ORDINE DEI CARMELITANI,LECTIO DIVINA "LA PARABOLA DI LAZZARO E DEL RICCO"


Lectio La parabola di Lazzaro e del riccoTra i due appena una porta chiusaLuca 16,19-311. Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il
quale l'hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.

Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.
2. Lettura
a) Chiave di lettura:
In questa 26a domenica del Tempo Ordinario, la liturgia ci pone dinanzi la parabola del povero Lazzaro, seduto davanti alla porta del ricco. Questa parabola è uno specchio fedele, in cui si rispecchia non solo la situazione della società del tempo di Gesù, ma anche la nostra società del XXI secolo. La parabola è una denuncia forte e radicale di questa situazione, poiché indica chiaramente che Dio pensa il contrario. Nella parabola appaiono tre persone: il povero, il ricco ed il padre Abramo. Il povero ha un nome, pero non parla. Appena esiste. I suoi unici amici sono i cagnolini che lambiscono le sue ferite. Il ricco non ha nome, ma parla sempre ed insiste. Vuole avere ragione, ma non ci riesce. Il padre Abramo è padre di tutti e due, e vuole bene a tutti e due, e chiama al ricco che sta nell’inferno, ma non riesce ad ottenere che il ricco cambi opinione e si converta. Nel corso della lettura cerca di prestare molta attenzione alla conversazione del ricco con il padre Abramo, agli argomenti del ricco e agli argomenti del padre Abramo.
b) Una divisione del testo per aiutarne la lettura:
Luca 16,19-21: La situazione dei due in questa vita
Luca 16,22:   La situazione dei due nell’altra vita
Luca 16,23-26: La prima conversazione tra il ricco ed Abramo
Luca 16,27-29: La seconda conversazione tra il ricco ed Abramo
Luca 16,30-31: La terza conversazione tra il ricco ed Abramo
c) Testo:
Luca 16,19-3119C’era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. 20Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, 21bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. 22Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. 23Stando nell’inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. 24Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura. 25Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti. 26Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi. 27E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, 28perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento. 29Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. 30E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno. 31Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi».
3. Momento di silenzio orante
perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.
4. Alcune domande
per aiutarci nella meditazione e nella orazione.
a) Qual’è il punto del testo che più ti è piaciuto o che ti ha maggiormente colpito? Perchè?
b) Paragona la situazione del povero e del ricco prima e dopo la morte. Qual’è la situazione dei due prima della morte? Cosa cambia nella situazione del povero e del ricco dopo la morte?
c) Cosa separa il povero dal ricco prima della morte? Cosa separa il ricco dal povero dopo la morte?
d) Nella conversazione tra il ricco ed il padre Abramo, cosa chiede il ricco e cosa risponde Abramo?
e) In questa parabola, la situazione cambia solo dopo la morte. Sara che Gesù ci vuole dire che nel corso della vita il povero deve sopportare qualsiasi cosa per poter poi meritare il cielo? O cosa pensi tu?
f) Ci sono persone che come il ricco della parabola, attende miracoli per poter credere in Dio. Ma Dio chiede di credere in Mosè e nei profeti. Ed io, verso che lato tende il mio cuore: verso il miracolo o verso la Parola di Dio?
g) Che tipo di trattamento do ai poveri? Hanno per me un nome?
5. Per coloro che volessero approfondire maggiormente il tema
a) Contesto:
i) Nel vangelo di Luca, dal capitolo 9 (Lc 9,51), stiamo accompagnando Gesù nel suo viaggio verso Gerusalemme. Qui nei capitoli 15 e 16 raggiungiamo, per così dire, il culmine, il centro del viaggio, da dove è possibile scorgere il cammino percorso ed il cammino da percorrere. Ossia, qui sulla cima della collina, o nel centro del Vangelo, percepiamo con maggiore chiarezza i due temi principali che percorrono il vangelo di Luca, da punta a punta. Nel capitolo 15, la parabola del padre con i suoi due figli ci rivela la tenerezza e la misericordia di Dio che accoglie tutti. Ora il capitolo 16 ci presenta la parabola del povero Lazzaro per rivelare l’atteggiamento che dobbiamo avere dinanzi al problema della povertà e dell’ingiustizia sociale.
ii) Ogni volta che Gesù ha una cosa importante da comunicare, racconta una parabola, crea una storia che rispecchia la realtà della gente. Così, mediante la riflessione sulla realtà visibile, porta coloro che lo ascoltano a scoprire gli appelli invisibili di Dio, presenti nella vita. Una parabola è fatta per far pensare e riflettere. Per questo è importante essere attenti perfino ai piccoli dettagli. Nella parabola che stiamo meditando, appaiono tre persone. Lazzaro, il povero, l’unico che non parla. Il ricco senza nome, che parla ad istante. Il padre Abramo che, nella parabola, rappresenta il pensiero di Dio. Il ricco senza nome rappresenta l’ideologia dominante del governo dell’epoca. Lazzaro rappresenta il grido straziante dei poveri del tempo di Gesù, del tempo di Luca e di tutti i tempi.
b) Commento del testo:
Luca 16,19-21: La situazione del ricco e del povero
Qui appaiono i due estremi della società. Da un lato, la ricchezza aggressiva. Dall’altro il povero senza risorse, senza diritti, coperto di ulcere, impuro, senza nessuno che lo accoglie, meno i cagnolini che lambiscono le sue piaghe. Ciò che separa i due è solamente una porta: la porta chiusa della casa del ricco. Da parte sua non c’è accoglienza, né pietà per il problema del povero che si trova davanti alla sua porta. Ma nella parabola, il povero ha un nome, mentre il ricco non lo ha. Il povero si chiama Lazzaro, che significa Dio aiuta. Attraverso il povero Dio aiuta il ricco ed il ricco potrà avere il suo nome scritto nel libro della vita. Ma il ricco non accetta di essere aiutato dal povero, perché continua a tenere la porta chiusa. Questo inizio della parabola che descrive la situazione, è uno specchio fedele di quanto avveniva al tempo di Gesù e di Luca. Ed è anche lo specchio di ciò che avviene oggi!
Luca 16,22: Il cambiamento che rivela la verità che era nascosta
"Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto". Nella parabola, il povero muore prima del ricco. Ciò è una avvertenza per i ricchi. Fino a che il povero si trova davanti alla porta, vivo, è ancora possibile che il ricco si salvi. Ma dopo che il povero muore, muore anche l’unico strumento di salvezza per il ricco. Oggi i poveri muoiono a milioni, vittime della geopolitica dei paesi ricchi.
Il povero muore ed è portato dagli angeli nel seno di Abramo. Il seno di Abramo é la fonte di vita, da dove nasce il popolo di Dio. Lazzaro, il povero, appartiene al popolo di Dio, fa parte del popolo di Abramo, da cui è escluso poiché stava alla porta del ricco. Il ricco che pensa di essere figlio di Abramo, anche lui muore ed è sepolto. Ma non va verso il seno di Abramo, poiché non è figlio di Abramo!
Termina qui l’introduzione alla parabola. Ora inizia la rivelazione del suo significato, mediante tre conversazioni tra il ricco ed il padre Abramo.
Luca 16,23-26: La prima conversazione tra il ricco senza nome ed il padre Abramo
La parabola è come una finestra che Gesù apre per noi sull’altro lato della vita, il lato di Dio. Non si tratta del cielo. Si tratta del vero lato della vita scoperto solo dalla fede e che il ricco senza fede non percepisce. L’ideologia dominante gli impedisce di scoprire. Ed è solo alla luce della morte che l’ideologia si disintegra nella testa del ricco, e che spunta per lui il vero valore della vita. Dalla parte di Dio, senza l’ideologia e la propaganda ingannevoli del governo, le sorti saranno cambiate. Il ricco soffre, il povero è felice. Il ricco, al vedere Lazzaro nel seno di Abramo chiede che Lazzaro rechi sollievo alla sua sofferenza. Alla luce della morte, il ricco scopre che Lazzaro è il suo unico benefattore possibile. Ma ora è troppo tardi! Il ricco senza nome è un giudeo (o cristiano) “pio”, conosce Abramo y lo chiama Padre. Abramo risponde e lo chiama figlio. Ciò significa che, nella realtà, questa parola di Abramo va indirizzata ai ricchi vivi. In quanto vivi, anche loro hanno la possibilità di divenire figli di Abramo, se aprono la porta a Lazzaro, al povero, all’unico che in nome di Dio può aiutarli. Per il ricco, rinchiuso nella sua sofferenza, la salvezza consisteva in una goccia d’acqua che Lazzaro poteva dargli. Nella realtà, per il ricco, la salvezza non consiste in che Lazzaro gli porti una goccia d’acqua per rinfrescargli la lingua, bensì in che lui stesso, il ricco, apra la porta chiusa della sua casa ed entri in contatto diretto con il povero. Solo così è possibile superare il grande abisso che li separa.
Nella risposta di Abramo, al ricco appare la verità delle quattro maledizioni: (Lc 6,24-26).
Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione.
Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame.
Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete.
Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi.
Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti.
Luca 16,27-29: La seconda conversazione tra il ricco ed Abramo
Il ricco insiste: "Padre, ti supplico: manda Lazzaro a casa di mio padre. Ho cinque fratelli!” Il ricco non vuole che i suoi fratelli patiscano lo stesso tormento. "Manda Lazzaro!" Lazzaro, il povero, è l’unico vero intermediario tra Dio e i ricchi. Ma il ricco, durante la sua vita non si è preoccupato del povero Lazzaro. E’ preoccupato di se stesso e dei suoi fratelli. I poveri non l’anno preoccupato mai! E’ come il fratello maggiore della “Parabola del Padre con i due figli" (Lc 15,25-30). Il maggiore voleva far festa con i suoi amici, e non con il suo fratello che era perduto. La risposta di Abramo è chiara: "Loro hanno Mosè ed i Profeti; ascoltino loro!" Hanno la Bibbia! Il ricco aveva la Bibbia. La conosceva perfino a memoria. Ma non si rese mai conto che la Bibbia avesse qualcosa da vedere con i poveri alla sua porta. La chiave con cui il ricco può capire la Bibbia è il povero seduto alla sua porta!
Luca 16,30-31: La terza conversazione tra Abramo ed il ricco
Il ricco continua insistendo: "No, padre, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno!" Il ricco riconosce che si è sbagliato, poiché parla di ravvedersi, cosa che non ha mai avvertito durante la vita. Lui vuole un miracolo, una resurrezione! Ma questo tipo di resurrezione non esiste. L’unica resurrezione è quella di Gesù. Gesù risorto viene a noi nella persona del povero, di colui che non ha diritti, che non ha terra, che non ha cibo, che non ha tetto, che non ha salute. Nella sua risposta finale, Abramo è breve e deciso: "Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi”. E termina così la conversazione! La chiave per capire il senso della Bibbia e della salvezza è il povero Lazzaro, seduto davanti alla porta del ricco!
c) Ampliando le informazioni:
A causa del contesto sociale ingiusto nel tempo di Gesù:
Nel 64 prima di Cristo i romani invasero la Palestina e imposero al popolo un pesante tributo. Gli studiosi calcolano che più o meno la metà del reddito familiare era destinato al pagamento dei tributi, imposte e tasse del governo romano. Roma, inoltre, fece una riorganizzazione geopolitica nella regione. Prima dell’invasione romana, tutta la regione, da Tiro e Sidone fino alla frontiera con Egitto, era governata dagli asmonei, prolungamento dei maccabei. Dopo l’invasione, rimasero solo tre regioni sotto il governo dei giudei: la Giudea, la Pereia e la Galilea. Per poter mantenere il controllo sui popoli dominati con un minimo di sacrificio e spesa propria, i romani volevano attrarre verso di sé l’elite locale. Nel caso della Palestina, l’elite locale per i romani erano i sadducei, gli anziani, alcuni pubblicani e parte dei sacerdoti. Così tutto questo cambiamento prodotto dall’invasione romana fece sì che i giudei che abitavano negli altri territori di quella regione migrassero quasi tutti verso la Giudea e la Galilea. Conseguenza: la popolazione si raddoppiò in Giudea e Galilea e diminuì della metà il reddito familiare. Risultato: da un lato, impoverimento progressivo, disoccupazione, mendicanza, povertà estrema. Dall’altro arricchimento esagerato della locale, appoggiata dai romani. Il ritratto fedele di questa situazione è espresso nella parabola del povero Lazzaro e del ricco senza pietà.
Riflessioni finali attorno alla parabola
Il ricco che ha tutto, e si rinchiude in se stesso, perde Dio, perde la ricchezza, perde la vita, perde se stesso, perde il nome, perde tutto. Il povero che non ha nulla, tiene Dio, guadagna la vita, tiene nome, guadagna tutto. Il povero è Lazzaro, è “Dio aiuta”. Dio viene fino a noi nella persona del povero, seduto alla nostra porta, per aiutarci a superare l’abisso insuperabile creato dai ricchi senza cuore. Lazzaro è anche Gesù, il Messia povero e servo, che non fu accettato, ma la cui morte cambiò radicalmente tutte le cose. Ed alla luce della morte del povero, tutto cambia.
Il luogo del tormento è la situazione della persona senza Dio. Anche se il ricco pensa di avere religione e fede, non sa stare con Dio perché non apre la porta al povero, come fece Zaccheo (Lc 19,1-10).
6. Preghiera di un Salmo
Salmo 15(14): Signore chi può abitare nel tuo santuario?
Signore, chi abiterà nella tua tenda?
Chi dimorerà sul tuo santo monte?
Colui che cammina senza colpa,
agisce con giustizia e parla lealmente,
non dice calunnia con la lingua,
non fa danno al suo prossimo
e non lancia insulto al suo vicino.
Ai suoi occhi è spregevole il malvagio,
ma onora chi teme il Signore.
Anche se giura a suo danno, non cambia;
presta denaro senza fare usura,
e non accetta doni contro l’innocente.
Colui che agisce in questo modo
resterà saldo per sempre.
7. Orazione Finale
Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell'unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.

Fonte:http://ocarm.org/it


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