Don Paolo Zamengo, "Sapore e splendore di Dio "

OMELIA V DOMENICA DEL TEMPO ORD. - ANNO A 
Sapore e splendore di Dio     Mt 5, 13-16
Gesù spiega ai suoi discepoli ciò che sono nel mondo. Per aiutarli a capire si serve di due immagini,
di due esempi quasi elementari ma suggestivi. Sale e luce. I discepoli sono sale e luce, il sale della terra e la luce del mondo.

Queste due immagini hanno un punto d’incontro. Dicono la necessità assoluta della presenza dei suoi discepoli. Senza sale il mondo è senza sapore, senza luce il mondo è avvolto dalle buio.

Il sale, per sprigionare il suo sapore deve nascondersi, sparire, sciogliersi. La luce, invece, deve essere messa su un candelabro, bene in vista, in alto,  per illuminare tutto e tutti.  Il sale è discreto, umile e invisibile. La luce invece si espone, brilla e pretende attenzione.

Gesù spiega anche lo scopo. “Affinché gli uomini vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli”. Queste parole di Gesù dicono il di più che la fede cristiana rappresenta nel mondo. La fede è come il sale, è il condimento divino che dona al mondo il vero sapore, il gusto squisito che viene da altrove. Il cristiano dà al mondo questo sapore attraverso la sua fede. È Gesù il  vero gusto delle cose, della creazione e della vita.

La luce della fede è una luce differente. Mette in risalto uno splendore che Gesù ci ha insegnato a vedere. Lo splendore di tutti i volti umani, i più graziosi come i più disgraziati e ci insegna a riconoscere ciò che l’occhio umano non sa o non può vedere.

Solo l’occhio della fede rischiara e rende amabile ogni cosa  e ci fa amare come ama Dio. Cosa ha visto Dio nel giovane prodigo della parabola? Un figlio ritrovato. Cosa ha visto Dio in Zaccheo? Un uomo generoso. E nella Samaritana? Una donna assetata del vero amore. Dio vede oltre.

Il cristiano non è la sorgente del sale né la fonte della luce. Ma accoglie questi doni da un Altro, dall’Alto, nel giorno del Battesimo. Sale e luce, il sapore e lo splendore di Dio. Noi lo siamo, a volte senza saperlo, senza averlo cercato o voluto. Lo siamo per grazia.

Non sta a noi metterci sul candelabro né avere la pretesa della verità. Possiamo perfino andare, noi stessi, nel buio, e camminare a stento ma essere fonte di luce per gli altri. Dio agisce così: è la sua abilità, è la sua grazia. A noi basta restare solidamente inseriti, incorporati, ancorati a lui, attaccati a Gesù, come tralcio alla vite.

Ci pare impossibile? Sentite. La goccia di rugiada pianse dicendo al Sole: “Chi, oltre il cielo, può contenere la tua immagine? Io ti sogno ma dispero di poterti servire. Sono troppo piccola per rifletterti, o Re: tutta la mia vita è un pianto”.    Rispose il Sole: “Io illumino il cielo sconfinato oppure posso concedermi ad una lieve e piccola goccia di rugiada. Diventerò una semplice scintilla di luce e ti riempirò. Così la tua vita diventerà una sfera sorridente”. (da Tagore)

Signore, con il dono del tuo Spirito guidaci alla piena luce della verità, donaci di gustare la vera sapienza e di godere sempre del suo conforto. Gesù ci fa gocce della sua  luce.