fr. Massimo Rossi, "Siate santi, perché io, il Signore vostro Dio, sono santo.”

VII DOMENICA – 19 febbraio 2017
Lev 19,1-2.17-18;  Sal 102/103;  1Cor 3,16-23;  Mt 5,38-48
O Dio, che nel tuo figlio spogliato e umiliato sulla croce hai rivelato la forza dell’amore, apri il nostro cuore al dono del tuo Spirito e spezza le catene della violenza e dell’odio, perché nella vittoria del
bene sul male testimoniamo il tuo Vangelo di pace.
“Siate santi, perché io, il Signore vostro Dio, sono santo.”
“Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?”
“Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano;  affinché siate perfetti, come è perfetto il padre vostro celeste.”

Quando ancora i cristiani non si chiamavamo cristiani – nome spregiativo con il quale vennero appunto soprannominati i credenti della comunità di Antiochia (cfr. At 11,19-26) –, (i cristiani) si chiamavano “santi”; non per particolari meriti personali, ma, proprio come dice il Libro del Levitico, per la fede nel tre-volte-Santo, (per la fede) nel Dio di Gesù Cristo.
Matteo preferisce l’aggettivo “perfetti”: e la ragione di questo appellativo, apparentemente esagerato – dicono che la perfezione non è di questo mondo… – (la ragione) è sempre la stessa: la fede nel Padre del cielo, il Perfetto per eccellenza.
In verità, il motivo della nostra perfezione è un aspetto particolare della fede, senza il quale, non si dà perfezione, ma non si dà neanche fede;  come avrete intuito, si tratta del perdono.
Nel Vangelo di domenica scorsa, il Signore metteva in guardia i suoi ascoltatori dalla tentazione di ‘cancellare’ la Legge di Mosè a favore della legge nuova: “Non sono venuto ad abolire, ma a dare compimento…”; anche oggi ritorna implicitamente la stessa precisazione: il perdono, fondamento della fede cristiana, non è una novità assoluta rivelata dal Vangelo;  il Levitico riporta il divieto di covare odio contro il fratello; altrettanto dicasi per il risentimento e lo spirito di vendetta; la pagina si conclude con il noto comandamento citato da Gesù, vertice di tutta la Legge antica: “Amerai il prossimo tuo come te stesso”.
Ecco dunque gli ultimi due “Avete inteso… Ma io vi dico…”.
Il primo riguarda la reazione al male ricevuto: chiamiamola vendetta, ritorsione,… fino a considerare l’azione legale attraverso gli strumenti della giustizia ordinaria.
Le parole di Gesù sono chiare e non lasciano spazio a interpretazioni, né ad eccezioni.  Non opporsi al malvagio significa abbandonare ogni intento di rivolgersi alle autorità competenti per chiedere giustizia…  Vi sembra ragionevole?  Vi sembra giusto?
Aspettate un attimo:  prima di rispondere, è necessario definire il concetto di giustizia.
Il capitolo 5 di Matteo, iniziato con le Beatitudini, mette in discussione il tema della giustizia e innova profondamente, rispetto alla Legge di Mosè, la quale – lo abbiamo appena ascoltato – accredita il famoso detto:  “Occhio per occhio, dente per dente”, e in base a questo proverbio della sapienza antica, autorizza, anzi, legalizza la faida, l’escalation del sistema azione/reazione, che conduce fatalmente al conflitto armato, alla guerra santa, e meno santa...
L’unico modo per fermare l’escalation della violenza è il perdono, non solo come atteggiamento spirituale, ma anche come decisione pratica di rinunciare a qualsiasi reazione, anche legittima, contro l’offesa subita e il male ricevuto.
Tale rinuncia fatta esclusivamente in nome di Cristo – non c’è infatti niente e nessuno, fuorché Cristo, che mi possa scoraggiare dall’invocare la giustizia umana, quando i miei diritti sono violati – (tale rinuncia) è molto difficile da accettare per fede, e trova diffuso dissenso tra i credenti.
Sono convinto che sia questo il motivo per il quale la Parola del Vangelo suscita scandalo all’interno della Chiesa; e credo che il primato del perdono costituirà sempre un osso duro, un boccone particolarmente amaro da mandar giù,  in seno al popolo di Dio.
“Avete inteso che fu detto: amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico.  Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano…”:  non dimentichiamo che Matteo scrive il suo Vangelo al tempo delle persecuzioni.  A proposito, vi siete mai chiesti che senso aveva uccidere centinaia, migliaia di cristiani a motivo della fede?  evidentemente il peso della fede, nella vita di un cristiano del primo secolo, era diverso da quello della fede di un cristiano di oggi…
Non è il momento, e non c’è tempo per avviare una riflessione sulle conseguenze politiche che la fede in Cristo poteva e ancora può avere in un sistema totalitario come l’Impero Romano, o il vecchio comunismo sovietico, il nazismo, il fascismo, l’Argentina o il Cile degli anni ’70.
È un fatto comprovato dalla storia passata e recente, che al tempo della dittatura, la Chiesa schierata al fianco dei dissidenti politici, e dunque perseguitata, ha dato il meglio di sé, e ha lasciato un segno profondo, incancellabile, nella società, anche dopo la caduta del governo totalitario.
Veramente il sangue dei martiri è semenza di nuovi cristiani, come scriveva Tertulliano, il famoso padre della Chiesa, a metà del secondo secolo.
…E questi cristiani emarginati, perseguitati, torturati, uccisi…  perdonavano!
Prima di Natale ho ricordato la figura del priore della piccola comunità benedettina di Tiberine (Algeria) e il suo testamento spirituale, scritto pochi mesi prima di essere rapito e ucciso con i suoi monaci.  In questa breve pagina, firmata col sangue, è contenuto il succo di tutto il Vangelo; è un inno al perdono, un canto di amore nei confronti di una fede che misteriosamente lega i credenti cristiani e non cristiani oltre le ideologie politiche, al di sopra delle differenze sociali, etniche, politiche e anche religiose.
Cristo non può e non deve essere invocato dalla parte di nessuno, contro nessun altro!
Cristo non ci sta nelle nostre categorie umane, e neppure religiose!  c’è sempre una sporgenza, una  eccedenza, nella persona di Cristo, che impedisce qualsiasi omologazione, qualsiasi addomesticamento entro la nostra logica di potere…  perché la logica è sempre strumentale ad un potere detenuto, o ricercato…  lo dimostra il fatto che uno dei segreti di chi sale al potere è l’abilità nell’argomentazione logica, il fascino seduttivo dell’affabulazione…
Ma nessuna parola umana sarà mai in grado di operare ciò che dice!  Senza un corrispondente atto di forza, la parola umana si esaurisce un istante dopo essere stata pronunciata.
Non così il Vangelo, non così la Parola di Dio!
Il Cristo in croce è la Parola nuda e cruda, disarmata e disarmante, efficace e penetrante più di una spada a doppio taglio! Non tornerà a Dio senza aver sortito l’effetto per il quale è stata pronunciata …che ci piaccia o non ci piaccia, che ci scandalizzi oppure no…
Ah, dimenticavo:  almeno un saluto non si nega a nessuno.
Parola del Signore.

Fonte:http://www.paroledicarne.it/

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