#PANEQUOTIDIANO, «Chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.»

La Liturgia di Domenica 2 Luglio 2017  VANGELO (Mt 10,37-42) Commento:P. Antoni POU OSB Monje de Montserrat (Montserrat, Barcelona, Spagna)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno
di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Parola del Signore
«Chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. (...)Chi accoglie voi accoglie me»
P. Antoni POU OSB Monje de Montserrat 
(Montserrat, Barcelona, Spagna)
Oggi ascoltando dalle labbra di Gesù: «Chi ama padre o madre più di me non è degno di me…» (Mt 10,37) restiamo assai sconcertati. Però scavando un po 'più in fondo, ci rendiamo conto della lezione che il Signore vuole trasmetterci: per il cristiano, l'unico assoluto è Dio e il suo Regno. Ognuno deve scoprire la loro vocazione —forse questo è il compito più delicato di tutti— e seguirla fedelmente. Se un cristiano o cristiana hanno vocazione al matrimonio, devono rendersi conto che svolgere la loro vocazione è amare la loro famiglia come Cristo ama la Chiesa.

La vocazione alla vita religiosa o al sacerdozio chiede di non anteporre legami familiari a quelli della fede, se con questo non manchiamo alle richieste fondamentali della carità crisitiana. I legami familiari non possono asservire e soffocare la vocazione alla cui siamo chiamati. Dietro la parola "amore" può nascondersi un desiderio possessivo dell'altro che toglie la libertà di sviluppare la loro vita umana e cristiana; o la paura a lasciare il nido familiare e affrontare le esigenze della vita e la chiamata di Gesù a seguirlo. E 'questa distorsione dell’ amore che Gesù ci chiama a trasformare in un amore gratuito e generoso, perché, come dice San Agostino, «Cristo è venuto a trasformare l'amore."

L'amore e l'accettazione saranno sempre il cuore della vita cristiana, verso tutti e soprattutto verso i membri della nostra famiglia, perché di solito sono i più vicini e anche costituiscono il "prossimo" che Gesù ci chiede di amare. Nella accoglienza agli altri si trova sempre la accoglienza a Cristo: "Chi riceve voi, accoglie me" (Mt 11,40). Quindi dobbiamo vedere Cristo in coloro che serviamo, e anche riconoscere Cristo servo in quelli che ci servono.
La voce di un anonimo del XV secolo
Abbandona te stesso, e mi troverai. Vivi libero da preferenze, libero da tutto ciò che sia tuo proprio, e ne avrai sempre vantaggio; ché una grazia sempre più grande sarà riversata sopra di te, non appena avrai rinunciato a te stesso, senza volerti più riavere. Da' il tutto per il tutto.
dall'Imitazione di Cristo

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