Luca Desserafino sdb"Vogliamo vedere Gesù"

22 MARZo 2015 | 5a Domenica - T. Quaresima B | Omelia
5a Domenica - Tempo di Quaresima - B
Siamo ormai alle soglie della Settimana Santa e il Vangelo di Giovanni pone sulle nostre labbra la stessa domanda che alcuni Geci, presenti tra la folla dei pellegrini recatasi a Gerusalemme per la Pasqua, posero a Filippo e Andrea: "Vogliamo vedere Gesù".
Nella prima lettura di ogni domenica di Quaresima abbiamo contemplato finora, nella loro successione, diverse tappe della storia della salvezza. Oggi un'altra tappa decisiva: il profeta Geremia annuncia la "nuova alleanza". Con questa
espressione, coniata appunto da Geremia, gli autori del Nuovo Testamento descriveranno la novità dell'esperienza cristiana.
Secondo il profeta, l'amore fedele di Dio opererà tale miracolo: "Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore". Vale a dire, si attuerà una unità perfetta tra il cuore dell'uomo e la volontà di Dio. Il cuore umano vibrerà all'unisono col volere divino. Nella Bibbia il cuore, indica la coscienza, il centro vitale e profondo della persona, ciò significa che la volontà di Dio diventa la passione dominante e unificante di tutta l'esistenza e attività dell'uomo.
Una relazione immediata e personale legherà intimamente il fedele col suo Signore: "Tutti mi conosceranno dal più piccolo al più grande...poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato". Dio rimuoverà, o meglio distruggerà fin dalle radici ciò che impedisce la comunione con Lui, il peccato, e tutti faranno l'esperienza indicibile di un amorevole rapporto vitale con l'unico Signore.

"Vogliamo vedere Gesù!". La richiesta espressa con tanta speranza dal gruppo dei Greci, nel brano del Vangelo di Giovanni, traduce un'aspirazione che percorre i secoli. La figura di Gesù domina l'orizzonte della storia ed esercita un fascino indiscutibile. Ma il mistero di Gesù sfugge a chi vuole accostarlo mosso da curiosità, da interesse storico o etico.
Per Giovanni vedere Gesù indica lo sguardo della fede e l'apertura del cuore: due condizioni indispensabili per cogliere l'identità di Gesù ed entrare in comunione con lui.
Ma questo vedere è determinato da un'ora, da una situazione esistenziale ben precisa.
Proprio Gesù, con una metafora, spiega il contenuto e il significato dell'ora che ormai incombe sulla sua vita: come il chicco di grano egli deve morire perché tutti abbiano la possibilità di entrare in comunione di vita con il Padre. È la logica che permea l'esistenza cristiana: incontrare Gesù implica seguirlo in una scelta di vita che si fa dono per gli altri.

C'è chi pensa che la fede sia una garanzia, una specie di polizza di assicurazione contro gli infortuni della vita, una dottrina che insegna a comportarsi bene e a non far male a nessuno. Ma Gesù presenta un quadro radicalmente diverso e una legge molto più esigente: essere cristiani implica seguire Gesù...
Cosa vogliono dire, appunto, quelle parole paradossali: "Chi ama la sua vita la perde, e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna"?
Vogliono dire proprio che chi si aggrappa al proprio egoismo e alle illusioni umane del potere, del successo, della sensualità, conoscerà un'esistenza sterile, chiusa. Chi invece sa dimenticare se stesso e offrire con amore la propria vita, se la ritroverà in pienezza. Il valore di una persona è legato a ciò che dona.

Nella croce di Gesù appare certamente la tragicità di un fallimento e di un dolore smisurato. Ma vi traspare, ed è semplicemente l'altra faccia della stessa realtà, l'amore. Un amore di cui uno più grande non si può immaginare e chiedere.
Un amore di cui soltanto Dio è capace.

Un amore che è Dio stesso. Ecco perché Gesù crocifisso è la manifestazione suprema di Dio Amore e quindi la "gloria" di Dio (= il suo essere Amore) è irradiato dalla croce.
La sorgente della vita nasce dal Crocifisso per riversarsi su tutti gli uomini.

"Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me". Elevato da terra, cioè innalzato sulla croce e di conseguenza nella gloria, Gesù diventerà centro di attrazione, polo di unificazione di tutta l'umanità dispersa, cuore pulsante di una comunione universale.
Attorno al Cristo "innalzato" si costruirà l'unità del nuovo popolo di Dio. E' la realtà della "nuova alleanza" promessa da Geremia. La nostra realtà di figli di Dio, una volta dispersi e ora riuniti in una sola famiglia, la Chiesa, è frutto della morte e risurrezione di Gesù. La morte di Cristo genera, così, la vita nuova per sé e per la moltitudine.
Certamente dalla morte non nasce la vita; ma dall'amore, che in quella morte si è espresso, la vita è sgorgata come l'acqua viva da una sorgente inesauribile.
Lasciarci "attirare" da Lui significa volgerci interamente a Lui (= conversione), credere in Lui, seguirlo, e così imparare a guardare le persone col suo sguardo.

La vera carità, infatti, consiste non tanto nell'organizzare aiuti, ma nel guardare ogni persona con gli occhi e col cuore del Crocifisso-Risorto; consiste nel perdersi, nello "sprecarsi", nel donarsi, ed è qui che si esprime il massimo amore (solo l'amore è credibile) e si diventa "calamite", fattori catalizzanti di unità, nell'ambito familiare così come in quello sociale. Soltanto così, attuando nella storia della nostra vita, la logica del seme che muore per portare frutto, diamo testimonianza a quell'amore che in Gesù crocifisso, morto e risorto è universalmente offerto e donato a tutto il creato e all'umanità intera.

Luca Desserafino sdb

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