FIGLIE DELLA CHIESA, Lectio "Il regno di Dio è come … "(Mc 4, 26-29).

XI Domenica del Tempo Ordinario
 Lun, 11 Giu 18  Lectio Divina - Anno B

Due piccole parabole in questo vangelo della domenica: con queste Gesù invita alla fiducia, alla pazienza e alla speranza. Egli vuol farci comprendere come il Regno che lui annuncia e semina nel mondo cresce e matura lentamente, ma non lo può definire con esattezza e con poche parole, per questo ricorre alle parabole.

Il regno di Dio è come … (Mc 4, 26-29). Quando Dio pianta qualcosa, certamente crescerà perché è fecondata dalla sua presenza operosa. Gesù vuol farci comprendere come Dio sta operando per la costruzione del suo Regno, che è opera sua: dopo che Lui l’ha seminato tra gli uomini - con Gesù -, quando getta un seme, questo cresce in modo impercettibile e irresistibile, nessuno può far nulla per bloccare la sua crescita o farlo crescere più in fretta. Non serve l’opera dell’uomo, il suo efficientismo, i suoi programmi. Dio è l’unico protagonista in questa impresa che è la storia della Salvezza. Senza alcun intervento esterno. Ecco: Che tu dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Le cose di Dio fioriscono per una misteriosa forza interna, per la straordinaria energia segreta di tutto ciò che è buono, vero e bello. In tutte le persone, nel mondo e nel cuore, nonostante i nostri dubbi, Dio matura. E nessuno può sapere di quanto il buon grano di Dio abbia bisogno per maturare nelle persone. E’ rasserenante pensare che il Regno è dono di Dio e che la prima responsabilità nel realizzarlo è totalmente sua. E noi se vogliamo collaborare veramente all’edificazione del Regno dobbiamo prima di tutto metterci in atteggiamento di fiducia, umiltà e pazienza.

E proprio per farci comprendere questo atteggiamento di fiducia di pazienza che in questa parabola Gesù mette in evidenza tre tappe: semina, crescita e mietitura. In un contesto di agricoltori come era ai tempi di Gesù, l’esempio portato nella parabola era molto comprensibile, il contadino – Dio – fa due azioni, semina e miete, poi c’è un lungo periodo di attesa e se pensiamo ai proverbi nostri quando si dice sotto la neve pane, anche per noi questo è un esempio fortissimo. Il seminatore rimane inerte ed aspetta che quel seme – Gesù – diventi attivo, si maceri per diventare una piantina che cresce e sfamerà l’umanità, però l’azione del contadino è importante: senza la sua opera di semina non ci sarà la crescita della piantina e senza la mietitura tutto il grano verrà distrutto.

Cosa significa tutto questo? Gesù vuole insegnare a tutti noi che il nostro contributo nello sviluppo del Regno è determinante. Il Regno di Dio ha bisogno dell’agricoltore: sicuramente è il Padre, è Gesù, ma il seme è Gesù stesso, e il vangelo è applicato ai discepoli che devono svolgere la medesima funzione.

La parabola dice che il regno è stato seminato e che sta crescendo. Usando questo simbolo si dice dinamicità intrinseca: il regno di Dio ha vitalità e forza sufficienti per giungere a maturazione: se viene accolto si può essere sicuri che il regno di Dio farà il suo cammino. Come il seme caduto in terra buona effettua da sé la crescita, così il regno di Dio matura per dono di Dio stesso. Il vangelo ha una propria efficacia. L’efficacia del vangelo non dipende dallo sforzo continuo di farlo crescere, ma dalla semina e poi dalla propria efficacia. Allora quando si parla del vangelo dovremmo aver chiara la fiducia che abbiamo in Dio. All’uomo viene chiesta un’attesa fiduciosa nel risultato finale, quindi di liberarsi da affanni inutili.

La seconda parabola, il regno di Dio è come un granello di senape, (vv 30-32), ci dà una grandiosa visione di speranza che incoraggia i credenti all’atteggiamento della pazienza. Gesù invita a non aver paura, ad aver fiducia nel piccolo, nel semplice e nel debole perché solo così ci lasciamo guidare dalla Sua operosità e diventando così collaboratori affidabili del suo Regno a non pretendere chissà quali risultati e lasciare invece che le cose si sviluppino gradualmente: il seme è gettato.

Vedendolo esordire così poveramente, i discepoli potevano chiedersi con inquietudine quale sarebbe stato il suo destino. Poiché gli effetti della predicazione di Gesù potevano sembrare lenti e non rispondenti alle attese di frutti immediati o spettacolari, Gesù li rassicura esortandoli a considerare la natura e le sue leggi. Il seme che cresce diventa un albero imponente e porta frutti, diventa la lezione continua da opporre alle inquiete e soggettive accelerazioni che l'uomo vuole imprimere alla storia e al progetto di Dio. Il momento presente è da considerare in funzione di un avvenire che appartiene a Dio. Il seme che Gesù ha gettato, il Regno dei cieli che ha annunciato con la predicazione del vangelo, può sembrare una piccola cosa, della quale non si vedono frutti immediati spettacolari, ma questa è la logica del Regno: da poveri e invisibili inizi nascerà la grandezza del Regno di Dio. Una grandezza diversa dalla logica di questo mondo, essa è fatta di piccolezza semplicità quotidianità, non di arroganza e prepotenza. Gesù chiede in sostanza fiducia assoluta in lui. Anche se al momento le cose sembrano andare male, il Regno di Dio è potenza di Dio e darà frutto a suo tempo.

Gesù invita sì alla speranza, ma soprattutto vuole suggerire una maniera diversa di immaginare la presenza di Dio nella storia. Il discorso in parabole che Gesù presenta in questo capitolo ha proprio lo scopo di far intuire la logica nuova del Regno. Il suo mistero si manifesta a coloro che superano un ragionamento umano di pensare che le cose hanno valore e importanza solo quando si presentano grandiose e potenti. Gesù nel vangelo ci invita a riporre fiducia nelle cose piccole, semplici perché solo così ci lasciamo guidare dalla sua operosità diventando in tal modo collaboratori più affidabili nel cantiere del suo Regno.

Fonte:figliedellachiesa.org

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