Gigi Avanti, "Beati coloro che hanno creduto senza vedere".

Commento su Giovanni 20,19-31
II Domenica di Pasqua (Anno A) (23/04/2017)
Vangelo: Gv 20,19-31 
COMMENTO ALLE LETTURE
Commento a cura di Gigi Avanti
Aveva premeditato tutto Gesù per quel giovedì precedente la festa di Pasqua, aveva invitato i suoi
fidati amici, prenotato il locale, organizzato tutto alla perfezione. Ma vatti a fidare degli amici... anche dell'amico Gesù...
Infatti, nel mezzo della cena, gli rovina la festa, li spaventa incominciando a tirare fuori discorsi strani, a parlare di tradimento, di un pezzo di pane che diventa il Suo Corpo e di un calice di vino che diventa il Suo Sangue; per non dire di quel gesto di cattivo gusto di voler lavare i piedi agli amici sbigottiti...
Il risultato, al momento, è quello dello sconcerto, della delusione e, la mattina dopo, quello del rinnegamento, del chiamarsi fuori, del darsela a gambe.
Inizia, per questi amici, il week end delle tenebre, dello sconforto totale, del crollo della fede (se l'avessero avuta, la fede, avrebbero sostato davanti al sepolcro per assistere in diretta alla Risurrezione del loro giovane amico...). Soltanto la Mamma, nel suo silenzio contemplativo, teneva accesa la luce della fede...
Chissà quali litigi, quali battibecchi, quali arrabbiature tra i dodici asserragliati nella loro paura...
Fintanto che, "la sera di quello stesso giorno, il primo della settimana", Gesù se ne fa un baffo delle serrature e degli sbarramenti della paura e li sbriciola oltrepassandoli con quel mirabile saluto: "Pace a voi". Come a dire, senza rimprovero: "Cosa vi avevo detto!"...."Ma di cosa avete paura?"... "Spalancate le porte a Cristo"... dirà molti anni dopo Papa Karol.
Ma era assente Tommaso, quella sera (chissà dove sarà stato con la sua delusione e il suo dolore...) per fortuna!
Quel Tommaso che è tutti noi, o perlomeno che è tutti coloro che prima di credere vogliono capire, per i collezionisti di spiegazioni che intendono completare la raccolta dell'album delle figurine per poi decidersi a credere.
Ignorano però, costoro, che essere buongustai del mistero è molto più appagante che continuare a collezionare prove, spiegazioni...
Quel Tommaso, che però, la settimana dopo (chissà cosa avrà patito in quella settimana...) ottiene un trattamento privilegiato da parte di Gesù, il quale viene appositamente per lui, lo rimprovera con soave dolcezza fino a farlo esplodere nella orazione più sintetica e sostanziosa mai pensata, l'orazione dell'anima: "Mio Signore e mio Dio".
Quel Tommaso che ci fa regalare da Gesù la più bella "beatitudine" possibile: "Beati coloro che hanno creduto senza vedere".
Allora il problema per le nostre anime, sovente braccate dalla paura e dallo sconforto per i continui week end delle tenebre, è quello di ripartire proprio da questa beatitudine.
Allora il problema (ma quale problema?), nel dare la scalata alle vette della santità è proprio quello di stare legati a Gesù, il capo cordata, e di non perderlo mai di vista... facendola finita con petulanti domande di spiegazioni, con pretese di prove tangibili.
In conclusione, facendola finita con l'orgoglio di voler "capire" prima di decidersi ad "amare"!.
Detto tra noi, anche Dio non capisce noi sue creature (non capisce cioè, come avendoci creati intelligenti, ci comportiamo da deficienti!), ma non per questo non ci ama... e per di più perdona pure le nostre deficienze...
Un Dio così, con un Figlio così, colmi si Spirito tutti e due va soltanto lodato, applaudito...e la eco di questo applauso rallegri la Sua Giovane Madre.
Fonte:http://www.qumran2.net

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