Don Attilio GIOVANNINI SDB"Il Pastore che dà la vita."

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maggio 2017 | 4a Domenica di Pasqua - A | Omelia
Il Pastore che dà la vita.
*Perché abbiano la vita. 
Se presso i popoli delle antiche civiltà i re erano chiamati pastori, presso Israele il pastore era solo
Dio.

*JHWH è il mio pastore, non manco di nulla. (Sal 23).
Un'affermazione che era giustificata dall'esperienza del deserto al tempo dell'esodo:

*Guidasti come un gregge il tuo popolo per mano di Mosè e di Aronne. (Sal 77,21)
Per questo i profeti prefigurano, in ordine alla liberazione definitiva, un misterioso pastore, che Dio susciterà come un nuovo Davide. Egli realizzerà la nuova ed eterna alleanza, la pace piena.
Ma più avanti, ormai vicini all'epoca di Cristo, la figura di questo pastore viene delineata in maniera sorprendentemente nuova. È Zaccaria, forse l'ultimo profeta, ad avere la visione di un pastore che, conforme al disegno di Dio, subisce la morte per dare inizio all'ultima svolta della storia:

*Guarderanno a colui che hanno trafitto. (12,10)
*[…] In quel giorno ci sarà per la casa di Davide e per gli abitanti di Gerusalemme una sorgente zampillante per lavare il peccato e l'impurità. (13,1)
Ora, quando Gesù annuncia che il tempo decisivo è arrivato, ne dà il segno sintonizzandosi su queste profezie. Mette sulla strada i suoi uditori suggerendo che lui risponde proprio a questi tratti. Dimostra che il suo agire è conforme a queste Scritture.
Si presenta dunque come il pastore vero. Qui però introduce il discorso a partire da un'immagine nuova ed enigmatica: la porta delle pecore.
Il fatto è che i giudei aspettano un messia che doni loro la libertà scrollando l'occupazione romana con una bella rivoluzione a colpi di spada. Ma per Gesù questo è troppo poco. Le rivoluzioni, si sa, cambiano tutto per non cambiare niente. La vera liberazione è uscire da noi stessi. Siamo noi che vogliamo essere schiavi. Noi idolatriamo i dittatori; noi costruiamo sistemi di leggi e castelli di regole che bloccano la vita; noi ci facciamo servi di padroni assoluti a cui deleghiamo il nostro destino.
Ebbene, Gesù ci allerta che tutti questi signori non sono buoni pastori. Sono predoni, che vengono per rubare, uccidere, sterminare. L'esito è sempre lo stesso.

L'unico vero pastore è colui che ti conosce per nome, non ti considera un numero. L'unico amico è colui che passa per la porta, che ha conquistato cioè la libertà per sé prima di darla agli altri.
Colui che non si piega alla violenza, armata o istituzionale, e non si allea con i poteri politici od economici.
Il vero liberatore è colui che cammina davanti, non manda gli altri al massacro per la sua causa, e lui sta dietro.

Solo questo pastore ci consente la libertà di essere noi stessi. Solo lui ci dona la vita "in abbondanza" (un altro modo per dire vita eterna).
Questa libertà ha dei nemici. Gesù li ha trovati nell'establishment della capitale, il blocco di potere dei sadducei e dei farisei, che temono la libertà, hanno il terrore della spontaneità del cuore, poiché calcolano tutto sugli equilibri politici.
Gesù invece non teme la polizia, non teme la morte, perché confida totalmente nel Padre. Egli forza il recinto del giudaismo legalista, e spinge fuori le anime verso la fede fondata nello Spirito, verso la rivoluzione della Pentecoste. Allora sì, che i discepoli non hanno più paura e nessuno più li trattiene dal proclamare che il Regno della libertà è giunto a noi, e che nel Regno di Dio tutto è di tutti, e che nel Regno non ci sono più medi, elamiti, persiani, arabi o cinesi, ma solo liberi figli di Dio.

Don Attilio GIOVANNINI SDB
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