Padre Paolo Berti, “Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”

Ascensione del Signore            
Mt 28,16-20 
“Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”
Omelia   
Ogni evento della vita di Cristo, nostro unico salvatore, è un dono di santificazione.

Santificante fu per i pastori il vedere il Bambino nella culla.
Essi videro il Salvatore, e in esso pace, umiltà, carità.
Santificante fu il vedere Cristo mansueto come agnello portare la croce.
Santificante fu la sua presenza di Risorto.
Santificante per gli apostoli la sua ascensione al cielo.
Santificanti anche per noi gli eventi della vita di Cristo, che incontriamo nel Vangelo, per mezzo dello Spirito Santo e per mezzo della Chiesa.
Oggi celebriamo la solennità dell’Ascensione al cielo del Signore.
Cristo è salito al cielo e che siede alla destra del Padre e che il cielo a cui è salito non è il cielo astronomico, e che vi è salito varcando in un battibaleno distanze siderali. Questa è la verità che oggi celebriamo, ed essa è evento di santificazione, di cambiamento.
Cominciamo a metterci in sintonia coi discepoli, e scopriremo che i pensieri dei discepoli non erano distanti da quelli che ci ritroviamo anche noi. Loro domandarono: “Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno d’Israele?”. Noi domandiamo: “Quanto tempo durerà questa crisi economica; quando si giungerà al disarmo; quando il tempo della civiltà dell’amore?”. Questo domandiamo perché ancora non vediamo bene che bisogna domandare altro, cioè domandare Gesù. Chi ha Gesù si fida di Gesù, non vuole accedere alla regia degli eventi che è di Gesù e del Padre. Non si tormenta per giungere a sapere tempi e momenti, poiché si fida di Gesù, e opera.
Gli apostoli avevano lo sguardo ancora rivolto alla terra, ma ecco che Gesù, il loro maestro, il loro amato, si distaccò da terra e lentamente salì verso il cielo. Il Risorto, lo sappiamo, già era salito al cielo, scendendo in un battibaleno dal cielo per incontrare i discepoli. Non è, infatti, pensabile che Cristo sostasse da qualche parte della terra tra un’apparizione e l’altra.
Gesù si elevò da terra, e lentamente salì verso l’azzurro del cielo, davanti allo sguardo degli apostoli e di Maria, poi una nuvola lo sottrasse al loro sguardo: Gesù era entrato là dove occhio umano non può giungere. La nube sottolineò il limite umano, ma il cuore dei discepoli non si distaccò dal maestro e si orientò verso l’alto. Non verso l’alto in modo alienante, in una perdita di concretezza. Il pericolo c’era e ci pensò una voce angelica a stornarlo: “Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?”. “Uomini di Galilea”; la voce angelica li richiama alla terra, alla Galilea, agli uomini, e così il loro essere orientati verso l’alto passò dalla meraviglia all'amore.
I cieli erano aperti. Prima della redenzione erano chiusi, ma l'uomo non poteva rassegnarsi a vivere sotto cieli chiusi. L'uomo sente in sé l'orientamento verso l’alto, sente che il suo esistere non può esaurirsi con la morte.
Questo orientamento verso l’alto tra poco lo ravviveremo, quando dirò: “In alto i nostri cuori”; e voi risponderete: “Sono rivolti al Signore”.
Lo ravviveremo prima della consacrazione, prima della presenza di Cristo sull’altare. La sua presenza sull'altare ci preciserà, ancora una volta, che l’orientamento verso l’alto non ci aliena dal presente. Gesù ci raggiunge, rimane con noi. Lui, che siede alla destra del Padre, viene, con presenza diversa da tutte le presenze, ma che è reale, nel nostro presente, e ci anima a servirlo nell’attesa del suo futuro ritorno. “Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo”.
L’orientamento verso l’alto, che oggi è smarrito da tanti, perché interpretato alienante, controproducente, noi invece lo vogliamo ravvivare e testimoniare nella concretezza del quotidiano; ed è l'Eucaristia che ci permette questo, poiché il Dio che viene mentre orienta i cuori verso l'alto li mantiene aderenti alla storia, perché mentre l'amore ci fa desiderare Dio nello stesso tempo ci spinge a portare agli uomini la conoscenza di Dio.
Quell’orientamento verso l'alto, che è soppresso da tanti, ma che pur esiste nel cuore di ogni uomo, noi lo vogliamo testimoniare. Quell’orientamento Cristo ce lo ha reso vivo, sereno, forte, positivo, con aspettativa immensamente superiore ad ogni aspettativa immaginabile.
Sembra un paradosso, ma il nostro orientamento verso l’alto ci orienta alla fedeltà al presente. E anche questo affermeremo tra poco: “Annunciamo la tua morte Signore. Proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta”.
L’orientamento al presente lo affermeremo ancora al termine della celebrazione Eucaristica. Dirò, infatti: “La Messa è finita, andate in pace”. “Andate”, così come dice Gesù agli apostoli: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli (...). Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. “Io sono con voi”; e in queste parole è presente tutto il significato “dell’andate in pace”. “In pace”, perché Gesù è con noi sino alla fine del mondo. Voi risponderete: “Rendiamo grazie a Dio”. Grazie di tutto ciò che è la celebrazione Eucaristica. Grazie delle ricchezze ricevute, e delle responsabilità di servizio che ci sono state date. “In alto i nostri cuori”, tra poco dirò. E voi rispondete con tutto il cuore: “Sono rivolti al Signore”, e vedrete che non rimarrete immobili, con lo sguardo fisso al cielo, ma andrete agli uomini per portare verità e vera pace. Amen. Ave Maria. Vieni, Signore Gesù.
Fonte:http://www.perfettaletizia.it/

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