Paolo Curtaz, "Per crucem"

Per crucem
Per questo siamo arrivati sin qui.
Per questo abbiamo seguito il Nazareno nel deserto, e sul Tabor. Per questo ci siamo identificati nella
sete della samaritana, nella cecità del mendicante di Siloe, nell’angoscia profonda delle sorelle Marta e Maria per la morte di Lazzaro.

Per questo. Per essere qui, un po’ defilati, un po’ affannati. Come siamo sempre nella nostra caotica vita.

Affanno cui ha cercato di porre un argine questo tempo di verità e di essenzialità.

Ci mischiamo fra la folla, lo vediamo scendere da Betfage, in mezzo agli ulivi, attraversa il torrente Cedron. Cavalca un piccolo ciuchino, seguito e preceduto dai bambini che ridono e corrono come dei matti. Qualche adulto prende dei rami d’ulivo e li agita davanti a lui.

Osanna! Grida qualcuno.

Osanna! Rispondo altri. Sorridono i discepoli. Sorride, il Maestro.

Non ci sono i sommi sacerdoti, né i farisei. Nessuno scriba, né dottore della Legge.

Nessun sapiente. Nessun dotto.

Sorride, Gesù. E noi con lui, passeggiando accanto alla strada.

Osanna mite Messia. Osanna re che non ti prendi troppo seriamente.

Guerriero da burla, condottiero da barzelletta.

Osanna Dio che accetti di entrare nelle nostre vite. Osanna Dio che stai per morire.

Misura

È questa la misura, il segno, il vertice.

Il compimento di quel percorso assurdo che da Nazareth lo ha portato fino a qui. Un percorso che dalla folla plaudente è arrivato a infrangersi contro la durezza del potere religioso che non cede il passo, che non si commuove, che non si converte.

È lontana la Galilea. Lontani gli amici.

I pochi rimasti, qui, non contano nulla. Quelli che lo seguono ancora non conoscono la posta in gioco.

Meglio che muoia uno per tutti, aveva sentenziato il Sommo Sacerdote.

Meglio far fuori questo scapestrato ed irrequieto profeta improvvisato piuttosto che vedere Roma riprendere in mano il bastone.

Idiota di un Caifa. Davvero Gesù morirà per tutti. Per me.

Ha fatto ciò che poteva fare, Gesù. Parlato, amato, guarito, condiviso.

E convertito, abbracciato, sorriso.

Cos’altro può dare per convincerci di sé e di Dio?

Solo una cosa. Far vincere i suoi avversari.

Rilanciare. Morire.

Altro

Altro è predicare, altro pendere da una croce.

Altro convincere o fondare una religione, altro restare appesi fino ad esalare l’ultimo respiro.

Gesù è disposto a morire per mostrare la verità dei suoi gesti. Morire per mostrare ad ogni uomo chi è veramente Dio.

Il suo amore ci salva, non il suo dolore. Un amore che manifesta, che mette a nudo, che scuote e stupisce.

La croce diventa, allora, l’ultimo sì detto al Padre. E all’uomo.

L’ultimo tentativo gravido e fecondo di manifestare Dio.

Capirà l’uomo? Capiremo?

Sincrono

Ora dopo ora, questa settimana, seguiremo l’ultima settimana del Maestro.

Mettendoci al suo fianco, accanto, senza far rumore.

Silenziosi, riflessivi, stupiti, storditi, commossi.

Ci vedremo il giovedì mattina per consacrare gli olii che ci sostengono nel cammino, insieme a tutti i preti della nostra Chiesa, quasi un abbraccio commosso prima del Triduo.

Assisteremo, ancora, a quella prima cena, il giovedì sera. Il momento in cui Gesù ha inventato l’eucarestia e il sacerdozio.

Veglieremo, in quella notte. Per fare compagnia a Dio che muore per amore.

E poi venerdì, andando al lavoro, in metro o in auto, in mezzo al caos della folla che aspetta con ansia le vacanze, vedremo l’appeso in uno scorcio fra le strade della nostra città. E ci inginocchieremo davanti ad una croce, la sera, mentre la sposa, la Chiesa, spoglia le chiese, sprofonda nel silenzio per cantare davanti all’appeso: Dio santo, Dio forte, Dio immortale, abbi pietà di noi.

Il sabato attenderemo. Quel sabato lungo di nulla. Fino alla notte.

La prima fra le notti, la notte del grido e della luce.

Passio

Non ci avviciniamo alla croce per solleticare le nostre emozioni e giustificare i dolori che, invece, Dio ci chiede di superare. Non lo facciamo per proiettare sul crocefisso le nostre frustrazioni che acquistano dignità se condivise con Dio. Non offendiamo la croce di Cristo pensando di essere anche noi dei cirenei solo perché affrontiamo qualche inevitabile difficoltà.

Restiamo ai piedi della croce per imparare ad amare.

E a fuggire il dolore inutile.

E a lasciarci convertire dallo spettacolo di un Dio che muore per amore.

Buona settimana santa.

Fatevi trovare.

Fonte:http://www.tiraccontolaparola.it/


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