Paolo Curtaz, "Nuovo Adamo"I di Quaresima

Commento al Vangelo di domenica 18 febbraio 2018 - Paolo Curtaz

Nuovo Adamo

È già Quaresima.

Bello. Uffa. Di nuovo.

Sembra di vivere in un eterno Carnevale con i media ormai travolti dalle prossime elezioni. E con la
vita che corre e corre così che davvero pensiamo, alla fine, di essere le maschere che quotidianamente indossiamo.

Benedetta Quaresima, allora, se riesce in qualche modo a darci uno schiaffo. A scuoterci. A rompere il mare di ghiaccio che è in noi. A farci alzare lo sguardo. Ad accorgerci di avere un’anima. A volare più in alto di quanto ci siamo rassegnati a fare.



Entriamo nel deserto, allora.

Quello raccontato dalla Bibbia.

Luogo di tentazione, di fatica, di prove estreme. Che tira fuori tutto ciò che siamo, nel bene e nel male. E non c’è bisogno di andarserlo a cercare, il deserto, ci attornia, ci assedia, anche se è fatto da strade trafficate e da mille stimoli e sollecitazioni. Ma il deserto, per Israele, è anche il luogo dell’innamoramento, dell’essenzialità, dei tramonti infuocati, delle tavole della Legge. Di tutta la luce che possiamo incontrare.

Fatica e luca. Pena e gioia. Esattamente ciò che viviamo.

La stessa realtà, la stessa vita, lo stesso deserto può diventare esperienza di pena infinita o apertura alla pienezza di luce.

La Quaresima ci aiuta a vivere un’esperienza di radicale conversione.

Imitando il cammino di Gesù.



Marco

L’evangelista Marco lascia poco spazio alle tentazioni di Gesù.

Diversamente da Matteo e da Luca non si dilunga nei dettagli, non cede alla descrizione, all’approfondimento. In pochi versetti liquida la faccenda ma non per distrazione o superficialità.

Piuttosto per eccesso di sintesi teologica.



E subito lo Spirito lo sospinse nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana.



Non è una cosa necessariamente negativa il deserto, dicevamo. A volte è lo Spirito a spingerci. Ci spinge perché non abbiamo tanta voglia di vivere nel deserto, perché preferiamo vivere nello stordimento della città. Fatichiamo a prenderci del tempo per stare da soli, ci spaventa il silenzio, forse e soprattutto perché nessuno ci ha mai insegnato ad abitarlo, a farlo fiorire.

E ci spaventa soprattutto il deserto che è la prova, la sete, la solitudine negativa, quella di chi si è perso. Ingenuamente immaginiamo che una vita realizzata sia una vita senza contrasti, senza incidenti, senza dolore.

A volte è lo Spirito a spingerci ad abitare il deserto. Il dolore, allora, diventa opportunità per andare all’essenziale.

E Gesù resta nel deserto, quaranta giorni come quaranta furono gli anni trascorsi da Israele a vagare nel Sinai prima di imparare a diventare un popolo libero. Solidale da subito. Niente sconti, niente privilegi. Anche Gesù ha dovuto affrontare le sue ombre.

Tentazioni, le chiama il Vangelo. cioè scelte, discernimento, capire cosa distrugge e cosa costruisce.

Non siamo soli a farlo.



Il nuovo Adamo

Pochi versetti che dicono molto.

Non soltanto Gesù non fugge il deserto ma asseconda lo Spirito. E, come noi, si lascia tentare. Fatica. Lotta. Matteo e Luca ci diranno che lo fa meditando la Parola e interpretandola nella giusta luce.

In quel deserto accade qualcosa di incredibile:



Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.



Gesù sta con le bestie selvatiche in assoluta armonia. Come san Gerolamo con il leone. O san Francesco con il lupo. È il nuovo Adamo, l’uomo risvegliato, l’uomo in piena armonia col creato, col cosmo, con le altre creature.

Se nel deserto, sospinti dallo Spirito, sappiamo superare le tentazioni, fare le scelte giuste, orientarci all’essenziale, verso Dio, recuperiamo il nostro rapporto primigenio, originario, col Cosmo. Non più dominatori o nemici, ma in profonda armonia con tutti e con tutto.

E se vogliamo insistere, se le bestie selvatiche, in qualche modo, per allegoria, rappresentano le nostre paure profonde, nel deserto, con Cristo, riusciamo a convivere anche con esse.

Di più.



Angeli

Secondo la tradizione biblica quando Adamo ed Eva vennero cacciati dall’Eden Dio mise alla porta del giardino degli angeli di guardia, per impedire che rientrassero. L’umano, prima, doveva imparare ad usare bene la libertà, straordinario dono di Dio.

Ora anche gli angeli si sono riconciliati con gli uomini. E li servono. Ci servono per aiutarci a recuperare la nostra dimensione originaria.



Ecco delineato il percorso da fare. Lasciarci spingere nel deserto dallo Spirito, come ha fatto Gesù, affrontare senza paura le tentazioni per recuperare in noi l’immagine del nuovo Adamo che è il Signore.

Per avere il cuore libero di accogliere il messaggio che il tempo è compiuto e il Regno si è avvicinato. Convertiamoci e crediamo al Vangelo.

Buon cammino.

Fonte:http://www.tiraccontolaparola.it/



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