p. José María CASTILLO"OTTO GIORNI DOPO VENNE GESU’"

II DOMENICA DI PASQUA - 23 aprile 2017 - Commento al Vangelo
OTTO GIORNI DOPO VENNE GESU’
di p. José María CASTILLO
Gv 20, 19-31

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si
trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
La situazione dell’apostolo Tommaso, descritta da questo vangelo, è la situazione di molte persone che, come quell’apostolo, quando fanno riferimento alle cose di Dio, di Cristo, della Religione, dicono quello che ha detto lui: “se non lo vedo, non credo”. Non è un problema di poca importanza. In fin dei conti, tutti noi impariamo per mezzo dei sensi: da quello che vediamo, ascoltiamo, tocchiamo, sentiamo. Ecco perché tutto il “soprannaturale”, che non è alla portata dei sensi, diventa per noi un problema. Soprattutto se si tratta di qualcosa che non è dimostrabile mediante argomenti o ragioni che si possano giustificare a partire dal sensibile.
I segni sensibili del Risorto sono piaghe di dolore e di sofferenza, che si possono vedere e toccare. Ma non solo questo. Sono anche segni di dolore e di sofferenza nei quali c’è vita. Le piaghe di Gesù, essendo piaghe di morte, si avvertivano in modo palpabile in un essere vivente. Questo è esattamente quello che Tommaso ha visto ed avvertito in modo palpabile. E questo è quello che lo ha portato a riconoscere in Gesù il suo Signore ed il suo Dio.
Dio entra attraverso i sensi. Quando i nostri sensi vedono e percepiscono in modo palpabile dolore e sofferenza, piaghe e cicatrici di morte. Ma in quelle nelle quali non c’è morte, ma vita, speranza, futuro. È importante applicare questo alle nostre vite ed alla nostra Chiesa: cosa insegniamo noi come prove di quello che Gesù è veramente? Si percepiscono in modo palpabile in noi piaghe e cicatrici con vita e speranza? E la Chiesa? Cosa insegna? Piaghe di dolore e cicatrici di sofferenza? O insegna, al contrario, lusso, sfoggio ed ostentazione? Quello che fa più danno alla causa di Gesù è andare per la vita ostentando potere, ricchezza, privilegi, importanza, ostentazione (qualsiasi), non il dolore di Gesù.
In ultimo, conviene notare che il vangelo non presenta Tommaso che mette il dito nelle ferite di Gesù, non le tocca neanche. Vedere le ferite è sufficiente perché Tommaso faccia il suo atto di fede (Gv 20, 27-28). La beatitudine finale, espressa nel racconto, è per coloro che credono semplicemente sulla base della testimonianza apostolica, senza aver visto loro stessi (Gv 20,29). Il Vangelo è il migliore messaggio per noi che facciamo il nostro atto di fede nella forza della vita, che vince la morte, perché crediamo nella vita, nel futuro della vita per sempre, anche senza aver visto né toccato l’”Eterno Vivente”, Gesù.
Fonte:http://www.ildialogo.org

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