Don Paolo Zamengo,"La Trinità è un abbraccio senza fine"

La Trinità è un abbraccio  senza fine    Gv 3, 16-18

Capire o carpire la conoscenza di Dio? Questo è il problema. Se leggiamo il vangelo comprendiamo
che Dio non ama essere sottoposto a un’analisi di laboratorio o ad una conoscenza prevalentemente intellettuale. Il Dio di Gesù predilige piuttosto l’incontro, la comunione, come tra noi persone.

Nell’incontro c’è un duplice movimento di convergenza, di Dio che precede e si avvicina all’uomo e dell’uomo che accoglie Dio.

Conoscere Dio non è questione di razionalità ma impegno di relazione. Non basta cercare di capire, occorre fare esperienza dell’amore gratuito e senza riserve. La presunzione di carpire i segreti di Dio ci lascia sconfitti. La strada maestra per il contatto con Dio è il linguaggio dell’amore.

È il bagliore che illumina la notte di Nicodemo. Non è l’ora del coniglio quella che quest’uomo sceglie per incontrare Gesù ma piuttosto il contrario. È il bisogno di luce, è l’invocazione di un’alba nuova.

Bisogna passare dall’accostarsi al mistero di Dio per possederne le chiavi, all’adorare stupiti il suo amore. Se non c’è amore nessuna cattedra sa raccontare Dio. Solo l’abbraccio dice la Trinità perché Dio è comunione e non solitudine. Dio è incontro, relazione, dono e reciprocità.

La Bibbia racconta di un Dio che ama camminare in mezzo al suo popolo, sempre, nella buona e nella cattiva sorte, nel deserto, nella terra promessa e nella stagione dell’esilio. Da Abramo a Gesù. Mosè il grande amico di Dio pregò così: “Che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, noi siamo un popolo di dura cervice ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato. Fa’ di noi la tua eredità” (Es 34,9).

Ogni pagina della Scrittura sacra ci assicura che Dio cammina davanti al suo popolo e solo per amore. Dio non impone il suo amore e non costringe ad accettarlo. Si consegna alla libera decisione dell’uomo, alla responsabilità della nostra libertà.

Possiamo passare accanto al Signore Gesù che muore e risorge senza degnarlo di uno sguardo. Ma se, grazie all’azione dello Spirito, si solleva la pietra del sepolcro che talvolta imprigiona il nostro cuore, Gesù si rivela come la risposta alle nostre attese e come vita nuova.

La conclusione del breve brano di Giovanni racconta la storia di ogni uomo. Alla fine vincerà l’amore, l’amore di Dio reso visibile in Gesù?  o vincerà l’ostinazione umana? La risposta del vangelo è chiara: “Chi crede in lui ha la vita eterna”.

Se Dio fosse semplicemente il Dio unico sarebbe l’unico protagonista, che non concede spazio a nessun altro, lasciandoci il ruolo di comparse occasionali. Ma Dio è Trinità, è relazione, padre orgoglioso di avere figli liberi. Ed è disposto ad attendere i tempi lunghi dei ritardatari e la fragilità dei più deboli.

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