PARROCCHIA S.MARIA DEGLI ANGELI, :”Io chi sono?”, cioè, come vivo la mia fede?"

omelia domenica 19 febbraio 2017
VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO A (s.messa prefestiva)
Ogni volta che leggo questo brano del Vangelo mi viene la pelle d’oca perché la mia coscienza di
cristiano mi pone questa domanda:”Io chi sono?”, cioè, come vivo la mia fede?
A questa pagina del Vangelo mi capita di collegare la storia di un prete impegnato in Romania con dei bambini lasciati a vivere nelle fogne. I suoi bambini gli dicevano:”Padre, noi la sera leggiamo il Vangelo e poi andiamo a letto tranquilli”. Egli, invece, rispondeva :”Se io leggessi il Vangelo la sera, tutta la notte mi domanderei: Ma oggi cosa ho fatto?”
Il brano è molto semplice, eppure, proprio questa semplicità, ci spaventa.
“Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?”
L’uomo della fede deve essere differenza.
Senza questa diversità, chi coglie in te il nuovo che ha portato l’incontro con Cristo?
Mi ricordo che una volta a Lourdes, dopo il Flambeux, occasione in cui si ascoltano delle testimonianze, c’era la figlia di santa Giovanna Beretta Molla. La testimonianza non mi ha colpito più di tanto. E’ normale. Quando si predica, c’è chi ascolta e c’è chi non lo fa. Il giorno dopo la incrociai nelle strade di Lourdes. Mi ha colpito il suo sguardo e mi sono detto: ”Veramente ha incontrato Cristo, questa persona”.
Abbiamo bisogno di essere differenza affinché l’uomo che incontriamo per le strade possa dire quello dicevano le persone dei primi cristiani negli Atti degli apostoli. Rimanevano meravigliati della loro fede.
Essere differenza significa vivere non secondo la logica del mondo:
“Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano”.
Seguire Cristo implica una scelta che porta ad uno sguardo diverso nell’incontro con il prossimo.
Come ripeto spesso:”La caritativa non la si vive in base alla simpatia o all’antipatia. Essa deve essere una risposta ad un bisogno e non un favore all’amico”.
Perché tutto questo?
“Siate figli del Padre vostro che è nei cieli; Egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti”.
Dio è universale, è Padre Nostro e non Padre mio o tuo.
Ricordiamo, poi, questa breve storia:”Un giorno andrai in Paradiso e ti meraviglierai che le persone che ti aspettavi di vedere non ci saranno e quelle che non ti aspettavi ci saranno. Poi dirai:Toh ci sono anch’io”.

Fonte:http://www.guardavalle.net