don Roberto Seregni, "Dal sepolcro alla strada"

Dal sepolcro alla strada
don Roberto Seregni  
II Domenica di Pasqua (Anno A) 
Vangelo: Gv 20,19-31 
Le ultime lingue di neve sui monti sopra casa, si stanno ritirando per lasciare spazio alla primavera
ormai esplosa in tutta la sua bellezza. Questa sera il tramonto fa brillare le sottili vene bianche che solcano la cima del monte Masuccio e io ripenso a quella sera, la sera del giorno di Pasqua.
Le donne hanno riportato la notizia sconvolgente dell'angelo, ma i discepoli hanno paura. Loro che si credevano grandi uomini, pronti a tutto, coraggiosi e rocciosi, ora se ne stanno blindati nel cenacolo. Si nascondo. Sono confusi. Hanno paura.
Ma in questo rifugio a tinte grigie si presenta il Signore Risorto. Le porte chiuse non lo fermano, l'incredulità non arresta il desiderio di incontrare i suoi discepoli.
Essi temono che il Signore sia arrabbiato con loro. Lo hanno abbandonato proprio nel momento più duro, sono scappati e lo hanno lasciato solo. Ma Gesù - il grande Gesù - non porta rancore: annuncia la pace e dona lo Spirito per la remissione dei peccati. Non una parola di rimprovero passa tra le labbra del Rabbì.
Questo incontro è un bellissimo annuncio: le nostre chiusure, piccolezze, paure e confusioni non fermano il Risorto! La Sua luce entra nelle nostre tenebre, il Suo amore è più forte delle nostre paure, la Sua presenza riempie la nostra solitudine! Il Risorto va a incrociare i suoi nel loro sepolcro e li invita al cambiamento, al grande passaggio della Pasqua: dalla paura alla gioia, dal sepolcro alla strada, dalla delusione al coraggio.
L'evangelista Giovanni ci dice chiaro e tondo che la presenza del Signore risorto è una certezza che deve sempre accompagnare la vita della comunità cristiana.
Non importa quante cadute o fallimenti ti hanno inchiodato alla delusione, Lui c'è!
Non importa quanti peccati o tradimenti hai incolonnato nella tua vita, Lui c'è!
Non importa quante debolezze o fragilità hanno prosciugato la tua autostima, Lui c'è!
Questa è la certezza di cui vive il discepolo del Signore Risorto.
Ma Tommaso non c'era quella sera e di ritorno al fortino dei discepoli riceve l'annuncio della visita del Risorto. Povero Tommaso, anche Lui - giustamente! - vuole vedere il Signore, anche Lui come le donne e gli altri discepoli vuole vedere il Risorto! Forse siamo sempre stati un po' crudeli con il povero Tommaso... Dovremmo invece ringraziarlo! Ringraziarlo perché Tommaso è l'anello di congiunzione tra i primi discepoli e noi che facciamo esperienza del Risorto attraverso il loro annuncio.
Allora coraggio, amici cercatori di Dio! Il Signore è Risorto ed è vivo e palpitante nella Sua Parola, smettiamola una buona volta di cercare segni miracolosi o fuochi d'artificio dello Spirito... Proprio per noi Gesù ha detto: "Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!". Beati noi se sapremo vivere la nostra vita come una danza al ritmo della preghiera di Tommaso: "Mio Signore e mio Dio!".

Fonte:http://www.qumran2.net

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