Padre Paolo Berti, “Fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco...”

IV Domenica di Quaresima                          
Gv.9,1-41 
“Fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco...”
Omelia 
Anche quando scelse Saul per costituirlo re di Israele il Signore aveva guardato al cuore, e forse per questo Samuele si era costruito, visto che Saul era alto, bello, imponente, il criterio che un re dovesse essere bello e prestante in modo da sovrastare i sudditi. Ma, le cose non stanno come pensava Samuele: Dio guarda il cuore, non l’aspetto, che ha certo la sua importanza, a condizione che venga finalizzato al bene. Scegliere un re con la missione difficilissima di sostituire, senza creare scissioni in Israele, un casato regale che già aveva messo forti radici, voleva dire guardare proprio al cuore. Venne scelto Davide il più piccolo dei figli di Iesse, quello che il padre non aveva presentato a Samuele, perché secondo lui il meno dotato. Chissà, forse Davide non aveva la grinta del guerriero, il testo dice che era di gentile aspetto, più che di imponente aspetto; aveva degli occhi belli, miti. Lo spirito del Signore, dopo l’unzione, si posò su di lui. Tornò poi Davide a tener dietro ai greggi, ma non era più esattamente come prima, sentiva un grande coraggio di fronte al pericolo e tanta forza cosicché qualche volta vedendo un leone che puntava sul gregge o su di lui lo prese e lo smascellò (1Sam 17,34-35; Sir 47,3). A ciò si unì una formazione all'uso delle armi come pure alla gentilezza del canto e della musica (1Sam 17,18). Dio lo aveva preparato adeguatamente per la sua missione che cominciò quando si presentò a Saul per abbattere il gigante Golia, armato e corazzato a più non posso. Davide non tremerà, ma confidando nel Signore, lo abbatterà con l’arma più debole: una fionda. 
Guardiamo ora a quel cieco del Vangelo; un cieco dalla nascita, che faceva il mendicante. Quel cieco riceve da Gesù la vista, e coraggio, forza, dignità, tanto che riesce a stare davanti ai farisei fino ad arrivare a serrarli nella loro contraddizione. Quei farisei dicono di non sapere da dove viene Gesù, ma così dimostrano di essere disinformati su di lui e cadono nella contraddizione di condannare chi non conoscono adeguatamente: “Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi”. Quel cieco dalla nascita in breve ha sviluppato la vista della fede, è diventato un teologo che dà lezione ai dottoroni farisei: “Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato”. E fu il massimo per quei farisei che, imbestialiti, lo buttarono fuori: “Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?”. Ecco la teologia dei dottori farisei: quell’uomo era nato cieco perché nato tutto nei peccati, cioè già lui stesso iniquo nel grembo della madre sulla spinta di un padre iniquo e di una madre iniqua. Questa buia scienza era alla base della domanda che i discepoli avevano fatto a Gesù: "Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?" La risposta di Gesù sconfessa quella buia scienza. Lui, la Luce del mondo, è venuto per liberare l’uomo dalle storture prodotte dai connubi con Satana. E la Luce del mondo dice che quell’uomo non solo non è un rifiutato da Dio, ma Dio per mezzo di lui vuole manifestare la sua grandezza. Noi sappiamo che Dio ha creato bello e sano l’uomo, e che la malattia e la bruttezza sono entrate nel genere umano a causa di peccati estremi che, nella notte della notte dei millenni, hanno intaccato qua e là i DNA, per cui non tutti sono belli, non tutti molto intelligenti, non tutti con un sistema nervoso a tutta prova. 
Il disprezzo dei dottoroni farisei, subito dal cieco che aveva riavuto la vista, venne rimosso da Gesù; la verità era che egli era venuto per far sì che quelli “che vedono, diventino ciechi”. Quei farisei vedevano con gli occhi del corpo, ma gli occhi dell'anima li avevano spenti sotto il peso della loro insulsa scienza. Quei farisei capirono e dissero a Gesù in tono di sfida: “Siamo ciechi anche noi?”. Certo ciechi, anche se vedevano. Anzi, ciechi fino in fondo poiché pur vedendo le opere di Gesù continuavano ad essere ciechi nell'anima. La luce del mondo li smaschera, li mette di fronte al loro vuoto interiore: “Se foste ciechi non avreste alcun peccato: ma siccome dite: ‹Noi vediamo›, il vostro peccato rimane”. 
Proprio ostinati! Conoscono l’arte degli interrogatori, che è quella di far ripetere più volte la stessa cosa per vedere se uno si contraddice, ma pur constatando che il cieco non cade nella minima contraddizione, continuano a non voler vedere. Tutto un processo, così come lo fa la Chiesa quando si tratta di appurare un miracolo, e la conclusione del processo di quei farisei? Nessuna! Il giudizio era formulato in precedenza: Gesù non veniva da Dio. E per far quadrare il cerchio della loro cocciuta contraddizione, arrivano a dire che Gesù faceva i miracoli in virtù del principe dei demoni, e così caddero nel buio più profondo: fare di Satana un creatore, perché gli occhi del cieco nato non furono semplicemente guariti, ma ricreati. Proprio per porre l'accento su questo Gesù aveva preso del fango e lo aveva messo su quegli occhi. Il riferimento alla creazione dell'uomo tratto dalla terra era chiaro. Gesù, in quando Verbo, è Creatore, uno col Padre e lo Spirito Santo.
Ma non bastò il fango, poiché Gesù comandò al cieco di fare un lavacro nella piscina di Siloe, quale segno di obbedienza e fede. La piscina di Siloe era per Gerusalemme un segno della provvidenza di Dio. Siloe significa “canale inviante” o “acqua inviata”, e quindi popolarmente dell’Inviato, probabilmente facendo riferimento ad Ezechia che ne volle la costruzione (2Re 20,20). Tutto ciò simbolicamente sottende al fatto che è Gesù l'Inviato (Gv 4,34) del Padre, che dona agli uomini l'acqua viva dello Spirito Santo (Gv 4,10), che rigenera e disseta i cuori (Gv 4, 14). 
Così, fratelli e sorelle, la fede ci fa vedere, e ci dà forza d’argomenti, come abbiamo visto nel cieco nato. 
Gesù gli domandò: “Tu credi nel Figlio dell’uomo?”. L’uomo rispose: “E chi è, Signore, perché io creda in lui?”. Poi: “Credo, Signore”. Ecco la vera vista: la fede in Cristo! 
“Signore”, è il Figlio dell’uomo. Egli eccelle su tutti, è il vertice di ogni perfezione, è l’Uomo-Dio. E’ il Figlio di Dio che si è fatto il Figlio dell’uomo per farci in lui figli adottivi di Dio. 
Vedete come giunse in poche ore a vederci bene quel cieco nato. La Luce lo illuminò in breve, perché aveva il cuore umile, non torbido. 
Diventiamo limpidi anche noi, umili. Il Signore ci darà parola, audacia, come a Davide, come a tanti e tanti altri, e sapremo annunciarlo e denunciare apertamente le opere delle tenebre. 
Se ripieghiamo pavidi di fronte alle minacce è perché non ci nutriamo di Cristo; è perché lo prendiamo ben poco a Maestro. Da lui, dal Vangelo, che è Cristo, impareremo tante cose: l’animo dell’uomo, il suo saper coprire le proprie astuzie con sorrisi, il suo imbrogliare le carte in tavola per cercare di depistare dalla verità. Conosceremo meglio noi stessi, e soprattutto l’amore infinito di Dio che vuole fare di ognuno di noi un’opera bella. Amen. Ave Maria. Vieni, Signore Gesù. 

Fonte:http://www.perfettaletizia.it/

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