DON Tonino Lasconi, "Veri ciechi e falsi vedenti"

II Domenica del Tempo di Quaresima - Anno A -2017V
Quarta domenica di Quaresima. Vederci dentro, vederci al di là delle apparenze, correggendo la
nostra vista con gli "occhi di Dio", è l'atteggiamento di conversione continua che questo nostro oggi ci chiede di mantenere attivo sempre e dovunque. L'invito della Parola è: divenire luce nel Signore, e comportarsi come figli della luce. Bellissimo!

Dal punto di vista sociale, periodicamente, scatta l'allarme per falsi ciechi che prendono la pensione come invalidi, e invece vanno tranquillamente in bicicletta, o a leggere il giornale al bar. Dal punto di vista spirituale dovrebbe scattare – invece purtroppo non lo fa - l'allarme per falsi vedenti che credono di vedere e invece sono ciechi, come i farisei che Gesù stigmatizza in maniera severa: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: "Noi vediamo", il vostro peccato rimane». I farisei se le meritavano decisamente queste parole dure per un comportamento ottuso che l'evangelista descrive con un bellissimo racconto, che spesso sfiora la comicità.

Parole dure quelle di Gesù che devono far riflettere anche noi, perché non è affatto difficile brancolare nel buio, illudendosi di essere nella luce. Anzi, questa è una caratteristica essenziale della nostra condizione di creature, sempre attiva e insidiosa da quando nell'Eden, fidandoci dei nostri occhi che "vedono l'apparenza", e non di quelli di Dio che "vedono il cuore", ci siamo lasciati incantare dal frutto dell'albero del bene e del male, che sembrava "buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza" (Gn 3,6). Sembrava. Invece...

Ciechi veri e falsi vedenti. Categoria affollata più che mai oggi, nella società dell'apparenza, della vetrina, del look, dove ciò che non appare o non esiste, o conta molto meno di ciò che effettivamente è. Come cristiani, dobbiamo, perciò, tenere sotto controllo questa "cecità", contestando e contrastando questo andazzo, non tanto per quanto riguarda l'esagerata attenzione all'aspetto esteriore, alla bellezza fisica, al vestire, ma per ciò che questo sguardo esteriore sulle cose produce inevitabilmente e inavvertitamente "nel cuore", là dove maturano le convinzioni e le decisioni.
Vedere dentro, vedere al di là delle apparenze, correggendo la nostra vista con gli "occhi di Dio", è l'atteggiamento di conversione continua che questo nostro oggi ci chiede di mantenere attivo sempre e dovunque: davanti alla televisione, sui social network, per strada, nel posto di lavoro, tra gli amici, perfino quando stiamo soli davanti allo specchio.

Come aggiustare la nostra vista con gli occhi di Dio, per non cadere nel fascino delle apparenze,?
Ce lo dice san Paolo: "Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce". "Un tempo eravate tenebre"... Quando? Scrivendo agli Efesini, l'apostolo si riferiva a prima della loro conversione e del loro battesimo. Per noi "il tempo delle tenebre" è tutte le volte che il nostro battesimo non influisce nelle nostre convinzioni e nelle nostre scelte concrete, perché la possibilità che ci è stata donata di "essere luce nel Signore" la lasciamo inattiva e inutilizzata, come una batteria posta non dentro all'apparecchio, ma accanto.

Essere luce nel Signore, e comportarsi come figli della luce. Bellissimo!
Ma cosa significa questo al di là della retorica e delle belle parole? Dobbiamo chiedercelo, perché affermare che Gesù è la luce della nostra vita nelle preghiere e nei canti è facile, ma non così nella vita concreta. Ci soccorre ancora san Paolo, precisando che "il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità". Gesù è luce, è la nostra luce, se la nostra vita, guardando il cuore e non l'apparenza, umilmente ma coraggiosamente cerca di essere intessuta di ogni bontà, giustizia e verità. Come la sua.
Fonte:http://www.paoline.it/

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