dom Luigi Gioia, Un'onda inarrestabile

Un'onda inarrestabile
dom Luigi Gioia  
Santissima Trinità (Anno A) (11/06/2017)
Vangelo: Es 34,4b-6.8-9; Dan 3,52-55; 2 Cor 13,11-13; Gv 3,16-18 
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La solennità della Trinità ci invita a verificare quale idea ci facciamo di Dio e a confrontarla con
quello che ci rivela Gesù per mezzo del suo Spirito. Non si tratta solo di una questione di ortodossia, di esattezza dal punto di vista dottrinale, ma della nostra stessa identità e del senso della nostra vita.
Finché infatti ci rappresentiamo il Signore come qualcuno che si tiene di fronte a noi, che potremmo considerare per così dire dal di fuori, non abbiamo ancora cominciato a conoscerlo. A proposito di Dio, Paolo afferma che in lui ci muoviamo, esistiamo e siamo. Non solo il Signore è lo scopo al quale tende la mia vita, ma è già alla radice della mia esistenza. Mi avvolge più dell'aria che respiro. Siamo in vita perché abbiamo ricevuto il soffio di Dio e questo dono ci è stato rinnovato quando, nel darci il suo Spirito, Gesù usò il suo soffio. L'aria che respiriamo è il soffio che ci viene da Dio. Tale è la nostra intimità con il Signore che, in un certo senso, lo respiriamo. Per questo il salmo afferma Dove andare lontano dal tuo spirito? Dove fuggire dalla tua presenza? Se salgo in cielo, là tu sei. Se scendo negli inferi, eccoti. Sei tu che hai formato i miei reni e mi hai tessuto nel grembo di mia madre. Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, ricamato nelle profondità della terra.
Dobbiamo rappresentarci la creazione come l'atto attraverso il quale il Signore ci ha messi in movimento, perché lui stesso è in movimento, lui stesso è vita. La sua vita e il suo movimento sono quelli dell'amore. L'amore infatti ci mette in movimento: chi ama, non sta mai fermo, cerca l'amato, vuole raggiungerlo, proteggerlo, dare tutto se stesso per lui o per lei. Così noi, creati da Dio per amore, ricevendo il suo soffio, lo Spirito Santo che è amore, siamo messi in movimento. Dio non è semplicemente colui nel quale crediamo, ma è colui che amiamo, cerchiamo e senza il quale la nostra esistenza si disgrega.
Siamo usciti dal Signore per ritornare a lui, ma su questo cammino del ritorno è sopravvenuto il peccato, ci siamo smarriti, abbiamo interrotto questo movimento dell'amore. Invece di andare verso il Padre, siamo partiti per un paese lontano e lì, separati dal Signore, separati dalla sorgente di vita, ci siamo lentamente inariditi, svuotati, siamo rimasti senza forze, abbandonati a noi stessi, sul ciglio della strada, seduti a pascolare i porci, incatenati ai nostri peccati.
Ma l'amore del Padre, il movimento di questo amore è come un'onda inarrestabile che, se incontra un ostacolo, cresce fino a sorpassarlo e continua la sua corsa ancora più impetuosamente. Tale è la verità centrale del vangelo di oggi: Dio ha tanto amato il mondo da dare il figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto ma abbia la vita eterna.
E' un amore si intensifica con il tempo e che le difficoltà, le prove, i rifiuti non solo non inibiscono, ma fanno crescere sempre di più. L'amore di Dio per il mondo è stato tale che lo ha condotto fino a dare il proprio Figlio, cioè a dare se stesso nel figlio - perché Padre, Figlio e Spirito Santo sono una cosa sola. Il Figlio si è fatto uomo, è venuto a cercarci nel paese lontano nel quale ci eravamo smarriti, ci ha uniti a lui, ci ha presi sulle sue spalle, come la pecorella smarrita. Adesso è in lui e con lui, nello Spirito Santo, che ritorniamo al Padre.
Questo commemoriamo nella solennità della Trinità. Se questo appellativo ci sembra troppo astratto, possiamo tranquillamente metterlo da parte. In fondo non si trova nella Scrittura, ma è stato coniato dai teologi; esso è certamente utile in un contesto accademico, forse meno in quello pastorale. Per celebrare la Trinità, basta che dimori la fede nel Padre invisibile che possiamo vedere solo attraverso il Figlio; basta che cresca l'adesione al Figlio nel quale tutti diventiamo figli; basta che si approfondisca l'accoglienza dello Spirito Santo che grida in noi: Abbà, padre. Più ci comportiamo da figli - e dunque da fratelli gli uni degli altri - più lasciamo lo Spirito Santo agire nel nostro cuore, più questo movimento di ritorno al Padre si accelera. Il Padre ci vuole con lui per sempre, uniti al Figlio nello Spirito Santo. Che il Signore ci conceda sempre questa grazia, ci permetta di capirla e di viverla grazie al dono del suo Spirito.
Fonte:http://www.qumran2.net

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