don Angelo Sceppacerca, "Corpus Domini"

Corpus Domini
Angelo Sceppacerca
Es 24,3-8; Eb 9,11-15; Mc 14,12-16.22-26

Miracolo Lanciano


Il Signore deve mangiare la sua Pasqua con i suoi, compreso Giuda. Fa tutto il Signore (è Dio che ci salva), ma i suoi devono prepararla con cura e nei dettagli. La Pasqua veniva celebrata in famiglia; questa è dei discepoli con Gesù, una nuova familiarità che non annulla gli altri. Questo segno della Pasqua preparata e consumata è lungo di millenari, ma l’essenziale di questa cena si è custodito fino ad oggi, fino alla nostra. Passano le generazioni, ma il Maestro è sempre lì.

“Prese il pane, prese il calice”, gesti semplici, che possiamo fare anche noi tutti i giorni. Tutti bevono a quel calice che contiene il suo sangue “versato per molti”. “Prendete, bevete”: è un comando che risponde ad un grande desiderio di comunione. È Dio che ci ha amati per primo.

Due verbi importanti: benedire (benedizione sul pane) e ringraziare (ringraziamento sul vino). L’Eucarestia è il sacrificio d’amore che Gesù, il Figlio, ha compiuto dentro il suo rapporto col Padre: dona la sua vita, tutta affidata al Padre, con una riconoscenza senza fine.

È festa, oggi, perché è il dies Domini, il giorno del Signore, e ancor più perché è la solennità del Suo Corpo e Sangue. Oggi, innanzitutto, ogni cristiano pieghi le ginocchia e si prostri dinanzi al Santissimo Sacramento in adorazione del Dio fatto uomo, fatto carne in Gesù, fatto pane spezzato e sangue versato. Il Corpus Domini è il banchetto del Re a cui siamo invitati dalla Sua predilezione: è il pane degli angeli, il pane dei pellegrini, il vero pane dei figli.

Questo pane ci è necessario, perché ci è necessaria la fede, la speranza, l’amore. Così pregava Paolo VI: “Tu ci sei necessario, o grande Paziente dei nostri dolori, per conoscere il senso della sofferenza e per dare ad essa un valore d’espiazione e di redenzione. Tu ci sei necessario, o Vincitore della morte, per liberarci dalla disperazione e dalla negazione e per avere certezze che non tradiscono in eterno”. E queste le espressioni dell’antico testo della Didaché: “Ti rendiamo grazie, o Padre nostro, per la vita e la conoscenza che ci hai dato per mezzo di Gesù tuo Figlio. Gloria a te nei secoli! Come questo pane spezzato, prima sparso sui monti, è stato raccolto per farne uno solo, così raccogli la tua Chiesa dalle estremità della terra nel tuo Regno”.

La presenza di Gesù nell’Eucaristia è la più grande e straordinaria, perché tocca la materia, il pane e il vino, ma anche la più difficile perché chiede di vedere oltre, con gli occhi della fede. La fatica del credere non è ostacolo, ma occasione per una più chiara manifestazione del Signore risorto, come fu per il dubbio dell’apostolo Tommaso.

Lanciano, piccola cittadina abruzzese, conserva il più straordinario miracolo eucaristico della storia. Così recita un’epigrafe: “Circa gli anni del Signore 700 in questa chiesa allora sotto il titolo di san Leguntiano dei monaci di san Basilio dubitò un monaco sacerdote se nell’Hostia consacrata fosse veramente il Corpo di nostro Signore e nel vino il Sangue. Celebrò messa e, dette le parole della consacrazione, vidde fatta Carne l’Hostia e Sangue il vino. Fu mostrata ogni cosa ai circostanti et indi a tutto il popolo. La Carne è ancora intiera et il Sangue diviso in cinque parti disuguali che tanto pesano tutte unite quanto ciascuna separata”. Questo nel 1636. Le analisi scientifiche (anatomia e istologia patologica, chimica e microscopia clinica) più recenti (1970 e 1981) hanno dato questo referto: “La Carne è vera Carne. Il Sangue è vero Sangue. La Carne e il Sangue appartengono alla specie umana. La Carne è un Cuore completo nella sua struttura essenziale… La Carne e il Sangue hanno lo stesso gruppo sanguigno: AB… Nel Sangue sono state ritrovate le proteine normalmente frazionate con i rapporti percentuali quali si hanno nel quadro sieroproteico del sangue fresco normale”.

Fonte:www.agensir.it/

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