FRA.Andrea Vaona"Amplificatori di speranza"

Domenica XII del tempo ordinario – anno A
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che
non sarà conosciuto.
Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima;
abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo?
Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro.
Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati.
Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli» (Mt 10,26-33)

 – Non temete! È la parola chiave che, ripetuta tre volte, conferisce unità al brano. Probabilmente è una unità letteraria che raccoglie quattro detti isolati. La fede esige come disposizione di fondo di non temere. Le tematiche che emergono: proclamazione pubblica del vangelo, (vv. 26-27), la disponibilità ad affrontare il martirio sacrificando la vita fisica per giungere alla vita eterna (v. 28), immagini di fiducia nella provvidenza (vv. 29-31), la professione coraggiosa della fede in Cristo (vv.32-33). Di efficacia notevole le contrapposizioni: velato / svelato, nascosto / conosciuto, tenebre / luce, corpo / anima, riconoscere / rinnegare… che evidenziano le sponde della vita evangelicamente vissuta. I veli della conoscenza si aprono alla luce e sui tetti dell’universo la parola udita nel segreto corre. Tutto dell’uomo è presente al cuore di Dio, e se le creature della terra destano tenerezza quanto più la vita di una creatura-figlio. L’appartenenza fa la differenza nella testimonianza. Non può rinnegare le proprie radici paterne chi vive la figliolanza divina! (cf. ocarm.org)

Ciò che vi dico nelle tenebre, ditelo nella luce - Gesù è la luce venuta nelle tenebre (Gv 1,5). I discepoli l’hanno accolta e la diffondono (5,14). Mediante il loro annuncio, il mondo verrà alla luce della verità.
Ciò che udite all’orecchio, proclamatelo sui tetti - La Parola, accolta nell’orecchio come il seme nella terra, germinerà nell’albero del Regno. L’apostolo proclama il mistero che per primo lui stesso ha messo nell’orecchio: annuncia l’esperienza segreta di ciò che orecchio d’uomo mai udì. Il velamento, il nascondimento, la notte e il sottovoce non devono spaventare. Il bene da sempre si diffonde così. La manifestazione di Dio si presenta sotto il segno del suo contrario, perché contraddice ogni nostra contraddizione a ciò che è bello e buono. I discepoli, nella loro condizione di pecore in mezzo ai lupi, sono associati al mistero della croce, rivelazione della gloria di Dio nella storia di contraddizione dell’uomo. La nostra paura di fallire nel bene nasconde la paura che abbiamo di fallire noi stessi. Temiamo la morte del seme, anche se sappiamo che solo così porta frutto; non ci piace la sorte dell’agnello tra i lupi, anche se sappiamo che è la sua vittoria.

Il primato è sempre quello dell’Ascolto della Parola, fatto nel silenzio e lontano da altri abbagli che non siano quelli dello stupore per la Parola. Ma ciò che è accolto, ascoltato, meditato dalla Parola non può che diventare annuncio.

Il cristiano ha una vocazione ad amplificare la speranza che è in lui: non è un’opzione, è l’essenza dell’essere cristiano. E’ come il gioco che si fa da bambini con due barattoli e un filo teso tra le due basi del barattolo: uno parla dentro il suo barattolo e l’altro ascolta con l’orecchio nel suo barattolo. Ma se il filo è troppo teso, si spezza; se è troppo lasco, non si sente nulla. Quando si ha il filo teso al punto giusto ecco il “miracolo” dell’ascolto! Così nella vita di fede e spirituale: una giusta tensione spirituale ottimale costruita nella quotidianità e costanza permette di “ascoltare” e poi “amplificare” il messaggio di speranza offerto per noi, a tutti.

Francesco d’Assisi non si dissocia da questa logica evangelica, e la fa sua in tanti modi che caratterizzano la sue esperienza terrena. Sia con i gesti, sia con le parole. Tra queste, ama ricordare questi versetti del Vangelo di Matteo nel XVI capitolo della Regola non bollata (FF 44-45):

“Queste e altre cose, che piaceranno al Signore, possono dire ad essi e ad altri; poiché dice il Signore nel Vangelo: «Chi mi confesserà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli»; e «Chiunque si vergognerà di me e delle mie parole, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi».
E tutti i frati, dovunque sono, si ricordino che hanno donato se stessi e hanno abbandonato i loro corpi al Signore nostro Gesù Cristo. E per il suo amore devono esporsi ai nemici sia visibili che invisibili, poiché dice il Signore: «Colui che perderà l’anima sua per me, la salverà per la vita eterna». «Beati quelli che soffrono persecuzione a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi»”.
Fonte:http://bibbiafrancescana.org

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