DON Tonino Lasconi, "Dio è per tutti, di tutti, con tutti"

Dio è per tutti, di tutti, con tutti
XX Domenica del Tempo Ordinario - Anno A - 2017
Nel Vangelo di questa XX domenica del tempo ordinario, una donna straniera si avvicina a Gesù per
supplicarlo, ma lui sembra respingerla: cosa significa realmente il suo atteggiamento?

Sono tante le pagine dei quattro vangeli difficili da ascoltare per la difficoltà del contenuto e a volte anche per la durezza di Gesù nei confronti non solo dei sui avversari, ma anche dei suoi amici, di Pietro per esempio (Mt 16,23: "Va' dietro a me, Satana!"). L'incontro di Gesù con la Cananea è l'unico in cui Gesù più che duro può sembrare antipatico, e anche un po' maleducato. Quella povera donna gli camminava dietro invocandolo, ed egli "non le rivolse neppure una parola". Dovettero intervenire i discepoli: "Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!", anche se non per motivazioni misericordiose, ma per evitare il fastidio.

Che dire di un Gesù che si comporta così? Siccome non può essere antipatico, né tanto meno maleducato, e dal momento che dal Vangelo, per sua espressa volontà (Mt 5,18), non si può togliere nemmeno una virgola, dobbiamo cercare di capire i motivi del suo comportamento.

Salvo il parere contrario dei superesperti di Bibbia, credo che Gesù, per far sì che certi messaggi particolarmente difficili rimanessero impressi nella mente dei suoi discepoli, abbia voluto ricorrere allo stile provocatorio degli antichi profeti. Sarebbe difficile spiegare altrimenti la maledizione contro il fico che non porta frutti quando non è la stagione dei frutti (Mc 11,12-14; 20,24); la guarigione rubata dalla donna con perdite di sangue (Gesù se ne rende conto per aver sentito "una forza uscita da lui": Mc 5,25-34), e questo incontro con la Cananea. Nella maledizione del fico è facile vedere la condanna di una vita vuota che non trova mai la stagione buona per fare frutti, e anche, su indicazione dello stesso Gesù, l'importanza della fede che sposta le montagne. Nella donna che Gesù costringe a rivelarsi, c'è l'affermazione che nessuna creatura di Dio è impura e da emarginare. Nella donna cananea c'è quella che Dio è di tutti e nessuno può vantarne l'esclusiva.

Analizziamo il racconto. I cananei, cacciati dal popolo ebreo arrivato dall'Egitto, erano sempre rimasti nemici, guardati con disprezzo (Dn 13,56: "Stirpe di Canaan e non di Giuda", dice Daniele al vecchio invaghito di Susanna). Se Gesù avesse subito ascoltato la donna, i discepoli avrebbero protestato: "Dà ascolto a questa gentaccia miscredente". Con il suo comportamento, li stimola anche se per motivazioni imperfette, a chiedere il suo intervento in favore della straniera, per arrivare al messaggio che gli stava a cuore: "Donna, grande è la tua fede!".

Altroché miscredente! Quella donna è un esempio di fede, perché afferma che davanti a Dio tutti, anche i "cagnolini" trovano accoglienza. Davanti a lui non ci sono stranieri. Questo messaggio, apparentemente scontato è invece talmente arduo che gli stessi discepoli di Gesù hanno faticato tantissimo ad accettarlo e molto spesso lo hanno tragicamente rinegato. Si pensi alle guerre di religione e a tutti i tentativi più o meno violenti per affermare: Dio è con noi.


E' attuale oggi questo messaggio?

E' attualissimo. Sia ai grandi livelli (si pensi a quanti rimproverano papa Francesco, perché non ha accettato di definire guerra di religione le stragi di cristiani dell'ISIS), che nella vita quotidiana, dove le associazioni, i movimenti, i gruppi, le parrocchie, invece di collaborare, fanno a gara a chi "ha più Dio con loro". E' necessario riaffermare con forza che ogni tentativo di appropriarsi di Dio non è non soltanto una bestemmia, ma una disgrazia annunciata (si pensi al "Gott mit uns" dei tedeschi), perché fonte inevitabile di contrapposizioni, di incomprensioni, di lotte.

Dio è di tutti, è per tutti, e accoglie tutti: "Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo... li condurrò sul mio monte santo e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera". Dio non è straniero a nessuno, ed è sempre pronto ad accogliere chi ha scelto di diventare straniero con lui, i "fratelli di sangue di san Paolo per i quali l'apostolo spera nella riconciliazione.

Dalla Cananea impariamo anche a non smettere di insistere, quando sembra che Gesù non voglia rivolgerci neppure una parola.
Fonte:http://www.paoline.it

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