don Paolo Matarrese,Domenica di Pasqua - Risurrezione del Signore (Anno A)

Commento su Giovanni 20,1-9
Domenica di Pasqua - Risurrezione del Signore (Anno A) (16/04/2017)
Vangelo: Gv 20,1-9 
COMMENTO ALLE LETTURE
Commento a cura di don Paolo Matarrese
"la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta" (Gv 1,5).
All'inizio del vangelo di Giovanni possiamo trovare tutta la speranza dell'annuncio pasquale che ha
risuonato in questa notte di Pasqua:: "la luce del Re eterno ha vinto le tenebre del mondo!"
Non a caso l'episodio del vangelo, come tutti i racconti della risurrezione, si apre con Maria di Màgdala che si reca al sepolcro quando era ancora buio ma stava albeggiando.
Sappiamo che vegliare di notte trova il suo momento più difficile proprio quando comincia ad arrivare la luce dell'alba: la stanchezza cede maggiormente al sonno ed è anche il momento in cui fa più freddo rispetto alla notte. Eppure l'alba è il primo segno di luce, di vita, che da inizio ad un nuovo giorno. Tante volte basterebbe guardare il creato per ricordarci di come il Signore è fedele alla sua promessa e al suo amore per noi. Noi infatti viviamo con questa implicita consolazione e speranza: sappiamo che arriva la notte, il buio, ma sappiamo anche che tornerà il giorno e la luce di un nuovo giorno. In questo ritmo della creazione troviamo il primo segno della la risurrezione di Cristo che vince la morte e ci dona una vita nuova, una vita capace di entrare nella morte (notte) e, uniti a Lui, poterne uscire vivi (luce)!
L'evangelista Giovanni sembra invitarci ad entrare nel mistero della risurrezione di Gesù rispettando questa gradualità con cui la luce del giorno si impone sulla notte. Ci invita a non avere fretta, a fare i conti con tutto ciò che in noi e nella sua Chiesa fa ancora resistenza alla vita nuova che la sua risurrezione ci ha donato. Ma nello stesso tempo è un invito ad approfondire e fare nostre la gioia, la speranza, l'apertura di orizzonti dei sui discepoli nel vedere Gesù Risorto presente e vivo in mezzo a loro!
Nell'episodio del vangelo infatti non troviamo ancora nessun annuncio esplicito della risurrezione, ancora nessun angelo tanto meno il Risorto. Il vangelo di Pasqua più che un annuncio esplicito del Cristo Risorto sembra voler essere una preparazione del nostro cuore ad accogliere questa novità decisiva per la nostra vita. Nel racconto troviamo due inviti espliciti per aprirci alla risurrezione:
1. Mettere in discussione i finali scritti sulla nostra vita
2. Ridare il primato all'amore
Mettere in discussione i finali scritti sulla nostra vita:
Maria di Màgdala si dirige al sepolcro di Gesù, arresa davanti al finale più evitato ma più scontato della nostra vita: quello della morte, del fallimento di ogni cammino. Nel suo cammino rassegnato vede invece che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Maria di Màgdala deve fare i conti con una novità lì dove per lei era tutto scontato, nel suo finale già scritto che la portava a piangere il proprio dolore sul sepolcro del suo maestro di vita.
Credere nella risurrezione di Cristo significa chiedere al Signore di rompere innanzitutto con le nostre rigidità sul nostro presente e soprattutto sul nostro futuro. Su quante cose, per paura o per rassegnazione, abbiamo scritto il nostro finale scontato! E quanto è difficile che qualcuno si permetta di metterlo in discussione! Anche Maria di Magdàla intuisce qualcosa di diverso, di nuovo, ma rimane dentro le sue interpretazioni: "hanno portato via il Signore!". Fatica ancora ad abbattere i suoi schemi anche se cominciano a scricchiolare. La Risurrezione di Cristo inizia nel cuore di chi, segnato dal finale scontato che si è dato o che la vita gli ha messo addosso, prova invece a riscriverlo piano piano, guardando a Lui, insieme a chi ha vinto la morte per restituirci la vita. Bellissime le parole di Pietro nella prima lettura: "noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione", c'è un dopo che inizia con Cristo Risorto, con il quale possiamo riscrivere la nostra vita, proprio in quei giorni dove il finale scontato della morte e del fallimento sembrano inghiottire la speranza sul nostro futuro.
2. Ridare Il primato all'amore
Nel vangelo "il discepolo che Gesù amava" corre più veloce di Pietro e giunge per primo al sepolcro, giunge per primo a credere nella risurrezione. C'è un primato che permette di arrivare prima, di vedere i segni della risurrezione nella nostra vita: è quello dell'amore! Il discepolo amato precede il primo dei discepoli: il primato è sempre dell'amore. Per credere alla risurrezione bisogna decidersi di rimettere questo primato nella nostra vita: il primato di lasciarsi amare da Cristo, di prendersi cura di chi amo, di chi mi sta accanto, il primato in tutti quei gesti che lasciano spazio alla comunione, alla solidarietà, alla pace. Chi torna a giocarsi nell'amore ci precede sempre, arriva prima a cogliere e rendere possibili, i segni di resurrezione nella sua vita. Il suo sguardo sulla realtà è uno sguardo che si apre a possibilità di vita e di speranza in luoghi e situazioni dove tutto sembra orientare alla morte e alla fine.
Buona Pasqua!
Fonte:http://www.qumran2.net/

Post più popolari