don Marco Pedron, "Sei disposto ad accettare ciò che vedrai?"

 Sei disposto ad accettare ciò che vedrai?
don Marco Pedron
IV Domenica di Quaresima - Laetare (Anno A)
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Il vangelo di oggi si gioca sul contrasto tra luce e tenebre, tra chi ci vede e chi non ci vede. Tutto il
vangelo di Gv è impostato su questa opposizione: luce e tenebre. Il vangelo si snoda nei rapporti che il cieco ha con i vari personaggi. Ci sono i discepoli di Gesù, i farisei, i suoi genitori, quelli che lo conoscevano e gli amici, e c'è anche Gesù. Nel vangelo tutti sembrano interessati ad altre cose, ma nessuno, se non Gesù, vede l'uomo, la sua difficoltà, i suoi problemi, le sue esigenze. Il cieco non sembra importare a nessuno! Tutti sono mossi da altre cose, da altre preoccupazioni nel loro agire, sembrano interessarsi al cieco, ma in realtà sono preoccupati da se stessi. Guardate: nessuno vede il cieco, solo Gesù.
Innanzitutto ci sono i discepoli: "Chi ha peccato? Lui o i suoi genitori". Gli ebrei dicevano: "Se uno è malato, o lui o i suoi predecessori devono aver peccato". "Sbagli? paghi!". Il loro problema è: "Chi è il colpevole? Dov'è l'errore? Chi ha sbagliato? Di chi le responsabilità?". I discepoli sono quelli che vogliono un colpevole, una causa, in modo da non essere coinvolti. E' colpa sua=io non c'entro, quindi io non devo fare niente.
Guardate, questa è una mentalità molto diffusa. Guardate quando succede un fatto pubblico: discarica nel sud, figlio che uccide i genitori, gli immigrati che creano problemi. L'unica preoccupazione è quella di scaricare le colpe su qualcuno, trovare il colpevole. Così, poi, uno si sente apposto, tranquillo e la sua coscienza è in pace. Trovato il colpevole, poi la tv, la gente, si dimentica di tutto. Tu pensi di non c'entrarci in tutto questo?
Poi ci sono gli amici, i conoscenti, del cieco. Alcuni dicono: "Sì, è lui quello di prima"; altri "no"; altri "gli assomiglia". Sono quelli per cui non puoi cambiare. Dicono di amarti ma in realtà non accettano che tu possa essere diverso, un altro, soprattutto se ciò sposta o altera il rapporto con loro. Ma come, ci vede? Ma com'è cambiato? Perché uno, secondo loro, non può cambiare.
"Guarda, che io e tuo padre ti conosciamo meglio di chiunque altro; sei sempre il solito; lo sapevo; te l'avevo detto; e ti pareva!; eccolo qua; cosa ci si può aspettare da uno così?". Sono coloro che ti hanno etichettato, coloro che hanno già deciso chi sei, cosa risponderai o cosa dirai.
Poi ci sono i genitori. A quel tempo la scomunica della sinagoga era una morte sociale. Essere scomunicati era morire socialmente. E quei genitori hanno paura, cercano di non compromettersi, di non sbilanciarsi: "Ha l'età, parlerà lui di se stesso". "Arrangiati; non voglio complicazioni; ho paura; che dirà la gente, i vicini, i parenti?". I genitori=quelli che si tirano indietro=si arrangi: è un problema suo! Non c'è peggior tradimento per un figlio che essere abbandonato dai genitori, per la paura del giudizio degli altri, degli insegnanti o dei parenti. Chi lo doveva difendere e proteggere, e di cui lui si fidava, lo abbandona, lo tradisce. Oppure, peggio ancora, essere denigrato, svergognato, o rifiutato dai propri genitori. Non c'è niente di peggio di un genitore che mette in cattiva luce il proprio figlio, perché il figlio sente che chi lo deve amare, difendere, proteggere, non lo fa. Allora si sente perso, abbandonato, disperato, ma soprattutto tradito. Sente che il genitore pensa più a sé (paura di sfigurare, di non esser un bravo genitore, ecc.) che a lui.
Poi ci sono i farisei. I farisei sono ridicoli, ma non è ridicolo che agiscano così. Di fronte all'evidenza negano: "Noi sappiamo; noi siamo figli di Mosè: quell'uomo è un peccatore; sei nato nei peccati e vuoi insegnare a noi?". I farisei si trincerano dietro alla legge, alle regole e hanno paura di vedere che le cose sono diverse, che dovrebbero cambiare, mutare atteggiamento, cambiare cuore, che i tempi sono diversi. Ma piuttosto di cambiare, negano la realtà. Sono troppo preoccupati della loro facciata, dall'essere discepoli di Mosè, cioè della loro perfezione formale.
I farisei sono tutti quelli che negano la realtà: non la vedono, non la accettano e se la nascondono. Dovrebbero vedere il negativo che c'è in loro, il loro giudizio, la loro rabbia, la loro paura, i loro attaccamenti, ma preferiscono nascondere tutto ciò. Vedere=cambiare, meglio quindi non vedere.
E, infine, per fortuna c'è anche Gesù. Gesù non deve difendere niente, e per questo è libero. Quando uno può fare brutta figura, può essere deriso, rifiutato, quando uno non deve più salvare l'immagine, allora è libero. Gesù non si deve preoccupare degli altri o di che cosa diranno e neppure deve proteggere una facciata di sé. E poiché non si deve preoccupare di sé, si può preoccupare dell'uomo.
Gesù è chi ti può vedere perché non ha nulla (nessun interesse) da difendere. Se tu devi difendere, ad esempio, la facciata "bravo genitore", non puoi vedere che il tuo modo di educare ferisce tuo figlio. Se tu sei pieno di rabbia, dirai: "Ce l'hanno tutti con me; tutti vogliono fregarti" e neppure vedi che sei tu quello pieno di rabbia. Se tu sei pieno di paura, dirai: "Non ci si può fidare di nessuno", e neppure vedi la tua paura. Se tu hai paura di guardarti dentro, dirai: "Non ho bisogno di queste cose", ma sei tu che temi di vedere cos'hai dentro, di scoprire che la realtà non è come tu la vorresti vedere. Chi è occupato dai suoi problemi, non si può occupare di te.
Facciamo un esempio. Una ragazza trova un ragazzo. Si sposano, ma dopo alcuni anni si lasciano. Forse hanno fatto le cose con superficialità, forse non si sono resi veramente conto di ciò che facevano, in ogni caso la fine di un amore è sempre un duro fallimento, una sconfitta: è molto doloroso.
I discepoli sono coloro che dicono: "Potevano pensarci prima; si arrangino adesso; male che vuole non duole". Colpa loro=loro sono sbagliati. Ma dov'è l'amore qui? Ma non vedi la sofferenza che c'è dietro? Sono coloro che giudicano: si sentono giusti e gli altri sbagliati. Dov'è l'amore qui?
I genitori sono coloro che dicono: "Non mi interessa; non mi riguarda; ognuno si arrangi; ognuno si lava i propri panni in casa; meglio non impicciarsi dei fatti altrui; cosa dirà la gente; mi vergogno di avere una figlia così". Ma dov'è l'amore qui?
I farisei sono coloro che dicono: "Che vergogna! Andava sempre in chiesa! Era anche animatrice! Che scandalo, che poco di buono; lì non c'è nulla da salvare: una che agisce così!".
Gli amici e i conoscenti sono coloro che dicono: "E' sempre stata facile, è sempre la solita; da una così ti puoi aspettare nient'altro che questo; non cambierà mai". Ma dov'è l'amore qui?
I farisei, i genitori, gli amici hanno già le loro idee: "Tu non hai fatto come noi volevamo... arrangiati adesso". Ma dov'è l'amore qui? Dov'è la cura delle persone? Ci sono uomini che amano le idee ma non le persone: in sostanza amano solo se stessi.
Gesù: solo Gesù la guarda e le dice: "Io vedo che tu stai soffrendo. Tu hai sbagliato ad amare, hai percorso una strada diversa, hai visto cose che non c'erano, tu pensavi di sapere bene cosa voleva dire amare ed essere riamata e invece, eri cieca, ti eri sbagliata. Se vuoi io ti curo. Tu non sei destinata ad essere sempre così: torna a vedere, vivi, ritorna alla luce".
Gesù è l'amore, la fiducia: non giudica, ma si mette vicino a te per aiutarti, per consolarti, per farti vedere ciò che tu non hai visto, perché tu possa tornare ad amare: "Ci sono io, io ti aiuto!". Lo scopo è stabilire chi ha ragione, chi ha sbagliato, di chi è la colpa o aiutare il cieco a vederci? O aiutare la donna a tornare ad amare e non sbagliarsi più?
Questi personaggi sono dentro di noi. Quando hai una paura cosa succede, cosa fai? Un uomo ha paura di essere abbandonato dalla moglie. Non ci sono in realtà motivi reali, presenti, oggettivi, ma vallo a dire a lui! Lui la sente la paura, forte e chiara. Anche lui sa che non dovrebbe aver paura, ma...
Il discepolo=il giudice: "Colpa tua; sei un debole, un dipendente, non riesci a vivere senza gli altri".
Gli amici=lo svalutante: "Non ce la fai! non ce l'hai mai fatta! non ci riesci!".
I genitori=l'abbandonico: "Ti lascerà; meriti che ti lasci, guarda come ti comporti!".
I farisei=il negante: "Ma sì, non è niente; passerà; ce l'hanno tutti questa paura". Anzi il negante troverà dei motivi per aver paura o per essere geloso: "E' sempre fuori; non si prende mai cura di me; dà più attenzioni agli altri che a me", cioè deformerà la realtà.
Gesù=la luce: "Tu hai paura di essere abbandonato, accettalo, non nasconderti la verità". Se ce l'hai, c'è un motivo, trovalo, fai uscire il tuo dolore, cura il tuo passato e il tuo presente.
Quest'uomo aveva paura perché da piccolo stava quasi tutto il giorno da solo (i suoi genitori lavoravano e lo lasciavano in custodia ad una zia che lo guardava ogni tanto). Lui stava buono, ma aveva un terrore folle, perché si sentiva solo e perso. Oggi riprova la medesima emozione senza la moglie.
L'amore è questo: non giudico, non accuso nessuno, né me, né gli altri, ma mi prendo cura e mi amo.
Hai un desiderio: come ti rapporti? come ti guardi? C'è un uomo che fa l'informatico. E' un bel lavoro, ma lui sente che non gli basta. Lui vuole avere un contatto umano, lui vuole aiutare gli altri, lui vuole fare della sua vita qualcosa di utile. E' troppo arido per lui vivere solo per i soldi, per raggiungere una carriera, un posto. Così ha deciso di cambiare vita e si è messo a studiare per diventare shatzuca.
Il discepolo=il giudice: "E' perché non sa quello che vuole! Doveva pensarci prima, non a 40 anni!".
Gli amici=lo svalutante: "Non ce la fai! Se non ce l'hai fatta finora, perché adesso?".
I genitori=l'abbandonico: "Non verrà nessuno; con tutti quelli che ci sono!".
I farisei=il negante: "Fra qualche mese è tutto finito; è solo perché non sa fare il suo lavoro". Anzi il negante troverà dei motivi perché la cosa non funzioni: "E' un illuso dappertutto; è un'idealista; questa è l'ultima delle sue pazzie e follie", cioè deformerà la realtà.
Gesù=la luce: "Tu hai un desiderio, accettalo, coltivalo, abbi il coraggio di provarci, sei grande, osa e prenditi le tue responsabilità". L'amore è questo: non giudico, non accuso gli altri della mia infelicità, ho un desiderio e mi attivo io per realizzarlo perché è il mio desiderio e ciò che io voglio. E' il mio desiderio: amarmi è prendermene cura.
Il vangelo si apre e si chiude con la stessa parola: peccato. All'inizio, i discepoli interrogano Gesù chiedendogli: "Rabbì, chi ha peccato lui o i suoi genitori?". Alla fine: "Se foste ciechi, non avreste peccato; ma siccome dite: noi vediamo, il vostro peccato rimane". Per i farisei il peccato era un'ossessione. La loro è una religione ridotta a questioni di peccato: "E' giusto fare così... non è giusto fare così... così è sbagliato... così non va bene... così sì... così no". Per loro il peccato è l'unica categoria interpretativa della realtà e la categoria che decide della tua fede.
Gli ebrei credevano, infatti, che dietro ad ogni sfortuna o ad ogni malattia, tu o qualcuno di casa tua, o di quelli vissuti prima di te avessero peccato. Ma Gesù sbarazza subito il campo: "Né lui, né i suoi genitori", come a dire non inaridite la fede, non impoveritela in una questione di peccati.
Se guardate il vangelo ­ e voi capite quanto noi siamo lontani dal vangelo ­ non c'è una volta in cui Gesù si sia posto il problema del peccato. Quando Gesù passa vicino ad uno zoppo o ad una donna senza moralità, ad un muto o ad un cieco, non si pone mai il problema se sono in grazia o se sono in peccato. Gesù, se può, li guarisce. Gesù non si chiede se io ho peccato o no, se la mia vita è giusta o no, se sono buono o cattivo. Gesù mi guarda (di tutti i personaggi, si dice che solo Gesù vede il cieco!), vede il mio buio e mi aiuta.
Gesù non guarda mai il peccato=ciò che non va=il negativo, ma guarda ciò che la persona può essere=positivo, anche se adesso non lo è ancora.
Gesù non è il moralista. Gesù è il guaritore, non colui che giudica se sono buono o cattivo, in peccato o no, ma colui che vuole che la vita, l'amore, la libertà, la gioia, la fiducia, esplodano in me.
Una bottiglia vuota: come fate per togliere il vuoto? Non si può! Ma si può sempre aggiungere acqua! Se io vi dico: "Fate la lista dei difetti di vostro figlio o vostri", molte persone ne troveranno molti. Se poi vi dico: "Fate la lista delle sue o vostre qualità", molte persone ne troveranno poche. Ricordatevi che non serve a niente vedere cosa non va ma è meglio fare qualcosa.
Se vi concentrate su ciò che non siete, su ciò che non siete in grado di fare, su ciò che non avete mai fatto, su ciò che dovreste fare, avrete di voi un'immagine terribile e negativa. Ma se vi concentrate e se fate leva su quello che fate, su quello che potete sviluppare, su quello che già avete fatto, avrete di voi un'immagine positiva e accettabile. Lavorate sul positivo: quando guardate una persona, mettete in luce le sue cose belle, le sue capacità, ciò che ha: si sentirà amata, importante, di valore e ne svilupperà altre.
Vi ricordate quando tornavate da scuola con la pagella? Tutti 7 e 8, e magari 5 in storia. Qual'era il commento di vostro padre: "Cos'è questo 5 in storia?". Neppure vedeva il resto! E come vi sentivate voi? Non riuscivate a gioire e vi sentivate non bravi, sbagliati. Eppure c'era così tanto che andava bene!
Riccardo Muti è diventato musicista perché alla prova d'ammissione ha preso il massimo dei voti. L'esaminatore gli ha detto: "Ti ho dato il massimo non per come suoni ora, ma per come potrai suonare un giorno". In realtà non era stato perfetto: se l'esaminatore avesse guardato a quello che non andava, forse lo avrebbe bocciato. Ma quell'uomo ha visto oltre, dietro, ha fatto leva sul positivo: e ha funzionato!
E' l'amore, il positivo, la fiducia, che fa cambiare le persone e non il giudizio o l'accusa o il negativo.
Il vangelo di oggi ruota attorno a due grandi questioni: la luce e il peccato. E dice: il vero peccato è non vederci, non volerci vedere, ostinarsi di non vedere. Guardate, il vangelo va preso sul serio, non si può addolcirlo, minimizzarlo, ammorbidirlo. Qui c'è questa frase tremenda: "Se foste ciechi, non avreste peccato. Ma siccome dite: "noi vediamo", il vostro peccato rimane". C'è molta gente che crede di sapere cos'è la verità (magari l'insegna anche agli altri), gente che crede di essere un esempio, gente che crede di sapere chi è Dio, come bisogna comportarsi, gente che crede di sapere come si dev'essere per essere dei bravi genitori, cristiani, padri, preti, ecc. Gente che sa, che non ha bisogno di capire, di ascoltare, di mettersi in discussione.
Gesù a tutti questi direbbe la medesima cosa: "Siete ciechi. Il dramma è che pensate di vederci e vi fate guide anche di altri". Un giorno Gesù dirà: "Può un cieco guidare un altro cieco?". Sono entrambi ciechi, solo che uno lo sa, l'altro no. Un altro giorno dirà: "Ci sono uomini con una trave nell'occhio che si consolano osservando la pagliuzza nell'occhio degli altri".
Illuminazione, conversione significa aprire gli occhi, vederci, risveglio. I figli della luce sono quelli che ci vedono, che si rendono conto, che non dormono. I figli delle tenebre sono quelli che vivono nel peccato=oscurità, nella notte e nell'ignoranza. Il dramma è che chi dorme non sa di dormire, e chi non vede non sa di non vedere. E il giorno in cui gli aprirete gli occhi vi maledirà perché gli avete tolto una grande illusione. E' come togliere la dose ad un drogato: se non state attenti vi uccide. Il giorno in cui vedo che il mio malessere dipende da me, ci starò un male tremendo e mi verrà tanta voglia di non aver mai fatto questa scoperta perché è dolorosa, perché mi rendo conto che è il mio comportamento, il mio modo di pormi che determina tutto questo. Ma se rimango figlio delle tenebre continuerò a star male.
Il giorno in cui mi accorgerò che mio figlio è il mio specchio allora ci starò male da morire perché mi renderò conto di non essere stato quel genitore che credevo si essere. Ma se rimarrò figlio delle tenebre, mio figlio (ed io) continueremo a soffrire.
Il giorno in cui scoprirò che dentro di me ci sono fiumi di emozioni, pianti, sofferenze compresse che deformano il mio corpo, induriscono le mie ossa, causano malattie e uccidono la mia anima sarà tremendo. Vedermi così sarà vedere qualcosa di mostruoso e che quel mostruoso ci appartiene. Ma se rimarrò figlio delle tenebre la cosa continuerà.
Il grande peccato, l'unico, è essere cieco. Gesù chiama questo il peccato contro lo Spirito Santo: quello che neppure Dio può rimettere.
La grande domanda è però: ma perché gli uomini diventano ciechi nell'anima? Perché si è diventati ciechi? La risposta è semplice: perché si è dovuto vedere delle cose la cui vista fece così male che si preferì non vedere. Cioè: dietro ogni cecità c'è la vista di qualcosa di doloroso, quindi, meglio non vedere. Guardate un bambino: quando vede qualcosa che non vuole vedere chiude gli occhi. Quando chiudi gli occhi sembra che la cosa non esista più, solo perché non la vedi. Quando qualcuno ci fa paura o prendiamo uno spavento o c'è qualcosa di pericoloso, non è normale per tutti noi chiudere gli occhi? Perché? Perché se chiudo gli occhi, non la vedo, non c'è, sparisce (crediamo).
Così gli uomini sono diventati ciechi perché hanno visto cose che non dovevano vedere, che li hanno feriti, umiliati, derisi, svergognati o semplicemente trattati come giocattoli od oggetti senza diritto.
La grande domanda non è allora: "Vuoi vedere?" ma: "Sei disposto ad accettare ciò che vedrai?".
Vuoi conoscere Gesù?=Vuoi vedere? D'accordo, ma quando lo studi e vedi storicamente chi è, cos'ha fatto, allora cambia la tua idea su di lui, sulla fede, e le tue credenze saltano. Sei disposto ad accettare ciò che vedrai?
La mamma è presa dalle cure per sua madre che ha una malattia degenerativa. Tu sei piccolo e ne senti la mancanza. Che fai? Ti desensibilizzi (=ti stacchi dalle tue emozioni) per non sentire il tuo abbandono e la tua paura. Ora che sei adulto, sei disposto ad accogliere ciò che vedrai? Sei disposto a non giudicare tua madre (faceva quello che poteva, d'altronde doveva seguire anche la sua di madre!) e a prenderti cura oggi del tuo dolore?
Gesù è la luce. Nel capitolo precedente Gesù dice: "Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita" (8,12).
Preghiera, fede in Dio, è portare luce lì dove non c'è... e quello che c'è da vedere, lo vedrò... e quello che c'è da accogliere lo accetterò. Perché se chiudo gli occhi sulla realtà, vivo su di un mondo che non esiste.
"Dio" viene da una parola sanscrita che vuol dire luce. Dio è luce. Vivi nella luce e vivrai in Dio.
Pensiero della Settimana
Quando vedrete...
Chi pensava di aver capito, capirà di non aver mai capito niente.
Chi pensava di vedere, si accorgerà che pensava ma non vedeva.
Chi era certo, cadrà nella confusione.
Chi credeva di essere sano, si scoprirà malato.
Chi pensava di arrangiarsi, si scoprirà bisognoso di tutti.
Chi credeva in Dio, scoprirà di aver creduto in se stesso.
Chi credeva in se stesso, scoprirà di aver creduto in Dio (un idolo).
Chi credeva di essere nel giusto, sarà condannato dalle sue azioni.
Chi credeva di essere felice, scoprirà che si era solo accontentato.
Oro e argento saranno considerati non più le pietre, ma il perdono e la verità.
I soldi e il successo tanto ricercati, saranno considerati pericolosi.
Vi vergognerete di essere stati sempre così.
Il dolore urlerà per l'ottusità e il buio in cui vivevate.
Ma in quel giorno i vostri occhi si apriranno... e vedrete la Realtà.
E vedrete cose di cui neppure immaginavate l'esistenza.
E vedrete quanta Vita vi circonda.
E sarete felici di vedere Dio dovunque.
E sarete felici di vederci e di lasciarvi vedere.
E sarete semplicemente felici.

Fonte:http://www.qumran2.net/

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