p. José María CASTILLO,"IO SONO LA RISURREZIONE E LA VITA"

V QUARESIMA – 2 aprile 2017 - Commento al Vangelo
IO SONO LA RISURREZIONE E LA VITA
di p. José María CASTILLO
Gv 11, 1-45
[In quel tempo] un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato.
Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?».
Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare». Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.
Il tema centrale di questo racconto, come è evidente, è la vita. Più esattamente: il trionfo della vita sulla morte. Ed è il trionfo della vita sulla morte come conseguenza di un affetto intenso. È l’affetto di un amico, che ama tanto Marta, Maria e Lazzaro, che non sopporta il loro dolore, la loro pena, le loro lacrime. E si emoziona e piange quando percepisce quasi in modo palpabile l’assenza dell’amico, di cui avverte la mancanza. La lezione è chiara: l’umanità di Gesù è fonte di vita. Gesù è stato un essere umano, così profondamente buono, fedele all’amicizia, così profondamente sensibile che non ha potuto sopportare la sofferenza dei suoi amici, probabilmente gli amici che ha amato di più in questa vita.
Per questo, per il fatto che Gesù abbia amato tanto il suo amico e lo addolorava tanto la profonda pena di quelle due amiche, per questo (secondo i dati che presenta il minuzioso racconto di questo vangelo) ha restituito la vita a Lazzaro. Parliamo della “vita” senza aggettivi. Le religioni e le loro teologie non hanno smesso di aggiungere aggettivi alla vita: “soprannaturale”, “divina”, “religiosa”, “consacrata”, “spirituale”, “eterna”…E le teologie hanno dato così grande importanza agli aggettivi che, per esempio, in nome della vita “eterna” non hanno esitato a togliere la vita (e basta) a molta gente. Questo hanno fatto tutti i “religiosi” fanatici. Può esserci un’aberrazione più grande? Ci può essere una negazione più brutale di Dio?
Non dimentichiamo il fatto che il capitolo 11 del vangelo di Giovanni, subito dopo il racconto di Lazzaro, finisce con questa drammatica frase: “quel giorno decisero di farlo morire” (Gv 11,53). Gesù dà vita. La religione (quella maniera di comprendere e dirigere la religione) dà morte. E la storia ha continuato: a partire dagli inquisitori fino ai talebani, passando per tutti quelli che per motivi religiosi rovinano la vita alla gente, l’attualità del capitolo 11 di Giovanni continua ad essere tanto emozionante come dolorosa. Per il resto, da questo fatto prodigioso ed avvenuto alla vigilia della passione e morte di Gesù, si possono e si devono trarre insegnamenti importanti collegati con la “resurrezione eterna”. Perché in questa speranza troviamo “senso per le nostre vite”. Ma non dimentichiamo che quello che è capitato a Lazzaro non è stato resuscitare per l’”altra vita”, ma recuperare e ritornare a “questa vita”. Sono la forza ed il potere del “divino” messi al servizio dell’”umano”. Quello che è più umano, la vita e basta.
Fonte:http://www.ildialogo.org

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