FRA.Andrea Vaona, "il più piccolo, il più grande"

«…Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami…» (Mt 13,31-32).

Domenica XVI del tempo ordinario, anno A – Il testo evangelico proposto per la liturgia odierna è molto ampio (Mt 13,24-34). Le tre parabole, quella della zizzania e del grano (13, 24-30), quella del granello di senapa (13, 31-32), e quella del lievito (13, 33), hanno lo stesso scopo. Esse vogliono correggere l’aspettativa dei contemporanei di Gesù che credevano che il Regno di Dio avrebbe fatto irruenza con forza eliminando subito tutto ciò che gli era contrario. Attraverso queste parabole Gesù vuole spiegare ai suoi uditori che egli non è venuto per instaurare il Regno con potenza, ma per inaugurare i tempi nuovi gradualmente, nella quotidianità della storia, in un modo che spesso passa inosservato. Eppure la sua opera ha una forza inerente, un dinamismo e un potere trasformante che pian piano va cambiando la storia dal di dentro…

E’ un esercizio che si fa spesso nei campi scuola o nei momenti educativi: si bendano gli occhi di qualcuno, lo si invita ad aprire una mano, vi si pone un piccolo oggetto (una caramella, un dado, un bullone, un pomodorino…) e lo si invita ad indovinare cosa sia l’oggetto posto nella mano. Dopo qualche esitazione, la risposta arriva e molto spesso corretta, pur ad occhi chiusi. Poi si mette un piccolo seme (anche non si senapa…): spesso la risposta è “ma non c’è nulla!”. Si toglie la benda, e si vede il minuscolo seme. Delusione, sconcerto, curiosità… Una “nullità” ha in sé tutto quanto serve per accendere una vita e darle forma grande e rigogliosa: se solo si ha la pazienza e il tempo di vederla crescere e dare frutti…

Sant’Antonio di Padova, francescano, offre un pensiero originale nel commentare questo breve brano di Matteo: il Regno è Cristo, e Cristo è il seme della Parola. Seme piccolissimo, ma capace di essere pianta rigogliosa là dove può mettere radici, capace anche di dare ospitalità tra i rami robusti che sono i suoi insegnamenti…:

«[Gesù Cristo] fu come il granellino di senape, seminato nel giardino della beata Vergine Maria: per la povertà e l’umiltà fu il più piccolo di tutti i semi, cioè di tutti gli uomini, nella sua natività; crebbe quindi nella sua predicazione e nel compimento dei miracoli: e in questo fu più grande di tutte le piante, cioè di tutti i patriarchi dell’Antico Testamento. Diventò poi un albero nella sua risurrezione e allargò i suoi rami con la predicazione degli Apostoli, e così gli uccelli del cielo, cioè i fedeli della chiesa, accorrono per mezzo della fede, e per mezzo della speranza e della carità prendono dimora tra i suoi rami, cioè nel suo insegnamento e nei suoi esempi. Beati quindi coloro che vedono ora, per mezzo della fede, colui nel quale sono benedette tutte le genti, e che lo vedranno poi di presenza nella gloria celeste e lo sentiranno dire: “Venite, benedetti del Padre mio” (Mt 25,34). Cristo stesso si degni di condurci a questa visione e ad ascoltare questa voce, egli che è Dio benedetto nei secoli eterni. Amen» (Sermone Domenica XIII dopo Pentecoste).

«Cristo fu come il grano di senape, di profondissima umiltà, ma poi crebbe e diventò un grande albero, tra i cui rami dimorano gli uccelli del cielo (cf. Mt 13,31-32), cioè coloro che contemplano le cose celesti» (Sermone Dom I dell’ottava di Epifania).

Frate Tommaso da Eccleston, tra i primi protagonisti e testimoni della prima missione francescana in Inghilterra, non esita a rievocare il nostro brano odierno matteano per descriver la prodigiosa diffusione dei frati in quelle terre remote:

«Qui [ad Oxford, n.d.r.] il dolce Gesù seminò il chicco di senapa, che divenne la più grande delle piante. Poi frate Riccardo da Ingworth e Riccardo da Devon partirono per Northampton e alloggiarono nell’ospedale; in seguito affittarono una casa nella parrocchia di Sant’Egidio. Primo guardiano del luogo fu frate Pietro, spagnolo, che portava un cilicio di ferro sulla carne e dette molti altri esempi di perfezione. Primo guardiano di Oxford fu frate Guglielmo da Ashby, ancora novizio; ma gli fu concesso l’abito da professo. Primo guardiano di Cambridge fu frate Tommaso di Spagna. Primo guardiano di Lincoln fu frate Enrico Misericorde, laico…» (FF 2424).
Fonte:http://bibbiafrancescana.org

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