Monsignor Nunzio Galantino, "INSEGNACI, O DIO, LA MITEZZA E L’UMILTÀ DEL CUORE"

INSEGNACI, O DIO, LA MITEZZA E L’UMILTÀ DEL CUORE
XIV Domenica del Tempo Ordinario, 9 luglio 2017
Una pagina breve, quella del Vangelo di oggi, ma al tempo stesso tenera e densa di insegnamenti, per
aiutarci a non soccombere di fronte alla tentazione di confondere la logica del mondo con la logica di Dio.

Il brano si apre con una preghiera di benedizione di Gesù, il cui valore contenutistico è reso ancor più evidente dal contesto nel quale Egli la pronunzia. Si tratta di un momento – potremmo dire così – di “crisi”. Poco prima, infatti, Gesù aveva aspramente rimproverato due città, Betsaida e Corazin, per la loro indifferenza. Dunque, il Signore passa dal rimprovero alla preghiera di benedizione. Ma per chi e per cosa Gesù benedice? “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli”.

Con queste parole, il Signore ci insegna che Dio non si compiace dei presunti “sapienti” di questo mondo, pieni di sé e chiusi ad ogni novità divina. Il Dio di Gesù e nostro ha invece delle “preferenze”, in particolare per i “piccoli”, disprezzati, emarginati, esclusi. La sua logica, dunque, è del tutto differente dalla logica del mondo. Tanto da poter dire con il pastore luterano D. Bonhoeffer: “Quando gli uomini dicono ‘perduto’ Dio dice ‘trovato’. Quando gli uomini dicono ‘condannato’, egli dice ‘salvato’. Quando gli uomini dicono ‘abietto’, Dio esclama ‘beato’!”. É questo il modo sconcertante e “politicamente poco corretto” di agire del nostro Dio! E noi, figli suoi, siamo chiamati ad assumere la stessa logica e mentalità, ad avere le sue stesse preferenze, mettendo cuore e mani a servizio dei “piccoli”. Proprio loro, i piccoli e gli ultimi, devono rappresentare per noi la scuola alla quale imparare la fraterna solidarietà, lo spirito del servizio gratuito, la concreta fratellanza.

Ma conoscendo la fatica che facciamo ad essere buoni allievi di questa scuola e sapendo che tutti corriamo il rischio di restare degli “analfabeti del cuore”, ecco che Gesù ci invita ad essere suoi discepoli: “Imparate da me che sono mite e umile di cuore”. Come hanno fatto e continuano a fare tanti uomini e tante donne, in questo nostro mondo pieno di contraddizioni, ma attraversato anche da tante luci. Luci che, nel nome di Dio e del suo amore, hanno lasciato la loro scia indelebile nel cammino dell’umanità: Francesco d’Assisi, Luigi Gonzaga, Madre Teresa di Calcutta, e migliaia di altri uomini e donne straordinari, resi tali alla scuola di Gesù. Quello che essi hanno fatto, detto e insegnato, infatti, non si impara sui libri, ma si apprende lasciandosi plasmare, con umiltà, dalla grazia divina. “Imparate da me che sono mite ed umile di cuore”: è questo l’invito che Gesù continua a rivolgere ai suoi discepoli, in ogni tempo, e che oggi attende da noi una risposta d’adesione convinta e generosa.

Fonte:http://www.nunziogalantino.it/

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