Mons. Nunzio Galantino"APRI, SIGNORE, I NOSTRI SEPOLCRI E RITROVEREMO VITA VERA"

APRI, SIGNORE, I NOSTRI SEPOLCRI E RITROVEREMO VITA VERA
Apri, Signore, i nostri sepolcri e ritroveremo vita vera
A sentire atei e agnostici di professione, noi cristiani – che facciamo iniziare la nostra avventura con
la Pasqua – saremmo degli illusi. E, forse, il modo scialbo e senza entusiasmo che talvolta accompagna la nostra testimonianza del Signore Risorto giustifica questo giudizio. Forse siamo noi stessi a non renderci conto fino in fondo di quello che è successo “il primo giorno dopo il Sabato”.
Mentre sembra tutto finito, mentre i nemici di Gesù si sono messi l’animo in pace per aver eliminato un disturbatore della quiete pubblica, mentre i discepoli, per lo più delusi, riprendono la via di casa, c’è qualcuno che non si rassegna. “Il primo giorno della settimana Maria di Magdala si recò al sepolcro di buon mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro”. La tenerezza e la premura della Maddalena fa da contrasto con la malizia, la cattiveria e l’ipocrisia, incarnate nei diversi personaggi del racconto della Passione di Gesù. Il suo sperare contro ogni speranza ci ricorda che è sempre possibile nella vita dell’uomo seguire un altro percorso; è possibile seguire il percorso della tenerezza che cerca l’incontro, è possibile “togliere via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché – ammonisce Paolo – siete azzimi”.
Ma questa novità di vita non è frutto della nostra sola buona volontà. Finché Pietro e gli altri discepoli di Gesù si sono fidati di se stessi e della loro buona volontà hanno combinato soltanto guai! Pietro nega di aver avuto a che fare con Gesù, dopo tre anni di vita vissuta con lui; gli altri discepoli dormono mentre il Maestro sta soffrendo, e scappano quando le cose si mettono male. Solo di questo siamo capaci quando facciamo affidamento su noi stessi! Invece, Maria di Magdala prima, Pietro e Giovanni dopo, fanno esperienza di un fatto nuovo e totalmente inatteso: “Quando era ancora buio, vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro”.   La paura, la delusione ed il senso di sconfitta dei discepoli, e la stessa tenera ma rassegnata sofferenza della donna dinanzi alla morte di Gesù, vengono sconfitte con un colpo di mano di Dio. Sì, perché questo è la Pasqua: un colpo di mano di Dio con il quale l’uomo viene rimesso in cammino, anzi “in corsa”, come scrive con insistenza Giovanni nel Vangelo.
A partire da quella grande pietra ribaltata, dalla tomba vuota, dalla testimonianza di un angelo che afferma in maniera perentoria: “Non è qui. É risorto”; e poi dalla testimonianza, prima incredula e poi entusiasta, della Maddalena. Da lì, è cambiata la vita dell’umanità intera. Chi si lascia avvolgere dalla luce di questo annunzio sperimenta il miracolo di una vita “rimessa in corsa”, perché la Pasqua è essenzialmente questo: la festa della vita ritrovata! Che possa esserlo anche per ciascuno di noi!

don Nunzio Galantino

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