#PANEQUOTIDIANO, «Sei tu il re dei Giudei?»Commento D. Antoni CAROL i Hostench

La Liturgia di Domenica 9 Aprile 2017  Forma breve (27, 11-54): Rev. D. Antoni CAROL i Hostench (Sant Cugat del Vallès, Barcelona, Spagna)
Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo
- Sei tu il re dei Giudei?

In quel tempo Gesù comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla.

Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito. A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.

Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua». Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli risposero: «Barabba!». Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!».

Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

- Salve, re dei Giudei!
Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.

- Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni
Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce. Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei».

Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.

- Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!
Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.

- Elì, Elì, lemà sabactàni?
A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.

(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)

Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».
Parola del Signore
«Sei tu il re dei Giudei?»
Rev. D. Antoni CAROL i Hostench 
(Sant Cugat del Vallès, Barcelona, Spagna)
Oggi, ci si invita a contemplare lo stile della regalità di Cristo Salvatore. Gesù è Re e –precisamente- nell’ultima domenica dell’anno liturgico celebriamo la festa di `Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’universo.´ Sì, Egli è il Re, ma il Suo regno è il «Regno della verità e la vita, il regno della santità e la grazia, il Regno della giustizia, l’amore e la pace» (Prefazio della Solennità di Cristo Re). Regalità sorprendente! Gli uomini, con la nostra mentalità mondana, non siamo abituati a questo.

Un Re buono, mite, che bada al bene delle anime: «Il mio regno non è di questo mondo» (Gv 18,36). Lui lascia fare. Con accento dispregiativo e di beffa, «`Sei tu il re dei giudei?´». Gesù rispose: «Tu lo dici» (Mt 27,11). Ancora più burla: Gesù viene paragonato con Barabba, e il popolo deve scegliere la liberazione di uno dei due: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi Barabba o Gesù, chiamato Cristo?» (Mt 27,17). E...preferiscono Barabba! (cf. Mt 27,21) E...Gesù tace e si offre in olocausto per noi, che Lo giudichiamo!

Quando poco prima era arrivato a Gerusalemme, con entusiasmo e semplicità, «La folla numerosissima stese i suoi mantelli sulla strada mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla via. La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava; Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!» (Mt 21,8-9). Adesso, però, essi gridano: «Sia crocifisso! Chiese loro Pilato: Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo? Tutti risposero: «Sia crocifisso! Ed egli disse:«Ma che male ha fatto?» Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!» (Mt 27 22,23). «Metterò in croce il vostro re?» Risposero i capi dei sacerdoti: «Non abbiamo altro re che Cesare» (Gv 19,15).

Questo re non si impone, si offre. La Sua regalità è impregnata di spirito di servizio. «Non viene a conquistare gloria, con sfarzo e con lusso; non discute ne alza la voce, non si fa sentire per le strade, ma è mite ed umile (...). Non lanciamo al Suo passare ne rami di ulivo, ne tappeti o vestiti; diffondiamoci noi stessi il più possibile» (Sant’Andrea di Creta, vescovo).

L'ASINO
L'asino è un animale addetto a lavori umili e faticosi, ma nella Bibbia viene menzionato in eventi significativi, come l'ingresso del Messia nella città santa, Gerusalemme e assume così un rilievo particolare.

L'asino nella Bibbia è animale da carico, simbolo di lavoro, di disponibilità (Gen 42,27; 44,13; 23,4-5; Dt 22,10; Gs 15,18; Gdc 1,14; 1Sam 25,18.20.23; 2Sam 17, 23; Lc 10,34). Fa girare le macine dei mulini (cfr. Is 30,24) e in Egitto le ruote dei pozzi.

Al contrario del cavallo che era la cavalcatura del re, la cui potenza e ricchezza si misurava dal numero dei cavalli che possedeva, per fare la guerra, l'asino è animale di fatica, di lavoro e si impiega in tempo di pace.
Nella Bibbia appare, per la prima volta, quando, caricato della legna per il sacrificio, accompagna Abramo che va sul monte Moria a sacrificare Isacco (Gen 22,3.5). L'asino è scelto da Mosè per farvi montare sua moglie e i suoi figli quando ritorna in Egitto, da dove era fuggito, per compiere la missione che Dio gli aveva affidato (Es 4,20). Un passo del libro dei Numeri mostra l'asino capace di 'vedere' i segni di Dio e di opporsi all'uomo ottuso che non comprende la parola di Dio (cfr. Nm 22,23-35). L'asino diviene una figura sapienziale, perché riconosce la volontà di Dio prima ancora dell'uomo che si ritiene veggente.

La figura dell'asino, mentre da un lato si collega alla cavalcatura dei re e degli immortali, propria delle culture dell'estremo Oriente (cfr. Gdc 5,10) dall'altro è presentato come cavalcatura, modesta, del Messia in segno d'umiltà. Il profeta Zaccaria annuncia che il Messia vittorioso cavalcherà un'asina (9, 9). I Vangeli presentano l'entrata di Gesù a Gerusalemme proprio su di un'asina. Egli stesso domanda ai discepoli di procurargliela (cfr. Mt 21:2,7; Lc 19:30-35; Gv 12:14). Agli occhi dei discepoli e della folla, Gesù si presenta Messia non violento, portatore di pace, colui che realizza la profezia di Zaccaria. I discepoli "sellano" l'asino con i loro mantelli, mentre altri li stendono lungo la strada. Questo gesto indica che mettono la propria esistenza nelle mani di Gesù, disposti a seguire un Messia di pace.

L'asino anche se non esplicitamente menzionato nei Vangeli, essendo il mezzo di trasporto usuale, è da ritenersi presente negli episodi evangelici della visita di Maria a Elisabetta, nel viaggio a Betlemme di Giuseppe e Maria, nella fuga in Egitto e nel loro ritorno dall'Egitto.

Siamo pronti a caricarci Gesù sulle spalle e in un clima di  festa portarlo ai nostri amici e non perchè si possano incontrare con il vero RE!!
Nella teologia cattolica, i Padri della Chiesa vedono in questi animali il simbolo della presenza di tutti i popoli davanti al Re – Messia. Il bue rappresenta il Popolo Eletto in quanto animale "puro" secondo la legge; mentre l'asino rappresenta i pagani in quanto, secondo la legge, animale impuro.

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