Don Paolo Zamengo, "È bello stare qui "

Commento al Vangelo del 12 Marzo 2017
È bello stare qui       Mt 17,1-9
Abbiamo appena cominciato la quaresima, abbiamo appena iniziato a seguire Gesù per un tratto di
strada nel deserto ed ecco che Gesù ci invita a salire con lui sul monte Tabor. Andiamo allora,  anche noi, con Pietro, Giacomo e Giovanni.  E appena abbiamo cominciato a seguire Gesù  già tutto è cambiato, tutto è trasfigurato.

Improvvisamente Gesù si rivela in un modo diverso, indimenticabile, che ci segna per sempre e ci trasforma. Anche i nostri tre compagni conoscevano Gesù da un certo tempo e avevano condiviso con lui la sua vita. Ma ecco anche per loro una sorpresa inaspettata. Gesù rivela una identità del tutto nuova, abbagliante.

Agli occhi degli apostoli, per lungo tempo, Gesù doveva essere sembrato uno tra i tanti profeti, il più convincente forse, un trascinatore formidabile certamente, ma niente di più. Un’occasione casuale avrebbe potuto fermarli e dirottarli dietro a un altro profeta e andare anche con un altro maestro.

Come spiegarci il grido concitato e spontaneo di Pietro: “Signore, che bello!, restiamo qui”. E poi la voce del Padre: “E’ mio Figlio che amo: è lui la mia gioia. Ascoltatelo”? Pietro intuisce e una luce lo investe senza accecarlo. Il suo cuore è ardente e pieno di tenerezza tanto da non avere altri dubbi.

E trova naturalmente dentro di sé le parole più belle e più semplici, quelle dell’amore: “Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò  tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia”.

Pietro sa che si trovano in un luogo deserto, su una montagna isolata e che i villaggi sono lontani. Ma che importa?  Basterà fare delle tende, come fecero gli Israeliti nel deserto durante l’esodo e come fanno ancora i giudei del suo tempo, nella festa delle capanne. D’altra parte Mosè ed Elia sono lì a ricordarglielo se ce ne fosse bisogno.

È nel deserto che Dio si rivela, che fa conoscere il suo nome. È nel deserto che, oggi,  Gesù si mostra nella sua gloria e che il Padre si rivela nel suo Figlio prediletto. Oramai Pietro è, conquistato e ha fatto la scelta della vita.  Ma ecco che, proprio ora, in modo inatteso e deciso, gli viene chiesto di tacere. Di tacere fino al giorno in cui Gesù non sarà risorto dai morti.

Succede anche a noi quando un giorno abbiamo incontrato veramente il Signore e uno sprazzo della sua luce ha inondato il nostro cuore e sentiamo l’urgenza di vivere questa esperienza nel riserbo e nel silenzio.

E tuttavia Pietro sa e noi sappiamo che il mondo intero e noi siamo trasfigurati da questo incontro. Non ci riconosciamo più e anche gli altri e il mondo sono trasfigurati: tutto e tutti ci ricordano qualcosa di quel Volto di gloria.  Incontrare Gesù è l’avventura più luminosa e sconvolgente. Dopo nulla sarà come prima.

“Signore, è bello stare qui!”. Se ci accogli, noi restiamo sempre con te. Per chi ha incontrato Gesù, anche in piena quaresima, anche sul punto di morte, Gesù è già risuscitato.


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