don Luciano Cantini, "Gioirono al vedere il Signore"


Gioirono al vedere il Signore
don Luciano Cantini  
II Domenica di Pasqua (Anno A) (23/04/2017)
Vangelo: Gv 20,19-31
Per timore dei Giudei
Il vangelo ci mette di fronte alla realtà della paura e alla realtà delle porte chiuse. Questo gruppo un
po' sbandato di giudei seguaci di Gesù - è difficile poter usare qui la parola Comunità - ha paura dei Romani, sono stati testimoni della violenza usata contro il Maestro; ha paura delle autorità religiose che hanno il potere di fare loro del male, si sono resi conto della forza di persuasione usata col popolo e il potere politico; ha paura degli altri, di coloro che non conoscono, degli estranei alla loro esperienza, alla loro vita.
Mille paure ci accomunano a quel gruppo sparuto di disperati, sono le paure dell'altro diverso da me, dello sconosciuto che potrebbe celare violenza, imbroglio, truffa, c'è la paura nei confronti del mondo politico visto come strumento di democrazia capace soprattutto di curare i propri interessi, c'è paura del potere finanziario così incerto nell'assicurare lavoro e progresso, c'è anche paura del vicino di cui non ci fidiamo più, del compagno della nostra vita, la paura dell'abbandono, della violenza... un elenco infinito! Allora rafforziamo i serramenti di casa, ci infiliamo le cuffiette, ci chiudiamo in un mondo che sia il nostro.
Venne Gesù
Quei seguaci di Gesù sono stati costretti alla segretezza. Eppure per quanto possiamo essere nascosti, il Signore ci trova, scova la nostra segretezza, "sta in mezzo" della nostra vita per spingerci a uscire fuori dai luoghi del nostro nascondimento ed entrare nella pienezza della vita nuova.
Mostrò loro le mani e il fianco
Abbiamo una particolare simpatia per Tommaso perché non si limita ad accettare ciò che dicono gli altri ma è disposto, più di quanto non lo siano gli altri, a rielaborare le paure e i dubbi e avvicinarsi alle ferite del Crocefisso che gli altri si sono limitati a guardare. Tommaso non si ferma alla soglia vuole toccare penetrare quelle ferite. Tommaso non prende a prestito la fede, non accetta ciò che dicono gli altri; non è mancanza di fiducia piuttosto il bisogno di entrare nel profondo della fede esprimendo sia un sincero dubbio che il desiderio di credere. Non è stata una scelta facile e non lo è neppure per noi che nascondiamo le nostre ferite e stogliamo lo sguardo da quelle degli altri. I volti sfigurati, chi è costretto su una sedia a rotelle, i colpiti dalla sindrome di Down, non sono semplici da guardare e condividerne la fatica della convivenza.
Non c'è soltanto la porta chiusa e ben serrata dei nostri appartamenti, ma anche la porta chiusa delle nostre relazioni, della diffidenza, della paura di perdere la serenità vera o presunta che sia.
Gioirono al vedere il Signore
Dietro quella porta chiusa non c'è soltanto la paura, anche il lutto per la morte che ha colpito un amico in cui credevano e speravano con la consapevolezza che non può essere tutto finito così, c'è l‘attesa che la morte lasci il passo alla vita. La Vita viene nel mezzo ma ha bisogno per essere riconosciuta dell'evidenza dei segni della morte: le mani e il fianco, c'è la necessità, come per Tommaso, di toccare e metterci il dito dentro entrare dentro quelle ferite per gioire al vedere il Signore. Dobbiamo fare lo stesso gesto di Tommaso e deporre nelle sue ferite le nostre ferite, le tristezze e le delusioni, il buio delle notti di cui abbiamo coscienza.
La gioia straripa dall'evento Pasquale, quel mistero di morte e di resurrezione che concretizza la parola di Gesù: Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna (Gv 12,25).
Annaspiamo tanto nel tentativo di gioire, ci si fida delle illusioni offerte a piene mani: le macchinette mangiasoldi, lo sballo dell'alcol o della droga, la musica a tutto volume, eppure soltanto nella disponibilità a "perdere" la vita è possibile ottenerla. Non abbiamo altro scampo, non ci è data altra via se non quella della Pasqua.
Fonte:http://www.qumran2.net/