don Marco Pedron," La porta del tempo presente"

La porta del tempo presente
don Marco Pedron
IV Domenica di Pasqua (Anno A) 
Vangelo: Gv 10,1-10 
Questo vangelo descrive ciò che il Signore Risorto era per i primi cristiani: la vita vera e abbondante.
Il Risorto era la porta per una vita profonda, piena, traboccante e ricca. Chi incontrava il Signore incontrava la vita tanto da poter definire "morte" il vivere di prima. Perché certi modi di vivere non sono altro che ombre di morte e sepolcri di cadaveri, anche se le persone li chiamano "vita".
Gesù, per spiegare le grandi verità di Dio, usa le semplici immagini del suo tempo. Il recinto era una specie di muretto che circondava uno spazio utilizzato da più pastori. Alla sera i pastori conducevano vi le pecore e di notte bastava un guardiano. Al mattino, quando il pastore ritornava, chiamava le sue pecore per nome e queste lo riconoscevano dalla voce. Ecco perché le chiama "una ad una" e perché le pecore "conoscono la sua voce": era quello che succedeva sempre. Le pecore conoscevano la voce del loro pastore perché tutto il giorno stavano con lui: lui le proteggeva, lui le difendeva, lui le portava al pascolo. Si creava tra di loro un rapporto di conoscenza e di relazione.
L'immagine del pastore a noi dice poco, perché noi non viviamo in una civiltà di pastorizia e di agricoltura. Ma a quel tempo era un po' quello che facevano tutti ed è per gli orientali un'immagine molto cara: i re erano detti pastori; il popolo era detto gregge; lo scettro è l'antico bastone.
Il pastore è colui che ti conduce verso la vita, verso il pascolo, verso il nutrimento; il pastore è colui che ti difende, che ti protegge dagli attacchi esterni, che ti aiuta nei momenti di difficoltà; il pastore è il riferimento per sapere dove andare e quale strada percorrere.
E Gesù mette in guardia: "Stai attento perché molti vengono in nome di Dio e in nome dell'amore. Molti vengono e dicono di venire "per il tuo bene": stai attento perché molti sono briganti e ladri!".
C'è una regola fondamentale per la nostra vita: "Chi ti ruba l'anima è un ladro. Chi ti ruba ciò che hai dentro è un brigante. Chi ti imprigiona è un impostore. Non farlo entrare! Difenditi se puoi o scappa e fuggi se non puoi difenderti". Il pastore (prete, genitore, coniuge o amico che sia) entra per darti vita, perché tu possa crescere, fiorire, evolverti, divenire. Il ladro viene per prendere, per sottrarti per legarti a sé. Il pastore ti invita, ma non ti impone mai nulla, non usa forza e c'è sempre. Il ladro impone, usa violenza, colpevolizza, ti lega a sé e ti ruba la vita che hai dentro. Il pastore ti conduce alla tua verità, il ladro alla sua. Il ladro ti fa credere che quello che è falso è vero.
Se una persona mi fa sentire in colpa, quello è un brigante: "Te l'avevo detto! Ben ti sta! Male che vuole non duole! Dovevi ascoltarmi". Se una persona mi fa sentire cattivo, sporco, sbagliato, quello è un brigante: "Guarda cosa hai fatto? Non ti vergogni? Non potrò mai perdonartelo! Non ne fai mai una di giusta". Se una persona mi fa sentire un idiota, cretino, stupido, quello è un brigante. Se una persona mi usa per il suo piacere fisico o per i suoi interessi, quello è un brigante: "Tu sei mia; tu fai come ti dico io; tu mi hai sposato e devi fare così; io voglio che tu". Se una persona mi si attacca, mi si appiccica addosso perché non può vivere senza di me, quello è un brigante: "Non posso vivere senza di te; ma sai quanto mi farai soffrire se te ne vai?". Se una persona mi incatena al precetto del legame ("tu mi hai sposato; tu sei mio figlio; cosa dirà la gente") e mi costringe a una vita servile, da schiavo, quello è un brigante. Se lo stare con una persona mi ruba la gioia di vivere, la mia personalità e la mia vitalità, quella persona è un ladro. Se lo stare con una persona uccide la mia creatività, la mia fantasia, la mia espansività, la bellezza che ho dentro e la mia estroversione, quello è un ladro. Se lo stare con una persona mi spegne invece di accendermi, mi soffoca invece di farmi respirare, allora quello è un ladro.
La vita deve vivere. La vita vuole espandersi. La vita vuole dilatarsi. Io sono fatto per crescere sempre più, per realizzarmi sempre più, per divenire ciò che sono e che Lui ha pensato per me. Tutto ciò che vive vuole espandersi, divenire, trasformarsi. La vita riempie e la morte svuota.
Il pastore è colui che fa fiorire la mia pianta, vuole cioè che la mia vita si espanda, divenga, fiorisca: "Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza". Questo è un criterio di riferimento per ogni cosa. Quando sto con una persona o frequento qualcosa mi devo chiedere: "Mi fa vivere? C'è vita vera, profonda? Divento più me stesso qui? C'è verità o falsità? Realtà o apparenza?".
Il vangelo nella prima parte ha questi tre personaggi: il pastore, le pecore e i ladri. Allora io mi chiedo: se i ladri mi hanno portato via la vita, l'entusiasmo, la fantasia, la creatività, la voglia di vivere, di combattere, di essere nuovo e diverso (quanta gente è rassegnata, smorta, spenta!) perché non ho fatto niente? Perché non sono stato pastore di me stesso? Non solo è vero che nel mondo ci sono i ladri e che a volte lo siamo proprio noi, ma anche che i ladri entrano nella nostra anima solo se noi glielo lasciamo fare.
Una donna, animatrice in parrocchia, piena di vita e di energia, si è sposata con un uomo difficile. Piano, piano, nel tempo tutta la sua energia si è smorzata. Quando la guardi rimani sconcertato: "Ma dov'è finita quella bomba di vitalità che aveva prima?". Perché hai permesso che questo succedesse? Perché non hai vegliato su di te? Perché non ti sei difesa? Forse è vero che lui ti ha rubato giorno dopo giorno l'anima, ma tu perché non hai fatto niente?
E' vero che gli altri mi attaccano, ma perché io non mi difendo? Non difendersi è non amarsi. Non proteggersi è considerarsi un nulla e una nullità non dev'essere protetta. Non ci cambia niente se ci rubano qualcosa che per noi non ha valore e che non è importante. Non c'interessa: anche se lo perdiamo non piange nessuno!
Ogni volta che io non mi difendo, che io non mi proteggo, che io non lotto per me, che io non combatto per la mia vita (cosa c'è di più importante per me della mia vita?), che io permetto agli altri di fare di me quello che vogliono o di entrare nella mia vita e nelle mie scelte e di decidere per me, io mi tratto come se non avessi valore, come se fossi una nullità, come se fossi una "pezza da piedi" che tutti possono utilizzare a loro piacimento. Se ti ami combatti per te.
Una donna mi ha raccontato di come un parente abusasse su di lei. La cosa era tragica, ma ciò che era più tragico era che i suoi genitori, che sapevano la cosa, non fecero mai nulla per intervenire e per impedire la cosa: insabbiarono e nascosero tutto. Quella donna non solo si sentiva l'onta di ciò che aveva ricevuto, ma si sentiva tradita e pugnalata proprio da chi doveva difenderla: "Perché avete permesso ciò? Perché siete stati zitti? Mi amavate così tanto da non dire nulla perché non venisse fuori uno scandalo!!! Eravate succubi della paura e mi avete lasciato in preda agli aguzzini!". Il suo dramma era che chi doveva amarla, proteggerla, essere il suo pastore, in realtà non fece niente. E amare è difendere, proteggere, custodire, vegliare. Se mi ami mi difendi.
Quando guardo i documentari sono colpito da come gli animali proteggono i loro cuccioli. L'amore è opporsi ai ladri con tutte le forze, ai nemici, ai predatori di turno. Amarsi, allora, è farsi da pastore contro i ladri e i briganti. Amarsi è cioè difendersi da tutti quegli attacchi che tentano di rubare la parte migliore di te.
A certe persone bisogna dire con forza: "Tu qui no!". In certe situazioni bisogna dire: "Fuori di qui!". In certi momenti bisogna dire: "Via! Chiuso! Fine! No! Vattene!". In certi momenti bisogna alzare la voce, farsi forza e lottare con tutto se stessi. In certi momenti bisogna "incazzarsi come tigri" perché ne va della nostra vitalità. Perché se io non proteggo (pastore) ciò che ho di caro e di prezioso, perché lo dovrebbero fare gli altri? Se io non difendo la mia parte migliore, i miei tesori, chi lo farà? Se non custodisci i tuoi tesori, ti verranno rubati. Se io non so custodire ciò che possiedo, tutti verranno e faranno di me quello che vorranno. Ma non mi devo lamentare perché ciò che mi è stato affidato lo devo custodire io.
Quante persone permettono al partner di rubargli l'anima, la vita che hanno dentro, la vitalità, la gioia, l'estroversione, la simpatia!
Ma l'immagine centrale del vangelo di oggi è la porta: "Io sono la porta! (10,7.9). La porta è un simbolo del passaggio da una sfera, da un luogo, da una situazione ad un'altra. I primi cristiani sperimentavano che Gesù e le sue parole davano accesso a se stessi, li metteva in contatto con se stessi e con il proprio profondo. Comprendendo Gesù, la sua vita e le sue parole, capivano anche se stessi.
Gesù è la porta di entrata verso se stessi. Gesù ti porta verso di te. Ma Gesù ti porta anche fuori di te ("entrerà ed uscirà" 10,9). Chi è in contatto con sé è in contatto anche con gli altri. Chi va verso di sé va anche verso gli altri. Chi non è in contatto con sé, col tempo si perde, non sa neppure chi è. Chi, invece, entra in sé trova la salvezza, cioè, la vita vera e sovrabbondante. Incontrare Gesù è incontrarsi.
Ci sono delle porte della nostra vita chiuse a chiave, serrate con tutti i lucchetti possibili e che mai vorremmo aprire. Ma viene un momento in cui è necessario aprire quelle porte, anche se ci fa paura, anche se siamo terrorizzati da ciò che incontreremo, anche se faremmo di tutto pur di non aprirle. Ci sono dei passaggi che bisogna fare costi quel che costi: ne va della nostra vita. La vita ci mette di fronte a certe porte: se vuoi andare avanti devi passare per di qui. Allora io vorrei evitarla, entrare da un'altra parte, trovare una soluzione alternativa, ma non si può. Se vuoi progredire devi passare di qui. Altrimenti ti fermi. Certi passaggi sono le "forche caudine": non c'è alternativa bisogna affrontarli.
Tanti anni fa con gli scout facemmo una route in Corsica. Durante un percorso ci trovammo di fronte ad una piccola parete a strapiombo su di un lago di una ventina di metri. Non eravamo preparati, non era neppure segnata, non avevamo cordino. La scelta era difficile: o affrontarla per andare avanti o tornare indietro nel nostro viaggio.
In terza media fui operato all'appendicite. Quando me lo dissero risposi: "Ma io ho paura!". "Capisco – disse il dottore – ma va fatta!".
Una donna ha vissuto in una famiglia dove tutto era peccato. Guardare un uomo era peccato; toccarsi il corpo era peccato; fare qualsiasi pensiero era peccato. Oggi che è sposata ha una vita sessuale disastrosa. Dice¨"Gli uomini sono degli animali", ma in realtà è lei che è terrorizzata (così ha imparato!) da ogni contatto sessuale. E non vuole assolutamente entrare in questi discorsi. Ma questa porta, delicatamente, con discrezione, va affrontata altrimenti non si può andare avanti.
Una coppia di sposi è "arrivata alla frutta": tutto sembra andare bene ma tutti e due sanno che nulla va bene. Si continua ad andare avanti (in realtà sono fermi da anni!) e a far finta di niente. Ci si dovrebbe guardare in faccia e dirsi: "Senti qui s'è rotto tutto. C'è un grosso problema fra di noi: affrontiamolo. Smettiamola di scappare".
Non si può andare avanti se non si passa per di qui. Certe cose vanno fatte! Certe porte sono lì davanti a noi: nessuno dice che siano facili, ma per proseguire bisogna entrare lì. Ci piacerebbe passare per altre parti per evitarci la sofferenza e la fatica: ma sono i briganti che fanno così. E' inutile in certe occasioni razionalizzare, giustificare, dimenticare o sminuire la sofferenza: "No, guarda, sarà difficile e doloroso. Ma non ci sono altre strade. Che vuoi fare?".
Certe porte ci fanno una paura enorme: eppure dobbiamo incontrare proprio ciò che ci fa paura. Non c'è alternativa, dobbiamo passare di lì, entrare in quella stanza che magari da anni abbiamo tenuto chiuso a chiave, e fidarci che proprio lì dove non crederemmo, troveremo la vita piena e abbondante. Certe cose le devo affrontare punto e basta. Ciò che va fatto va fatto, anche se è difficile, anche se mi fa piangere, anche se mi fa paura, anche se mi ferisce, anche se mi sconvolge. Perché ne va della mia vita. La porta mi è davanti: devo passare per di lì!
La porta ti conduce verso qualcosa di nuovo, di diverso: è passaggio.
Allora: vai più in là, non fermarti qui, esci, cambia.., progredisci. Apri la porta al nuovo; abbi il coraggio di passare e di cambiare.
"Fate esperienze nuove, conoscete persone diverse, viaggiate e cambiate paese". Ai giovani dico sempre: "Fate esperienze nuove così da non scambiare la vostra casa o il vostro paese per il mondo intero". La realtà è più grande della mia testa e il mondo del mio paese. Uscire apre la mente e, se è vivo, anche il cuore.
Guarda la tua preghiera e le parole che rivolgi a Gesù: "Sono quelle di quando avevi otto anni?". Se la risposta è sì, allora vuol dire che hai ancora otto anni. Nella vita di fede ci sono passaggi da fare! Tua moglie o tuo marito è quello di cinque anni fa? Se la risposta è sì, allora stai vedendo quello che tu vuoi vedere, ma non quello è, perché è impossibile non cambiare in cinque anni! Non dire mai: "Io ti conosco, prima che ancora tu apra la bocca", oppure: "Tua madre sa tutto di te"; oppure: "Le cose non cambiano mai; la gente è sempre la stessa".
La stabilità, la ripetitività, è vero che a volte ci annoiano, ma sono rassicuranti: questa cosa la conosco, non mi mette in difficoltà, non mi imbarazza. "Se tu sei sempre lo stesso io non mi devo sforzare per conoscerti". Forse tu sei così ma non la vita. Perché la vita è sempre nuova, diversa, altra, in evoluzione e per questo non ci annoieremo mai.
Dio è porta. Cioè: se incontro Dio, Dio mi manda fuori, mi fa diverso, mi trasforma, mi cambia, mi porta e mi manda là dove neppure immagino; mi apre porte sconosciute; apre tutte le stanze della mia anima, e orizzonti e incontri neppure immaginati prima. Si fa presto a vedere se uno ha incontrato Dio. Se uno rimane sempre lo stesso si è certi che non ha incontrato Dio. Se uno è di vedute ristrette si è certi che ha incontrato poco Dio. Più un uomo è ottuso, chiuso, pieno di pregiudizi, sulla difensiva e meno conosce Dio. Gesù è la porta: "Esci, vai, apriti, incontra, impara, non fermarti, non temere". Vangelo vuol dire buona nuova. E' buona proprio perché è sempre nuova, non è mai la stessa. Gesù fu ucciso non perché portò un messaggio buono, ma perché portò un messaggio nuovo. Il nuovo ci terrorizza, ci fa paura. Il nuovo ci toglie le sicurezze che avevamo prima. Ma se uno non diventa nuovo, non si rinnova, è già vecchio, ha già smesso di vivere. Il Qohelet dice: "Tutto invecchia". O ti rinnovi o muori. La gioventù non è un'età della vita, ma è una dimensione dell'animo. Ci sono giovani già vecchi e ci sono vecchi sempre giovani. Chi non si rinnova invecchia.
Anche una parrocchia, anche una chiesa, può essere vecchia. Se una chiesa vecchia diventa inutile, superflua, non si sa che farsene di lei. Se dice cose che non interessano a nessuno, non tocca le persone, non parla al loro cuore, da risposte a domande che nessuno pone, non sa rinnovarsi, lasciarsi sollecitare dal presente, allora è vecchia.
Se una chiesa è frequentata solo da vecchi, invece di lamentarsi, è meglio che si chieda il perché? Non è lei stessa vecchia? Non è lei stessa che non è riuscita rinnovarsi, a rimanere giovane? Allora bisogna lasciarsi interrogare dai tempi, (Dio è storia, e non lasciarsi interrogare dalla storia è rifiutare Dio) dialogare, confrontarsi, saper cogliere i veri problemi, i veri bisogni del nostro tempo. Bisogna saper cogliere il nuovo, le nuove esigenze e le nuove situazioni.
Bisogna soprattutto mettersi in gioco, perché rinnovarsi (cioè entrare per la porta del tempo presente) non vuol dire solo prendere qualcosa di nuovo ma anche avere il coraggio di lasciare qualcosa di vecchio, qualcosa che facevamo, qualcosa che prima andava bene e oggi no, senza nostalgie e sentimentalismi.
Bisogna, cioè, avere il coraggio di far vivere ciò che deve vivere, di far nascere ciò che deve nascere, ciò che è nuovo, con tutta la fatica e il travaglio che comporta. E bisogna avere il coraggio di far morire ciò che deve morire, di porre fine a ciò che è finito, di dichiarare concluso ciò che non ha più senso di esistere.
Ci vuole molto coraggio per entrare nella porta del tempo presente!
Un racconto: "Ma al sentirti parlare in questo modo si resta senza certezze, senza più niente a cui aggrapparsi", dissero i discepoli al maestro. Rispose il maestro: "Così disse l'uccello quando incominciò a volare".
Pensiero della Settimana
Ogni volta che ti lamenti di qualcuno
stai affermando che tu sei migliore di lui.
Fonte:http://www.qumran2.net/

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