DON Tonino Lasconi, "La fede è un'intima amicizia"

IV Domenica di Pasqua - Anno A - 2017
In questa quarta domenica di Pasqua, chiamata del "Buon Pastore", e abbinata ormai da decenni alla
Giornata Mondiale di preghiera per le vocazioni (dal 1964 per volontà di Paolo VI), sembrerebbe facile accogliere la parola di Dio come messaggio stimolante, che rinnova e rafforza e la nostra fede, rendendola più testimoniante e attraente.

Non è così, sia perché non sapendo più niente dei pastori e delle pecore, i riferimenti a questa esperienza rischiano di essere incomprensibili; sia perché per tutti il "Buon Pastore" è inevitabilmente quello dell'evangelista Luca, quello della pecorella smarrita, reso poetico e affascinante dalle rappresentazioni artistiche, e non quello dell'evangelista Giovanni che dice cose assai poco sentimentali come abbiamo ascoltato: "Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti".

Certamente il Buon Pastore è quello che va a cercare la pecorella smarrita, e se la carica sulle spalle: un'immagine talmente bella da diventare la prima rappresentazione di Gesù. Ma Buon Pastore è anche quello che si preoccupa affinché le pecore rimaste dentro "abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza". Altrimenti perché riportare quella smarrita nell'ovile?

Il Buon Pastore è anche quello che entra per la porta, non "da un'altra parte", scavalcando il muro di cinta o aprendo varchi nella palizzata.
Il Buon Pastore è anche quello che "chiama le sue pecore, ciascuna per nome" ed esse "lo seguono perché conoscono la sua voce".
Il Buon Pastore è anche quello che non solo entra dalla porta, ma è al contempo la porta dell'ovile, cioè la garanzia che non entrino ladri e briganti.


Cosa comporta tutto questo per noi?

Prima di tutto accogliere le parole di Pietro: "Dio ha costituito Signore e Cristo Gesù crocifisso", perché il nostro Pastore non può essere messo sullo stesso piano di altri pastori: egli è il Signore. E non può nemmeno essere condiviso con altri, perché non accetta un cuore diviso. Assicurato questo fondamento alla nostra fede, dobbiamo conoscere la sua voce e fargli conoscere la nostra, cioè dobbiamo entrare in profonda intimità con lui, a livello di idee, di sentimenti, di azioni. Soltanto così, se dovessimo disgraziatamente rimanere impigliati tra i rovi, ci verrà a cercare e ci riporterà dentro il suo ovile.

Papa Francesco, nel suo Messaggio per la 54a Giornata Mondiale di preghiera per le vocazioni, intitolato: "Sospinti dallo Spirito per la missione", incoraggia a costruire una intima amicizia con il Signore, come base di ogni vocazione e di ogni missione.

Se vogliamo accogliere il messaggio che la parola di Dio di questa domenica ci rivolge attraverso l'immagine per noi un po' desueta del pastore e delle pecore, possiamo tradurlo così: essere suoi discepoli significa costruire un'intima amicizia con lui.
Fonte:http://www.paoline.it

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