p. José María CASTILLO," SEI STATO FEDELE NEL POCO, PRENDI PARTE ALLA GIOIA DEL TUO PADRONE "

XXXIII TEMPO ORDINARIO – 19 novembre 2017 - Commento al Vangelo
 SEI STATO FEDELE NEL POCO,  PRENDI PARTE ALLA GIOIA DEL TUO PADRONE  
di p. José Maria CASTILLO
Mt 25, 14-30
[In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:] «Avverrà come a un uomo che,
partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.
Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro.
Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”.
Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».
1. Questa parabola si interpreta male quando da essa si vuole trarre un insegnamento severo ed esigente sulla responsabilità davanti a Dio. Nel senso che ad ognuno Dio praticherà un regolamento di conti. Ed ognuno dovrà rispondere dei doni e “talenti” che ha ricevuto in questa vita. Simile interpretazione non rientrava nella mentalità di Gesù, che ha sempre presentato Dio come Padre di bontà, di accoglienza, di comprensione e di misericordia senza limiti.
2. La chiave della parabola sta nella paura che ha avuto l’impiegato pauroso e codardo, quello che ha ricevuto un solo talento. L’idea che quest’individuo aveva del suo “signore” era terribile. Un’idea che faceva paura. E la paura è stata la sua perdizione. Perché la paura paralizza, blocca e ci rende sterili. Un cristiano pauroso non produce nulla. E per questa strada si va a cercare la sua rovina.
3. Il Dio che si predica in non poche cattedre ecclesiastiche è in definitiva un Dio che mette paura. Insegnare che Dio è così è fare il peggior danno che si può fare alla gente. Ed inoltre questo è condannare la Chiesa alla sterilità. Produce solo frustrazione. Cioè questo Dio della paura e la pastorale della paura conducono al nulla, ossia da nessuna parte. Una chiesa paurosa, accerchiata, sulla difensiva è una Chiesa sterile. Dio non vuole questo.
4. Dovremmo porci tutti noi cristiani una domanda urgente: quali paure oggi attanagliano e paralizzano di più la Chiesa? Nei mesi scorsi si è detto che oggi si ha paura e si rifiuta papa Francesco. Perché? Perché si ha paura di un papa che crede nel Vangelo? Ci sarà qualcosa di questo nella Chiesa?

Fonte:http://www.ildialogo.org

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