Mons.Antonio Riboldi, La Domenica delle Palme - Inizio della Settimana Santa

La Domenica delle Palme - Inizio della Settimana Santa
Oggi Domenica delle palme la liturgia ci introduce nella Settimana definita Santa, perché in essa, non
solo si ricordano, ma si celebrano i grandi Misteri della nostra Redenzione: da quella Settimana l’umanità intera ha ricominciato – e può oggi ricominciare – a vivere secondo la vera ragione del suo essere ed esistere, ossia come figli di Dio, quindi eredi del Paradiso.

È davvero incredibile ciò che Gesù ha vissuto per ciascuno di noi.

Non ci poteva essere un amore più grande.

Dio si è preso sulle sue spalle le nostre colpe: un atto d’Amore divino su cui dovremmo meditare per giungere a ringraziare infinitamente, in ogni istante della nostra esistenza.

Con la Sua Passione e Resurrezione Gesù, Figlio di Dio, ci ha resi nuovamente creature capaci di Paradiso… se accogliamo e viviamo la Sua Vita in noi.

Questa Domenica delle Palme è caratterizzata inizialmente da una cerimonia festosa: quella dell’ingresso solenne di Gesù. Così, racconta Matteo, quel mattino:

“… I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù. condussero l’asina e il puledro, misero su di essi il mantello ed egli vi si pose a sedere. La folla numerosissima stese i suoi mantelli sulla strada mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla via.

La folla che andava avanti e quella che veniva dietro, gridava: ‘Osanna al figlio di Davide! Benedetto Colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!’.

 Entrato Gesù in Gerusalemme, tutta la città fu in agitazione e la gente si chiedeva: ‘Chi è costui?’. E la folla rispondeva: ‘Questi è il profeta Gesù da Nazareth di Galilea’.” (Mt. 21, 1-11)

Poteva Lui assicurare quella pace che allora la gente sperava su questa terra tormentata o la giustizia, che non era facile trovare per le strade di Gerusalemme – allora, come oggi per le strade del mondo - ? È la stessa domanda che, forse, si pone tanta gente, oggi!

Ma prima chiediamoci: ‘Di che pace parliamo?’.

Gesù ha sempre affermato: ‘Io sono il Principe della pace. Io vi do la mia pace’.

Gesù non si è lasciato montare la testa dal trionfo. Sapeva solo che l’Amore divino è un dono gratuito, fino all’ultima goccia di sangue e, non solo, è anche l’unica via per sconfiggere il male e vincerlo non per una sola volta, per un solo periodo della storia, ma per me, per tutti gli uomini, per sempre. Oggi la Chiesa dona ai fedeli un ramoscello di ulivo, segno della Pace che il sacrificio stesso del Cristo ci ha guadagnato, per portarla ogni giorno nelle nostre case.

Gesù sapeva qual’era il prezzo da pagare, per dare la Sua pace: la dolorosa passione e morte in croce sul Calvario e ad esprimere questa sua consapevolezza nella liturgia segue il racconto della Passione.

Lasciamoci guidare nella contemplazione su questo secondo momento liturgico dal caro e beato Paolo VI:

“Nella seconda parte, la Santa Messa è caratterizzata dalla lettura della Passione del Signore.

Essa è improntata a mestizia, a un profondo senso di commozione e tragedia.

La liturgia si fa d’improvviso triste e grave, e la croce, eccola qui, dinnanzi a noi.

Figlioli, lasciamoci impressionare da queste altissime verità.

Lasciamoci commuovere, sì, commuovere.

C’è molto bisogno di scuotere i nostri sentimenti stagnanti, opachi, incapaci di vibrare dinnanzi a queste supreme lezioni.

Sentiamo nelle nostre anime ciò che Gesù Cristo sentì in se medesimo. Che da Lui passi la corrente dei suoi sentimenti, per trasformare e accendere i nostri! Gesù ci ha amato, ci ama.

Ha offerto la sua vita per noi: ciascuno di noi è debitore a Lui di una salvezza per cui è occorso il prezzo del suo sangue. Gesù si è avvicinato a noi con la dedizione più completa e generosa.

E noi non possiamo, non dobbiamo, rimanere inerti. Curviamo invece la fronte e con il Centurione ripetiamo: ‘Veramente costui è il Figlio di Dio!’”. (11 aprile 1965)

Carissimi, ora tocca a noi ‘entrare’, con la fede e il cuore, nel Cuore aperto di Gesù che ci attende.

Dovremmo essere capaci, nel limite del possibile, di programmare questi giorni santi, soprattutto il Giovedì, Venerdì e Sabato Santo, nella grande offerta dell’amore di Gesù, partecipando ai santi riti che la Chiesa celebra.

Quando c’è fede e amore, credetemi, si può programmare tutto, a cominciare da quello che più tocca le profondità del cuore.

Questa Settimana Santa, se partecipata con fede e intensità, può essere una svolta nella nostra vita, che a volte è priva di quel senso di Bellezza che solo il Risorto sa donare.

L’augurio che posso fare a ciascuno di voi è che questa Santa Settimana sia davvero l’occasione per dare ordine alla vita dello spirito e così poter partecipare alla gioia del Risorto.

Auguri e …. Buona Settimana Santa di Passione e di Amore!

Antonio Riboldi, Vescovo