Missionari della Via "L'antidoto? È la fede!"

Commento su Matteo 6,24-34
Missionari della Via  
VIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (26/02/2017)
Vangelo: Mt 6,24-34
In questa domenica prosegue il discorso della montagna e Gesù ci tocca nuovamente nel vivo: chi è il
vero padrone della nostra vita? In chi riponiamo la nostra fiducia: in Dio, che ci rende liberi, o nella ricchezza che alla fine ci rende schiavi e prigionieri dell'ansia? Ovviamente tutti insieme risponderemmo dicendo: "Noi ci fidiamo di Dio! Noi siamo credenti!". Ah, che bella risposta! Ma sarà vera?
In realtà è la nostra vita a dare risposta, specialmente nei momenti in cui ci viene a mancare qualcosa! Quando abbiamo tutto, ci sentiamo sicuri, a posto; pensiamo di essere salvi, ma così non è! Non sono i beni che ci salvano dalla morte, dalla sofferenza, dal peccato: solo Gesù salva! Ma spesso lo capiamo solo dopo un crollo, una crisi economica, una difficoltà seria.
Ora, Gesù per ben 6 volte ripete: non preoccupatevi. Eh sì, Lui sa bene che siamo facilmente soggetti all'ansia! Ma perché quest'ansia? Innanzitutto perché pensiamo che la vita dipenda esclusivamente da noi, dai nostri soli sforzi, come se Dio non ci fosse, come se non ci aiutasse nelle cose concrete di ogni giorno, come se si dimenticasse di noi. Gesù invece ci ricorda che Dio è nostro Padre e non solo non si dimentica di noi, ma ha cura di noi, sa di cosa abbiamo bisogno; ma se non ci affidiamo a Dio, che vita viviamo? Il dramma dell'uomo di oggi è proprio quello di pensare di poter fare tutto da solo, di bastare a se stesso, di non aver bisogno degli altri, finendo per isolarsi nella solitudine.
L'antidoto? È la fede! «Il primo e grande rimedio all'ansia è fidarmi di Dio, ricordandomi che mio Padre mi ama teneramente, sa di cosa ho bisogno e vi provvede sempre! E' ovvio che dicendo di non preoccuparci, Gesù non ci invita all'inattività o all'immobilismo, della serie: "non fate niente, tanto c'è Dio che ci pensa!". No! Sant'Ignazio diceva: agisci come se tutto dipendesse da te, ma prega come se tutto dipendesse da Dio».
Siamo chiamati a lavorare, a darci da fare per realizzarci e avere il giusto per vivere, per mangiare e vestirci, senza però farne il fine ultimo della nostra vita, altrimenti saremo sempre agitati e senza pace! Più cose abbiamo, più cose vogliamo e più siamo agitati! Oggi tanti soffrono per la crisi economica, ma per tanti parte della sofferenza viene anche dalla necessità di cambiare stile di vita, senza volerlo fare! È bello parlare di vita semplice, sobria, essenziale; ma costa fatica rinunciare all'ultimo modello del cellulare, educare i figli al sacrificio, al valore delle cose, dicendo anche dei no; è più facile all'egoismo e alla sete di apparenza appagare in tutto noi stessi e i figli, così da non sfigurare! Gesù invece ci invita a non preoccuparci troppo delle cose necessarie al corpo, quanto di avere un giusto rapporto con Dio, dal quale dipende la nostra vita presente e futura, preoccupandoci solo di fare la Sua volontà; ma che mi importa di ottenere beni, vestiti, ruoli, di soddisfare piaceri passeggeri della vita, se poi rischio di perdere la vita eterna?
Guardiamoci attorno: quanta gente vive in ansia per ogni minima cosa: e meno male che diciamo che ci fidiamo di Dio! Ma ne siamo davvero sicuri? Possiamo dire di essere unicamente preoccupati di non perdere il rapporto con Lui? A dire il vero, passiamo tranquillamente giornate intere, per non dire settimane senza pregare, mesi e mesi senza confessarci, senza ricevere l'Eucaristia, senza dedi-are tempo per la carità; ma se ci mancano 5 euro per la ricarica del cellulare, andiamo in apnea! Scegliendo il denaro, il possesso come scopo della vita, non solo si perde Dio, ma si perde anche il senso della vita che è inevitabilmente legato a Dio: e perdendo il senso della vita, non si può più vivere nella pace.
Che bello invece l'invito del nostro Maestro: non affannatevi per i beni materiali; c'è il Padre vostro che per primo vi pensa! Coraggio dunque, il Padre sa di cosa abbiamo bisogno!

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