per le regole (Mc 2,27). Le regole servono per vivere, ma quando diventano contro la vita, semplicemente non servono più e vengono sostituite da altre.
Vi ricordate? Una volta le donne non votavano. Poi si è compreso il valore della parità di dignità tra uomo e donna e allora la regola è cambiata. In Italia la donna vota dal 1946; il primo stato dove la donna ha votato è stato la Nuova Zelanda nel 1893. Le leggi cambiano in base all'evoluzione della gente.
Vi ricordate? Una volta c'era la messa in latino. Andava bene? Per un tempo è andata bene ma poi non più perché la gente non capiva niente della messa (e infatti diceva il rosario finché il prete faceva le "sue cose").
Vi ricordate? Non si poteva fare la comunione se non si era a digiuno ventiquattro ore prima. Andava bene per un tempo e aveva un suo senso. Poi le cose sono cambiate.
Forse cose che oggi sono regole, domani saranno diverse o non lo saranno più.
Le leggi evolvono: non ci dobbiamo attaccare alle regole ma allo spirito che ci sta dietro alle regole. I valori sono per sempre; le regole sono solo delle concretizzazioni dei valori. Finché ci aiutano, le rispettiamo; quando non ci aiutano più le superiamo e ne facciamo delle altre.
Poi Gesù dice tre opposizioni: "Avete inteso... ma io vi dico".
La prima opposizione riguarda il non uccidere (5,21-26).
"Tu non ucciderai" (lett. la traduzione dice così): Dio l'aveva detto a Mosè nei dieci comandamenti (Es 20,13). Probabilmente Dio voleva ricordargli proprio ciò che Mosè aveva fatto. Chi era stato il primo ad uccidere? Non aveva proprio Mosè ucciso un egiziano perché percuoteva un altro ebreo (Es 2,12)? Ma questo è niente.
Vennero uccisi da Mosé 3000 uomini (perfino i fratelli e figli propri!) con la benedizione di Dio (Es 32,28). E quando Core e Datan si ribellarono ai metodi dispotici di Mosè, che fece il grande profeta? Invocò Dio e morirono 250 uomini (Nm 16,33). Ma niente in confronto ai 14.700 per un'offesa a Mosé (Nm 17,14) o ai 24.000 che morirono in un solo giorno per la tresca degli Ebrei con le Moabite (Nm25,1-9).
E il signor Mosé fece pure lapidare un uomo che raccoglieva legna in giorno di sabato (Nm 15,32-36).
Sì, c'era il comando di non uccidere, ma come ci si comportava poi?
Sì, c'era il comando di non uccidere, ma era prevista la morte (decretata dalla legge di Dio!) per chi percuoteva o malediceva i genitori (Es 21,12-17; i figli no, chissà perché!) o per chi praticava la magia (Es 22,17). La libertà di culto era impensabile: o si era ebrei o si doveva morire (Es 22,19). E se c'è adulterio, i due devono morire (Dt 22,22). E quando Dio massacra e uccide i nemici si compongono dei Salmi per ringraziarlo della sua misericordia (Sal 135; 136; 137,9: "Beato chi afferrerà i tuoi bambini e li sbatterà contro la roccia!").
Vedete cosa può fare l'ideologia religiosa? E chi crede di agire per conto di Dio si sentirà in dovere di farlo, in dovere di "uccidere", di correggere, di condannare e di giudicare. In nome di Dio si poteva uccidere perché non era più uccidere, ma "volontà di Dio". Che poi le persone dovessero esser seppellite non contava più!
Allo stesso modo gli scribi e i farisei non si fanno mica tanti problemi ad uccidere l'adultera: lo dice la Bibbia (Gv 8,2-11)! I farisei e gli scribi dicevano: "C'è scritto nella Bibbia!". "E allora? Dio è incompatibile con ogni violenza".
Una donna, durante la seconda guerra mondiale, dopo una notte di preghiera intensa: "Dio è grande! Ho pregato, mi ha ascoltato e ha mandato, fatto cadere, tutte le bombe dall'altra parte della città".
Oggi molte volte quando finisce un amore e i due si separano, "si accoltellano" e cercano di fregarsi il più possibile: "Lo dice la legge!". Due persone che si sono amate, sposate, magari con dei figli, come possono cancellare tutto ciò che c'è stato prima? Il dolore della fine non giustifica queste reazioni. Se ci si comporta così, vien da chiedersi: ma c'è mai stato amore prima? Ma una persona così, è in grado di amare?
Per Gesù tutto ciò che è contro l'uomo, è contro Dio. Tutto ciò che è "morte", è contro Dio.
Nessuno dica solo: "C'è scritto nella Bibbia? Si può! E' permesso! Lo fan tutti!". Il criterio primo è: "E il tuo cuore? E la tua coscienza? E' amore questo?".
Per Gesù l'uccisione non avviene solo con la morte fisica, ma anche con le parole (5,22).
Cosa fai quando giudichi? Ti metti in una condizione di superiorità (queste cose ­ dici tu ­ non le farei mai!), non capisci l'altro, e lo etichetti "inferiore" con il tuo giudizio. Non lo uccidi? Un mio compagno di classe era "il bravo" per sua madre; l'altro era "il ribelle e lo scapestrato". Il primo si è laureato, il secondo è morto di overdose. Morto o è stato "ucciso"?
Cosa fai quando offendi? Uccidi la stima e il valore dell'altro. Cosa succede se ad un bambino gli dici sempre (ma tu lo fai per gioco ­ dici tu): "Sei scemo?". Succede che lo diventerà!
Cosa fai quando trattieni il rancore? Sei stato ferito dall'altro e non vuoi perdonarlo. Succede che vuoi fargliela pagare: così tieni il rancore (non porti il saluto, lo eviti, non vuoi lasciare andare il tuo dolore) perché vuoi che anche lui soffra tanto quanto hai sofferto tu.
Cosa succede quando ti diverti a pettegolare della gente? Succede che poiché la tua vita è una frustrazione senza slanci, l'unico modo per crearle un po' di emozione è quella di trovare o inventare i gossip sugli altri.
Gesù è chiaro: "Non essere ipocrita: è inutile che tu venga in chiesa e che faccia la tua bella figura. Vai a chiedere perdono di ciò che hai fatto a tuo fratello" (5,23-24).
La seconda opposizione riguarda l'adulterio (5,27-30).
Il tradimento a quel tempo era punito con la morte (Dt 22,22-29). Cosa accade allora? Accadeva che l'uomo, quando desiderava un'altra donna, trovava una ragione stupida per licenziare la propria (tanto poteva farlo per qualunque motivo) e se ne trovava un'altra. La donna poteva protestare quanto voleva, ma non c'era niente da fare. E che rimaneva da fare alla donna? Per trovare protezione, cioè per sopravvivere, doveva unirsi in un secondo matrimonio (quindi era adultera mentre l'uomo, che l'aveva ripudiata, no!).
Allora Gesù dice: "State attenti! Non guardate solo alle forme".
Si è infedeli all'amore quando si va con un'altra donna (o uomo), ma si è infedeli all'amore anche quando non si fa niente per tener vivo l'amore. E quando si è freddi e distaccati non si è infedeli all'amore? E quando si umilia l'altro, lo si picchia o semplicemente non si apre il proprio cuore, non si è infedeli all'amore? L'amore non è un atto sessuale, è molto di più. E non si può ridurre l'infedeltà solo ad un tradimento sessuale.
Un uomo è sposato e per lui il vincolo matrimoniale è sacro davanti a Dio. Ma non ha gesti di tenerezza per la sua donna; ogni tanto la picchia e la minaccia verbalmente. Un giorno lei lo lascia e lui si sente anche offeso e ferito. Dov'è l'amore qui? Sarà fedele alla legge ma non all'amore.
Una donna lascia il marito e se ne va con un altro. Lui fa la vittima e mi dice: "Che dolore!". Allora gli chiedo: "Ma cos'hai fatto perché lei rimanesse?". "E cosa dovevo fare?". "Non ti diceva che le cose non andavano; non ti diceva che era triste; non ti diceva che aveva bisogno di un po' di dolcezza; non ti diceva che era il caso di farsi aiutare da qualcuno... Lei non sarà stata fedele alla legge, ma tu non sei stato fedele all'amore!".
Gesù ha una concezione molto più larga dell'adulterio: non solo l'atto fisico ma anche quello del cuore (5,28). E come la mettiamo con il tuo occhio (5,29)?
Ci sono delle persone che hanno in bocca e negli occhi sempre quello: "Tette... sesso... ecc.". Non si può fare un discorso che non si finisca là. Ma non è adulterio avere sempre la testa lì? E non è la stessa cosa di chi vede sesso dappertutto o di chi condanna tutto?
Ci sono due monaci, il vecchio maestro e il giovane discepolo. Arrivano al fiume e qui c'è una giovane bella donna, non molto vestita, che lo deve attraversare. Allora il vecchio maestro prende la donna se la mette con le gambe al collo e attraversa il fiume. Il discepolo è indignato da ciò che vede. Poi continuano il viaggio. Ad un certo punto il giovane monaco non ne può più e sbotta: "E' inutile parlare tanto se poi ci si comporta così! E' indegno per un monaco fare ciò che tu hai fatto". Allora il vecchio monaco lo guarda e gli dice: "Io quella donna l'ho presa e lasciata giù al fiume; tu, invece, ce l'hai ancora con te".
Quando Gesù si trova faccia a faccia con l'adultera, con gli scribi e i farisei, dov'è il vero peccato? In quella donna (anche!) o soprattutto in quegli uomini che non pensavano altro che all'adulterio (e quindi che con la testa erano sempre lì)?
Qui poi, Gesù usa un linguaggio paradossale molto forte: "Se il tuo occhio o la tua mano ti è occasione di scandalo, cavalo (5,29-30)". Cosa vuol dire?
Freud parlava del principio di piacere e di quello di realtà.
Il principio di piacere: "Mi piacciono le donne". Quello di realtà: "Non puoi averle tutte". Il principio di piacere: "Mi mangio tutti i dolci della pasticceria". Quello di realtà: "Meglio di no, altrimenti ti portano in ospedale a fare la lavanda gastrica". Il principio di piacere: "Bevo tutta la bottiglia". Quello di realtà: "Se bevi tutto, ti ubriachi". Il principio di piacere: "Io mi diverto e non studio". Quello di realtà: "Se non studi non vieni promosso".
Il principio di piacere: "Tutto". Quello di realtà: "Solo ciò che è possibile". Il principio di realtà dà dei limiti al principio di piacere; ogni limite è una rinuncia. Ma è sano che sia così.
Allora: "Se vedi che una cosa ti fa male, ci devi rinunciare. Anche se è difficile, anche se ti costa".
Un ex-alcolista viene invitato spesso dai suoi amici alla festa della birra. Sapete che gli ex-alcolisti non possono proprio più toccare le bevande alcoliche. Così lui dice: "Mi dispiace da morire, ma non posso andare. Se andessi rischierei di bere e rientrerei nel tunnel". Se è no, è no.
Un uomo lavorava in banca e seguiva portafogli di oltre 500.000 euro. La sua banca però lo costringeva a vendere prodotti spazzatura che lui sapeva avrebbero provocato sicure perdite ai suoi clienti. Ad un certo punto si è chiesto: "Dire di sì o di no alla banca? Seguire l'imposizione o la propria coscienza?". Così si è fatto "degradare": prende meno ma non tradisce il suo cuore.
Se una cosa ti fa male, ti devi dire: "No, punto e basta".
La terza opposizione riguarda lo spergiuro, cioè giurare il falso (Mt 5,33-35).
La Legge vietava di giurare il falso (spergiuro) o di venir meno ad un voto preso con Dio, ma non a giurare. Infatti, la Bibbia è piena di giuramenti (2 Cor 1,17-23; Eb 6,6, ecc). Cosa si vuol dire allora qui?
Pensate alla pubblicità. Per una maglietta o un paio di scarpe la pubblicità ti affianca un personaggio famoso (George Clooney; Cristiano Ronaldo, ecc.). Inconsciamente vuol dire: "Se tu porti/usi quel prodotto sei come quel personaggio famoso". Non basta più il prodotto, ma qualcuno viene chiamato a testimone per accrescerne il valore.
Il giurare "per questo" o "per quello" è la stessa cosa: non basta più la tua parola, ma si tira in ballo chi non c'entra: "Te lo giuro; lo giuro su mia madre; sulla testa dei miei figli; in nome di Dio, ecc.".
Un uomo, che ritorna sempre tardi dal bar, dice a sua moglie: "Te lo giuro, sulla testa dei nostri figli, questa è l'ultima volta", ma poi non è così. Quando si giura, si dichiara qualcosa che va oltre le proprie possibilità.
Non giurare, perché non puoi chiamare a responsabilità nessun altro se non che te. Il tuo parlare, invece, sia "sì, sì; no, no". Cioè: mi prendo le responsabilità e le mie conseguenze.
Sì, sì, no, no, vuol dire anche: "Siate liberi, uomini franchi e veri. Non vivete nella paura; abbiate il coraggio delle vostre parole e non nascondetevi nelle vostre azioni".
Quante volte la gente dice: "Io? Io no!", e invece sì, è stata proprio lei. A volte si giustifica dicendo: "Ma io l'ho detto perché l'ho sentito da qualcun altro" oppure: "Io non volevo dire"; oppure: "Sì, ma...".
Avete fatto una cosa, avete detto una cosa, siate uomini e donne vere: "Sì, sono stato io"; "No, non sono stato io". Se dici una cosa, prenditi le responsabilità di quello che dici o fai.
Un ragazzo ha fatto scoppiare a metà ora (con un congegno artificioso!) un grosso petardo in classe, con relativo terrore della professoressa di latino, ed è stato sospeso. Alla domanda: "Chi è stato?", nessuno ha detto niente. In realtà erano stati in quattro/cinque a progettare lo scherzo. Al ripetere della domanda lui ha alzato la mano autoaccusandosi - se non l'avesse fatto l'avrebbe passata liscia. Il preside l'ha sospeso, ma gli ha detto: "Ho dovuto farlo. Come studente, ti rimprovero; ma come uomo ti stimo". Ha condannato l'azione ma ha stimato il coraggio delle azioni di questo ragazzo.
Quando Kruscev pronunciò la famosa denuncia dell'epoca staliniana, si dice che qualcuno, in parlamento, abbia esclamato: "Dov'eri tu, compagno Kruscev, quando tutte queste persone innocenti venivano massacrate? (60 milioni!)". Ci fu grande tensione nella sala: "Chi è stato a parlare?", urlò Kruscev. Nessuno si alzò. Allora Kruscev disse: "Bene, ora hai la tua risposta, chiunque tu sia. Io ero nella stessa posizione in cui tu ora ti trovi".
Pensiero della Settimana
Un omone grande e grosso, arrabbiatissimo, con un cipiglio tetro, entrò nella stanza affollata e gridò: "C'è qui un tizio di nome Murphy?".
Un omino si alzò e disse: "Sono io Murphy".
L'omone quasi lo uccise: gli spezzò cinque costole, gli ruppe il naso, gli fece gli occhi neri, lo gettò a terra ridotto ad uno straccio. Poi uscì con passo pesante. Dopo che se ne fu andato, l'omino, pieno di dolore, rideva tra sé e sé.
Gli chiesero: "Ma cosa c'è da ridere?".
"Gli ho fatto fare la figura dello stupido", diceva ridendo e pieno di dolore:
"Ah, ah!, io non sono Murphy!".
C'è bisogno di uomini... che non hanno paura.

Fonte:http://www.qumran2.net/

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