Mons.Antonio Riboldi, "Un Amore che non conosce limiti"

VII Domenica del Tempo Ordinario
Un Amore che non conosce limiti
Il Vangelo di oggi offre alla nostra riflessione una delle pagine certamente più difficili da vivere, ma
nello stesso tempo sono valori che distinguono noi, seguaci di Gesù, da chi non lo conosce o non lo segue. Gesù, che, la scorsa settimana, ci chiedeva una giustizia nell’amore, oggi davvero porta a compimento la Legge di Mosè che pure poteva sembrare già molto esigente:

‘Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il prossimo tuo come te stesso. Io sono il Signore’”. (Lv. 1, 17-18)

Scrive l’evangelista Matteo:

“Gesù disse ai suoi discepoli: ‘Avete udito ciò che fu detto: ‘Occhio per occhio, dente per dente: ma Io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno vi percuote la guancia destra, tu porgigli anche la sinistra; e a chi ti vuole chiamare in giudizio, per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringe a fare un miglio, tu fanne con lui due. Da’ a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle.

Avete inteso che fu detto: ‘Amerai il prossimo tuo e odierai il tuo nemico: ma Io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siete figli del Padre vostro celeste che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni e fa piovere sopra i giusti e gli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale merito ne avrete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date un saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli.

Siate dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli”. (Mt. 5, 38-48)

Per natura siamo sempre pronti a ‘mitigare’ la profondità ed ampiezza che Dio ha dato alle virtù, a cominciare dall’amore.

Per la nostra natura così debole e limitata, ci lasciamo prendere dagli eventi e seguiamo le inclinazioni della nostra sensibilità o istintività, sempre pronte a cedere.

Gesù non fa sconti, e non poteva farli, per la natura stessa delle virtù, che chiedono di ‘andare oltre’ le nostre passioni. Seguiamo il suo invito: specchiamoci sull’esempio del Padre nostro che è nei cieli.

Se c’è Uno, che non si è mai sognato di fare del male agli uomini, è proprio Dio, che ci ha creati per farci partecipi della Sua stessa Beatitudine.

E se c’è Uno che avrebbe tutte le ragioni per punire il male che riceve – le disubbidienze, le ribellioni, i rifiuti che continuamente ripetiamo con i peccati, l’indifferenza – sarebbe proprio e solo il Signore. Ma il Padre non si lascia fermare dai nostri rifiuti, resta – per nostra consolazione – fedele al Suo Amore. Non rinnega mai chi ha creato per amore, perché Lui, nella Sua Essenza, è Amore.

Neppure ci abbandona quando noi Gli voltiamo le spalle. Anzi, non finisce di colmarci delle Sue tenerezze, come fa un padre – e molto più di un padre - verso un figlio che, con il suo errore, si trova maggiormente in pericolo, ossia indirizza ogni sforzo d’amore per far capire al figlio che con le sue scelte sbagliate può perdersi e allontanandosi non potrà più godere neppure del Suo stesso Amore.

Ma sappiamo tutti quanto siamo volubili e fragili, forse perché scambiamo la natura del vero amore con il fluttuante sentimento o con le ambigue emozioni.

Quando si ama veramente – come ci amano le nostre mamme o i nostri veri amici – non ci si lascia mai prendere da altri sentimenti contrari o contrastanti.

L’amore vero non conosce confini, limiti o avversità.

Ricordo ancora quella mamma che, abbandonata dai figli, restò fedele all’amore per loro.

Soffriva per il male che i figli le causavano ogni giorno, ma questo non la scoraggiava.

Venne il giorno in cui stette davvero male. I figli lo seppero e, spinti forse da un senso di colpa, andarono a visitarla. Li accolse con tanta tenerezza e con parole che venivano dalle profondità del cuore: ‘Vi ringrazio di essere venuti. Non pensate che io non vi ami, anzi, sapervi contro e indifferenti, anche se non ne comprendo le ragioni, ha fatto aumentare l’amore. Ora siete qui. È il dono più grande che potevate farmi. Mi avete fatto pregustare il paradiso che spero mi attenda’.

Bastò questo a far sciogliere l’indurimento del loro cuore. Grandi cose può fare l’amore.

Pensiamo al grande esempio di Gesù stesso.

Aveva coperto di miracoli, guarigioni e verità il popolo d’Israele. Aveva dato tutto di Sé. Quando venne l’ora dell’odio non si sottrasse. Abbiamo tutti davanti agli occhi le terribili ore della Passione e Morte. Ma l’ultimo Suo insegnamento, sublime, sono le parole pronunciate dalla croce: ‘Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno’.

Davvero Dio ha un Cuore grande e, creandoci, ce lo ha comunicato.

Ricordiamo tutti il grande esempio del caro e Santo Giovanni Paolo II che, colpito e ferito gravemente, mentre era tra la folla, una volta guarito, volle incontrare il suo attentatore in carcere, offrendogli il suo perdono. Così sono fatti i veri discepoli del Signore.

Non vivono, anzi, rifiutano la mentalità del ‘deve pagarmela’ o ‘me la lego al dito’.

Noi cristiani, in famiglia, nell’ambiente di lavoro, in ogni ambito in cui viviamo, dovremmo essere coraggiosi testimoni del ‘saper andare oltre’ le offese e il male: questa è l’unica via per ‘piegare’ i cuori duri e trovare noi stessi la pace vera.

Non è facile, ma è la sola via della pace: una via che è dono della docilità del cuore, che si apre al dono della Grazia, effusa dallo Spirito Santo.

InvochiamoLo gli uni per gli altri, poiché ogni giorno abbiamo bisogno di lasciarci perdonare e saper perdonare: ‘Vieni Padre dei poveri, vieni datore dei Doni’.

Antonio, Vescovo

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