Mons.Antonio Riboldi, L’esigenza di un amore senza ‘se’ e ‘ma’

Omelia del 12 Febbraio 2017
VI Domenica del Tempo Ordinario
L’esigenza di un amore senza ‘se’ e ‘ma’
Domenica scorsa siamo stati invitati a diventare ‘sale e luce del mondo’, seguendo Gesù nostro unico
Signore. Ma cosa comporta la ‘sequela’? La ‘via stretta’, ma bellissima, dell’Amore: un Amore che sa incarnarsi in parole di verità e comportamenti di carità.

Nel Vangelo di oggi Gesù ce li indica, con l’autorevolezza di chi ha vissuto in pienezza l’Amore, fino a dare la vita! Credo sia bene leggere subito la Parola di Dio, specchio di confronto per noi, invocando la Luce dello Spirito che ‘apra i nostri occhi e il nostro cuore per comprendere’.

Racconta Matteo: “Gesù disse ai suoi discepoli: ‘Non pensate che io sia venuto ad abolire la legge e i Profeti, non sono venuto per abrogarla, ma per darle compimento. In verità vi dico: Finchè non siano passati il cielo e la terra non passerà dalla legge neppure un iota, senza che tutto sia compiuto… Avete inteso che fu detto dagli antichi: ‘Non uccidere, chiunque avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio’. Ma io vi dico: chi si adìra con il suo fratello sarà sottoposto al Sinedrio; e chi gli dice pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna. Se dunque presenti la tua offerta all’altare, e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarci con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono…

Avete inteso che fu detto: ‘Non commettere adulterio’, ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.

Se il tuo occhio destro ti è di scandalo, càvalo e gettalo via da te; conviene perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna.

E se la tua mano destra ti dà occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te; conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna….

Sia invece il vostro parlare sì, sì, no, no: il più viene dal diavolo”. (Mt 5,17-37)

Oggi tira un’aria così nebbiosa di confusione e gelida di relativismo, che a volte tanti si arrogano ‘il diritto’ di farsi arbitri di ciò che è bene o male, a seconda della convenienza personale, travolgendo così gli eterni valori, fino a proporne altri….riduttivi o personalizzati, miseri se non scadenti, ma comunque sempre effimeri.

E può così capitare che – anche senza l’autorevolezza che Gesù oggi manifesta – ma con il solo accennare alla necessità di essere giusti secondo Dio, operando, quindi, con coscienza retta, fedeli alla legge del Signore, si sia considerati come guardiani assurdi di un passato che, per ‘essere moderni’, è doveroso seppellire!

Quante volte, forse, davanti alla nostra dimostrazione della verità della vita, ci si sente investiti dal rifiuto, come fossimo noiosi o invadenti testimoni di ciò che non è più ‘di moda’.

È come voler mandare in soffitta la voglia di verità, l’eroismo dell’amore, la bellezza della giustizia.

Quello che così facendo ci rimane è, nell’esperienza, a volte anche drammatica, di tutti, il rischio di definire buono ciò che è dannoso, tanto da considerare ‘mentalità da Medioevo’ la denuncia degli scandali, che troppo spesso si ripetono in mille modi tra noi.

Ma un uomo senza fedeltà alla legge di Dio – unica via ad una piena realizzazione umana e spirituale – è come una casa tirata su senza i criteri che ne assicurino la stabilità, destinata presto o tardi a finire in rovina. Per capire, accogliere e vivere quanto Gesù afferma oggi, dovremmo ricordare una verità che tante volte è ignorata: Dio ci ha creati simili a Sé nella Santità, che non ammette ombre. Su questa consapevolezza di Santità – ‘Chiunque è stato generato da Dio non commette peccato, perché un germe divino rimane in lui’ (I Gv 3,9) - si può comprendere il linguaggio del Maestro oggi.

La nostra innata debolezza, purtroppo, a volte va esattamente contro la Parola.

Gesù la conosce, la nostra debolezza, perché l’ha assunta nella Sua Umanità, e così sa come venire in nostro aiuto. Non solo. Egli, il Misericordioso, sa ben distinguere tra la debolezza e l’accettazione del male come regola di vita: quest’ultima Gesù condanna! Nel Vangelo di oggi più volte ripete: ‘… Ma Io vi dico…’ per sottolineare la distanza del suo modo di agire dal nostro, e ricordarci che, se davvero amiamo la Verità, è al Suo modo di pensare e vivere che dobbiamo conformare il nostro, secondo la ‘logica di Dio’, che è amore giusto e giustizia d’amore!

Ricordo molto bene i tempi del terrorismo, quando tutti finirono la loro ‘carriera’ in carcere.

Superando tante difficoltà, invitato da coloro che si erano dissociati, venni invitato a visitarli. Lo feci, andando in tutte le carceri italiane. Mi accompagnavano due grandi apostoli del perdono: Suor Teresilla, una consacrata incredibile, che sapeva attirare l’affetto e la stima dei terroristi, e Padre Bachelet, fratello del grande Bachelet ucciso dalle BR. Nei brigatisti che incontrai si notava il desiderio di uscire dal pericoloso tunnel dell’odio e della violenza, in cui erano sprofondati, per tornare a conoscere la bellezza di rapporti improntati alla fiducia, al perdono … alla carità.

Eppure questo nostro avvicinarci a chi voleva ‘risorgere’ – pur accettando di scontare la giusta pena – scandalizzò l’opinione pubblica, che ci accusava di un buonismo assurdo. Più volte venni aggredito verbalmente, come fossi un pazzo. E ricordo che, non sapendo più come comportarmi, mi rivolsi ad alcuni cari confratelli vescovi, chiedendo consiglio e aiuto nella preghiera.

Il vescovo di Novara mi disse: ‘Antonio, non fermarti. Tu stai cercando di bucare il grosso muro dell’odio e della diffidenza. Se riuscirai, diventerà una porta aperta al perdono anche tra la gente, ma se fallirai, preparati a pagare un duro prezzo, che sarà l’incomprensione e la condanna di molti’.

A volte seguire il Vangelo, che è seguire Gesù, chiede non solo generosità, testimonianza, ma anche capacità di accettare l’incomprensione, e non ultimo l’eroismo, che è il segno dell’amore totale. Quanti martiri cristiani, oggi, sono ‘semi di nuovi cristiani’ dando la vita! Preghiamo per loro e ringraziamoli di cuore, perché sono sostegno e stimolo alla nostra povertà di giustizia e amore.

Antonio Riboldi - Vescovo

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