fr. Massimo Rossi“Coraggio, sono io...!”

Commento su Matteo 14,22-33
fr. Massimo Rossi  
XIX Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (13/08/2017)
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Il dubbio degli apostoli sulla vera identità di Gesù attraversa il Vangelo, dall'inizio alla fine.

Pietro, colpevole forse di dar voce alle perplessità di tutto il gruppo, ha il coraggio di manifestare la fragilità della propria fede, e tra alti e bassi, confessioni plateali e clamorose cadute; diventa il campione della fede, il modello del credente, il vicario di Cristo in terra.
Pietro non era perfetto, o, almeno non secondo ciò che abitualmente intendiamo con questo aggettivo. A Gesù, i perfetti, quelli che non sbagliano mai, quelli che rigano sempre dritto, che hanno sempre la risposta in tasca, non sono mai stati granché simpatici...
“Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati (...). Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori.” (Mt 9,12-13). E peccatori erano i suoi interlocutori privilegiati: Zaccheo e altri pubblicani, la donna adultera, la prostituta, la samaritana, Giuda, Pietro...
Gesù non aveva paura di farsi vedere in pubblico a conversare con loro, a mangiare con loro, ad accogliere i loro gesti d'affetto ‘compromettente'...
Ecco il termine giusto: compromettersi; il Signore si è compromesso, e molto, con i peccatori, fin da quando, agli inizi della sua vita pubblica, si presentò sulle rive del Giordano, confuso tra la gente che attendeva di essere battezzata da Giovani. I farisei, quelli no, non correvano certo il rischio di essere presi per dei peccatori! non si confondevano tra la gente, non si compromettevano, si tenevano prudentemente in disparte... affacciati, per così dire, alla finestra, a godersi lo spettacolo.
Sono molti i cristiani, o sedicenti tali, che stanno tutta la vita alla finestra...
Per non compromettersi, per non commettere errori, “non si immischiano”, “non si fanno vedere”, “non si fanno sentire”... Ossessionati dalla paura che la gente possa pensar male di loro, possa criticarli, giudicarli. Riducono progressivamente i loro orizzonti, si rassegnano a condurre un'esistenza meschina...
Una scelta di vita del genere - in verità è una non-scelta! - forse, eviterà loro di commettere il male, quello grave, quello vergognoso... Ma il bene? Per compiere il bene, bisogna uscire dalle proprie sicurezze, e rimboccarsi le maniche! Per compiere il bene, si possono anche correre dei rischi, ci si può anche sporcare le mani... Proprio come Gesù, il quale non si curava dei pregiudizi della gente, delle critiche dei capi religiosi, della riprovazione degli israeliti osservanti.
Del resto, il Figlio di Dio non era tenuto a render conto a nessuno; per questo rimase in silenzio davanti al sinedrio e davanti a Pilato, pur sapendo che il suo silenzio sarebbe stato interpretato come tacita ammissione di colpevolezza.
Gesù è un uomo libero! perché conosce la Verità, e la Verità rende liberi! (cfr. Gv 8,32). Libero soprattutto dalla paura, che si cela spesso dietro il rispetto umano; paura in tutte le sue declinazioni: diffidenza, sospetto, timore, terrore...
E di paura si parla ancora una volta nel Vangelo di oggi: camminare sulle acque, è certamente un fatto eccezionale, di più! Il mondo è pieno di persone eccezionali... Ma le leggi della fisica sono uguali per tutti, anche per gli uomini (e le donne) eccezionali!
Niente da stupirsi che i Dodici fossero a dir poco spaventati. E non bastarono, non bastano le rassicurazioni del Signore: “Coraggio, sono io...!”: uno sconosciuto che cammina addirittura sul mare in tempesta è un potenziale pericolo; e, di fronte ad un potenziale pericolo, abbiamo tutti paura, è un fatto istintivo; siamo animali, e tutti gli animali, avvertendo un pericolo, provano paura. E quando (gli animali) attaccano, è per paura...o per fame.
Dovremmo ricordarcelo, dovremmo ricordarlo a coloro che, a buon conto, attaccano alzando la voce...e anche le mani: così facendo, confessano la loro debolezza, la loro paura!
Al contrario, Gesù, con il suo atteggiamento disarmato e disarmante, con il suo silenzio, manifesta tutta la forza di Dio. Gesù è Signore della scena, sempre; padrone della situazione, sempre: “Io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo.” (Gv 10,17-18).
A quanto pare, Gesù è anche padrone degli elementi naturali...
Soprattutto, Gesù è padrone di se stesso; non si lascia condizionare dalla poca fede di Pietro e degli Undici: li ha scelti perché vivessero con lui e condividessero il suo progetto; li ha amati per questo e non viene meno nel suo amore, solo perché hanno dubitato, o rinnegato, o tradito...
L'Amore di Dio non si spegne di fronte al peccato dell'uomo. Anzi, (l'Amore di Dio) aumenta: perché Dio sa che il peccato fa soffrire prima di tutto colui che lo ha commesso, lo rende schiavo di se stesso, ancora più fragile di prima; dunque più bisognoso di affetto, più bisognoso di accoglienza, di comprensione, di compassione,... in una parola, di misericordia.
Ecco perché il Signore tende la mano e afferra Pietro che stava affogando.
È vero, lo rimprovera di aver dubitato; anche questo fa parte della misericordia: e in questo la misericordia differisce dall'indulgenza.
Dio non è come noi: quando rinfaccia un peccato, non è per farlo valere contro il peccatore, ma per cancellarlo!
Un ultimo particolare: avete notato che la domanda di Pietro: “Se tu sei il Signore, comanda che...”, è la stessa che il Diavolo tentatore fece a Gesù, durante i quaranta giorni di digiuno nel deserto?
Le tentazioni ci sono, eccome se ci sono! Ma siamo capaci di resistervi! Non per merito nostro certo, ma perché il Dio di Gesù Cristo, Padre suo e Padre nostro, non ci abbandona, combatte per noi e con noi!
Ne siamo convinti? No? Allora chiediamoglielo, recitando la preghiera che Gesù ci ha insegnato: “...E non ci abbandonare nella tentazione. Ma liberaci dal male. AMEN”. Così sia.
Fonte:http://www.qumran2.net