Don Paolo Zamengo, "Pietre e sepolcri "

V Domenica di Quaresima   Pietre e sepolcri      Gv 11, 1-45
Betania è un villaggio di poche case, appena fuori Gerusalemme, sul versante orientale del Monte
degli Ulivi. Si passa di lì per andare e tornare da Gerico. Qui vive Lazzaro e a casa sua Gesù si è rifugiato nelle ultime settimane quando ha sentite fischiare la violenza verbale dei farisei.  “Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella Maria e a Lazzaro”, perché a casa loro respirava il profumo dell’amicizia e dell’ospitalità. Betania è un altro cenacolo della confidenza e dell’affetto.

Al centro del vangelo di oggi non c’è Lazzaro ma Gesù, la fede in lui che dà la vita e che, per il suo atto d’amore verso questi amici, rischia la lapidazione.

Tutti i personaggi sono in movimento. Gesù e gli apostoli partono da oltre il Giordano, i giudei da Gerusalemme, Marta esce dal villaggio, Maria da casa e Lazzaro dalla tomba. Tutti si danno convegno sul luogo della sepoltura dove una pietra fredda, anche se meno pesante di quella che custodirà il corpo di Gesù, consegna per sempre la vita alla morte e impedisce un qualunque ritorno.

Gli apostoli temono l’arresto di Gesù e vorrebbero tenerlo lontano da Lazzaro sul quale tanti hanno già, e per sempre, posto una pietra sopra. Ma l’amore di Gesù è più forte e più grande di tutte le pietre gelide che noi caliamo sul nostro prossimo e talvolta anche su noi stessi. Quante pietre fredde calate per non vedere, per non fare e per non amare.

Ma arriva finalmente Gesù che dice “Chi crede in me, anche se muore vivrà”. E vedendo le lacrime di Marta, le assicura: “Tuo fratello risorgerà”. Marta è la prima a ricevere l’annuncio. Ed è sostenuta nelle sue speranze. Maria misura le parole e va in profondità. Lei ha accolto sempre Gesù senza riserve e rimane seduta ai suoi piedi. Sa che Gesù è risurrezione e vita.

Ed ecco il prodigio. Davanti al sepolcro inizia un duello tra il Signore della vita e il principe delle tenebre. Vi assistono muti quanti hanno da tempo guadato il fiume dell’oltre e quanti sono ancora tra i vivi. Lazzaro ormai appartiene all’oltre ma la parola di Dio che all’alba della creazione aveva fatto uscire dal nulla tutte le cose, ritorna ad essere creatrice e si fa ascoltare anche dai morti e riporta in vita Lazzaro.

Chi si lascia coinvolgere piange, altri, solo spettatori e spioni, “andranno a riferire”. Solo per chi crede in lui, Gesù è la risurrezione e la vita. Con questo segno riservato agli amici, Gesù si congeda così da Betania. Ma seguirà la sua passione e attraverso la sua morte Gesù darà risurrezione e vita a tutti. Perché questa è la sua missione.

Lazzaro, come ogni altra creatura, prima o poi morirà di nuovo e definitivamente. Ma il suo ritorno alla vita dice che la morte non è più padrona dell’uomo e che Dio è il Signore. C’è un risorto alla vita nel tempo che è Lazzaro ma c’è un cambiamento più radicale ancora ed è nel cuore di Marta e di Maria e nel cuore di quanti si sono fidati e si fidano del Dio della vita.

La risurrezione di Lazzaro apre a noi e per noi la porta su una vita che, spesa ora nel tempo per Gesù e con Gesù, si ritroverà nell’eternità. Questo è l’ultimo grande dono di Gesù prima di quella passione che lo riporterà vivo al Padre.