PARROCCHIA S.MARIA DEGLI ANGELI, " la Trasfigurazione"

S.Messa prefestiva Domenica 12 marzo 2017
Il Vangelo che abbiamo meditato, la Trasfigurazione, è una delle pagine che ci apre e ci invita ad entrare nel significato vero del nostro cammino di fede.

Noi per chi siamo?
Siamo di Cristo e questa unione con Lui avviene totalmente nell’incontro finale.
La Trasfigurazione è un segno che ci aiuta a “vedere” ciò che sarà.
Gesù si rivela, si manifesta e ci aiuta nella nostra incredulità.
Sappiamo che la fede aumenta se è preceduta dai segni. La parola non ci può bastare. Viviamo la fiducia nell’altro e nella sua parola se è preceduta dai segni.
Spesso riprendo la battuta di don Giussani: ”Il detto fidarsi è bene, non fidarsi è meglio, è un detto stupido. Ma bisogna fidarsi di chi ti ha dimostrato di aver fiducia in lui”.
Gesù viene incontro alla nostra incredulità e al nostro dubbio.
Come credere? Nel vivere il Vangelo. La manifestazione vera è la Sua parola.
Come abbiamo ascoltato nella seconda lettura:” Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo.”
Noi, nel contemplare Cristo, rafforziamo la nostra fede.
La contemplazione, in questo tempo quaresimale, deve essere accompagnata dai tre propositi: digiuno, preghiera ed elemosina. Così, come gli apostoli, riscopriamo il bello di essere di Lui.
Significativa l’espressione di San Pietro:” «Signore, è bello per noi essere qui!”
Noi dovremmo vivere lo stesso sentimento ogni volta che partecipiamo all’Eucarestia.
È bello stare qui. E’ bello contemplare il Tuo volto. È bello amarti.
Nella preghiera della prefazione diremo:” Indicò agli apostoli che solo attraverso la Passione possiamo giungere al trionfo della Risurrezione.”
Amare l’altro, contemplare il Suo volto, significa scoprire ogni giorno che un “oltre” ci invita ad essere di Lui.
Ricordate quando siamo stati alla Chiesa di Napoli ed abbiamo visto la famosa scultura del Cristo velato di Giuseppe Sanmartino?
“L’arte di Sanmartino si risolve in un’evocazione drammatica che della sofferenza del Cristo fa il simbolo del destino e del riscatto dell’intera umanità.”
In Cristo, noi riscopriamo che tutto ciò che vale non si conclude nella Passione. Non c’è una solidarietà, diremmo “umana”, ma il divino partecipa con noi.
Lo ripetevo nell’omelia di Natale e riporto anche ora un pensiero del teologo protestante Bonhoeffer: ”Un divino che non faccia fiorire l’umano non merita che ad esso ci dedichiamo”.
Io amo Cristo perché è una risposta ad un bisogno che non può essere appagato da questo mondo.

Fonte:http://www.guardavalle.net/

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