ERMETE TESSORE SDB"IL NOSTRO CUORE E' ABITATO DA DIO O MAMON?"

26 Febbraio 2017 | 8a Domenica - T. Ordinario A | Omelia
IL NOSTRO CUORE E' ABITATO DA 
DIO O MAMON?
La liturgia della Parola di questa domenica tocca un tasto molto sensibile per ognuno di noi: ci
interroga direttamente sul tipo di relazioni che ci legano con le ricchezze in genere. L'interrogativo diretto lo possiamo sintetizzare in una breve e stringata domanda:
Il tuo cuore è abitato da Dio o da Mamòn?
Di Dio abbiamo sentito parlare tante volte, ma...

Mamòn chi è mai costui?

Nella Bibbia, questo signore è nominato solo due volte. Nell'Antico Testamento è citato in Siracide 31,8: "Beato il ricco, che si trova senza macchia e che non corre dietro a Mamòn". Nel Nuovo Testamento si parla di lui in Matteo 6,24: "Non potete servire a Dio e Mamòn". Le informazioni sono scarse, ma molto chiare: la sua coabitazione con Dio è impossibile. Non si può cercare una mediazione. Dobbiamo per forza scegliere e schierarci: o con Dio o con Mamòn.

Nella Bibbia, questo signore, non personifica nessuno dei 133.306.668 demoni contabilizzati nel quindicesimo secolo dal francescano Alfonso de Spina nel suo libro Fortalicium Fidei, piuttosto designa l'inclinazione naturale ad enfatizzare, nella vita, il ruolo e l'importanza della ricchezza tanto da entrare in rotta di collisione con la fiducia posta in Dio tipica di che si dice credente In questo contesto scatta in automatico la provocazione:

noi con chi stiamo?
La nostra tranquillità in chi la riponiamo?
La nostra esistenza, sotto quali bandiere la viviamo?

Per rispondere, dobbiamo fare un rapido esame di coscienza guidati dall'odierna Parola. La prima lettura, tratta dal libro del profeta Isaia, profuma di bruciante attualità. Coglie la disposizione d'animo di una persona ripiegata su se stessa e messa in ginocchio dalle randellate della vita. Il suo dolore si materializza in un flebile lamento: "Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato".
Quante volte sentiamo, ogni giorno, questa strisciante protesta. Tanti piagnucolano di fronte ai recenti rovesci finanziari che hanno sottoposto a una severa cura dimagrante tanti pingui conti bancari e floride attività economiche. Coloro che hanno puntato tutto su Mamòn si lamentano di essere stati abbandonati da Dio.

E' uno dei tanti paradossi dell'uomo moderno.

Dio è madre e non può dimenticarsi dei suoi figli. Sono i figli che si dimenticano di Lui gettandosi tra le braccia di un padrone che dopo averti illuso ti ripone, senza troppo garbo, nella discariche della storia.

Completamente diverso è il proporsi di Dio. Egli si manifesta come Provvidenza attenta ed oculata. Noi dobbiamo lavorare per essere strumenti efficaci del nostro benessere e del nostro progredire, non per accumulare tesori per un futuro che non ci appartiene. Il nudo e crudo affanno riguardante quello che mangeremo o berremo, o quello di cui ci vestiremo, non costituisce l'essenziale di chi si dice cristiano. L'ironia di Gesù al riguardo è senza appello: "Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno".

Il pagano si preoccupa delle sue ricchezze.
Il cristiano semplicemente se ne occupa.
La preoccupazione è tipica di chi si identifica nella ricchezza, dando ad essa un valore assoluto e totalizzante.

Occuparsene, invece, significa darle il giusto valore ed inserirla in un corretto contesto esistenziale il cui fulcro poggia su Dio e non sulle cose possedute.

Noi ci preoccupiamo dei nostri beni o, correttamente e responsabilmente, semplicemente ce ne occupiamo?

Da quali braccia ci sentiamo cullati e tutelati?
Ci ritroviamo tra i soffocanti tentacoli di Mamòn
o ci sentiamo avvolti dalla provvidenza divina che non ci dimentica mai?
Di che cosa ci lamentiamo: della nostra poca fede o della nostra cronica bramosia di avere sempre di più?
Ermete TESSORE sdb
 Fonte:  www.donbosco-torino.it