Padre Paolo Berti,“Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”

Domenica di Pentecoste (giorno)         
Gv 20,19-23 
“Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”
Omelia   
Sappiamo che l’alleanza del Sinai era stata conclusa una cinquantina di giorni dopo l’uscita
dall’Egitto. L’uscita dall’Egitto veniva celebrata con la Pasqua. Con la festa della Pentecoste veniva celebrata l’alleanza del Sinai. Nel giorno di Pentecoste venne inviato lo Spirito Santo sugli apostoli uniti in preghiera nel cenacolo. Facendo un parallelo tra la manifestazione di Dio sul Sinai e la manifestazione di Dio a Pentecoste, per mezzo del dono dello Spirito Santo, risulta una profonda differenza. Sul Sinai Dio si manifesta in una nube tempestosa piena di fuochi, in scosse di terremoto, a significare la sua potenza capace di travolgere ogni potenza della terra. A Pentecoste, nel luogo dove Gesù aveva istituito l’Eucaristia, dove risorto era apparso, lo Spirito Santo scende per ricreare nell'amore la terra. Sul Sinai tempesta, nubi, fuoco e terremoto a significare la sua maestà assoluta che l'uomo peccatore deve riconoscere. A Pentecoste vento impetuoso e fuoco per ricreare la terra. Vento che spinge il fuoco ovunque. Fuoco, e il fuoco scalda, illumina, brucia e guizza verso l’alto. Dio Amore ha mandato il suo Spirito, ha mandato l’Amore-Persona con il quale il Padre e il Figlio si amano. Sul Sinai Dio si presentò come il potente a cui non si può resistere e che spazzerà via come turbine gli idolatri della terra di Canaan. Lui combatterà le battaglie di Israele (Ps 67/68,18). Nel cenacolo luogo dell'istituzione dell'Eucaristia, del perdono degli apostoli e del conferimento del potere di rimettere i peccati, lo Spirito Santo si presenta come forza che conduce ad accettare ogni sacrificio per diffondere il Vangelo.
Pensate, fratelli e sorelle, cosa sarebbe la vita del genere umano senza Cristo e l’azione del suo Spirito, operante anche dove Cristo ancora non è ancora annunciato per preparare i cuori al grande incontro con Cristo. La terra sarebbe un luogo senza speranza, e Dio avrebbe fatto bene a colpire Adamo ed Eva nel giardino e ad annullare il genere umano. Ma Dio non l’ha fatto, anzi subito ha dato all’uomo la speranza di una liberazione dalle catene del peccato tenute in mano da Satana. Il dono della vita non è stato revocato al genere umano. E la vita è bella! Va sempre vissuta, è un dono anche se carica di sofferenze. Anche per quel bambino che si vuol far nascere da una provetta e che avrà in sé le conseguenze del trauma del congelamento dell’embrione; che avrà la consapevolezza che è nato non da un incontro d’amore, ma da un incontro di laboratorio, e che perciò non si sentirà in tutto nuova carne nata da due carni diventate una sola, in un atto d’amore e di vita. Nonostante questo, la vita per lui sarà sempre un dono. Il dono dell'essere è tanto grande che sorpassa ogni situazione di afflizione. Solo a un uomo Gesù ha detto che sarebbe stato meglio che non fosse mai nato. A un uomo che era sano, intelligente, forse molto bello: Giuda. A nessun altro l’ha detto. Non agli storpi, non ai lebbrosi, non ai ciechi, pur se non guariti.
Noi abbiamo lo Spirito che dà la vita, che illumina l’intelligenza rendendoci stupiti dell’alleanza nuova di Dio, stabilita nel sacrificio di Cristo. La Pentecoste ebraica celebrava l’alleanza, la nostra Pentecoste ci fa vivere la nuova alleanza ponendoci in crescente unione con colui che l’ha stabilita, Gesù Cristo. L'alleanza del Sinai avvenne nel sigillo del timore, la nuova alleanza è nel sigillo dell'Amore.
Gli apostoli uscirono dal Cenacolo annunciando il Signore. La carità li spingeva, e perciò non rimasero fermi, sapendo che sarebbero stati colpiti, messi a morte. Se la carne si spaventava di fronte alla morte, non il loro spirito.
San Paolo ci dice che senza lo Spirito Santo nessuno può dire “Gesù è Signore”. “Gesù è Signore”, ma se è Signore a lui si deve obbedienza. Molti dicono “Gesù è Signore”, ma non gli obbediscono. Non basta dire “Gesù è Signore” con le labbra, bisogna dirlo con la vita, e ciò avviene quando si obbedisce alla sua Parola. Chi non è obbediente alla Parola, anche se dice “Gesù è Signore”, non ha lo Spirito Santo. Solo chi vive il Signore dice “Gesù è Signore”, e ciò con la testimonianza di una vita modellata sul Signore. Gli apostoli uscirono dal Cenacolo dicendo, appunto: “Gesù è Signore”. Così disse Pietro (At 2,37): “Sappia dunque con certezza tutta la casa d'Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso”. “Che cosa dobbiamo fare, fratelli?”, domandò la folla a Pietro: “Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo”. Gli apostoli uscirono coraggiosi dal Cenacolo per portare all’obbedienza del Vangelo le genti.
Un compito che senza lo Spirito Santo è impossibile. Impossibile condurre un uomo a dire “Gesù è Signore”, senza avere lo Spirito Santo. Impossibile “Dio ordina agli uomini che tutti e dappertutto si convertano”, se non si è animati dallo Spirito Santo.
Chiediamo a Maria, che presiedeva la preghiera nel Cenacolo, di intercedere per noi presso Dio, affinché anche noi possiamo uscire dai cenacoli, nei quali titubanti siamo trincerati a porte chiuse, per annunciare Cristo Signore, Figlio di Dio, Salvatore del genere umano. Amen. Ave Maria. Vieni, Signore Gesù.

Fonte:http://www.perfettaletizia.it

Post più popolari