Umberto DE VANNA sdb Omelia 5a Domenica - Tempo di Quaresima B

2 marzo 2015 | 5a Domenica - Tempo di Quaresima B | Omelia
5a Domenica - T. Quaresima 2015
Per cominciare
Si avvicinano i giorni drammatici della passione e morte di Gesù e si incomincia a parlare apertamente di croce. Domenica prossima sarà la Domenica delle Palme, che aprirà la settimana
santa. In questa domenica prima del concilio e della riforma liturgica si velavano la croce e le statue dei santi, per esprimere anche visivamente la drammaticità di questi quindici giorni che ci separano dalla Pasqua.
La Parola di Dio
Geremia 31,31-34. Ci viene presentata una delle più belle pagine dei profeti: Dio per bocca di Geremia parla di un tempo in cui la fedeltà del popolo non verrà meno, la legge sarà scolpita nel loro cuore e l'alleanza sarà definitiva.
Ebrei 5,7-9. Il testo afferma che l'alleanza definitiva si è realizzata in Gesù, attraverso la sua morte. Gesù ha siglato con il suo sangue l'alleanza con Dio, e un patto siglato con la morte è per sua natura definitivo, non può essere ritrattato. È in questo modo che Gesù è diventato causa di salvezza per tutti gli uomini.
Giovanni 12,20-33. Gesù colpisce con il suo modo di fare e di operare e alcuni greci chiedono di vederlo, rivolgendosi a Filippo. Ma Gesù li sorprende facendo riferimento alla sua imminente morte in croce: sarà un morire destinato a fiorire e a produrre salvezza.

Riflettere...

* Curiosamente la liturgia quaresimale anticipa oggi un passaggio di Giovanni che segue immediatamente l'ingresso solenne di Gesù a Gerusalemme. Come ricorderemo domenica prossima, Gesù è appena entrato trionfalmente in Gerusalemme per celebrare la Pasqua. La città è gremita di fedeli provenienti da ogni dove. Gesù cavalca un asinello e la gente lo acclama. Mentre le autorità ebraiche si allarmano e osservano: "Gli va dietro il mondo intero!".
* Tra i fedeli giunti in città ci son*** anche dei "proseliti", stranieri che hanno aderito pienamente alla religione giudaica, compresa la circoncisione. Tra essi, alcuni greci, che si rivolgono all'apostolo Filippo (il suo nome è greco, probabilmente conosce la loro lingua) e chiedono di poter vedere Gesù.
* "Vedere" nella cultura ebraica non è mai un semplice guardare con gli occhi. Ha sempre un significato forte: può voler dire, come nel caso di Nicodemo, di cui s'è parlato la settimana scorsa, "avere un forte interesse"; addirittura quasi un "credere in qualcuno".
* Proprio questo allargarsi dell'interesse attorno a lui, spinge Gesù a capire che i tempi sono maturi, che la sua "ora" sta per realizzarsi: l'ora per cui si è incarnato, quando tutti dovranno guardare a lui per essere salvati.
* Non si sa se Gesù abbia accettato di incontrare questi greci, Giovanni non lo dice, ma l'episodio apre al discorso sulla glorificazione di Gesù, che si realizzerà attraverso la sua passione.
* Gesù ne ha paura. Giovanni che non racconta l'episodio del Getsemani, in qualche modo lo fa adesso, mettendo in bocca a Gesù queste parole: "Adesso l'anima mia è turbata; che cosa dirò: Padre, salvami da quest'ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest'ora! Padre, glorifica il tuo nome!". Non un angelo, ma il Padre stesso, interviene a dargli forza e dice: "L'ho glorificato, e lo glorificherò ancora".
* Una glorificazione che avverrà attraverso la passione. Come il chicco di grano per dare frutto deve cadere in terra e marcire per germinare, così la glorificazione di Gesù passerà attraverso il suo sacrifico.
* La liturgia domenicale nella prima lettura apre a un secondo tema, che è già stato ricordato quindici giorni fa (Es 20,1-17): la promulgazione della legge da parte di Mosè, strumento che definiva i termini dell'alleanza tra Dio e il popolo di Israele.
* Geremia, con espressioni che sono tra le più alte di tutto l'antico testamento, parla di un'alleanza nuova, sancita non più da una legge esterna all'uomo, ma di un'alleanza scritta nel cuore dei credenti. Alla prima alleanza il popolo non si è rivelato fedele, a questa alleanza nuova e definitiva la fedeltà non verrà meno, perché è firmata dal sangue di Gesù, Figlio di Dio. Un patto con Dio senza ripensamenti, compiuto a favore di tutta l'umanità.
* Si tratta di un nuovo modo di rapportarsi con Dio, che non stabilisce con lui una specie di accordo determinato da gesti, riti, sacrifici, osservanze minuziose e maniacali per osservare con scrupolo una legge, ma di una conversione del cuore, di un'apertura radicale ai progetti di Dio.

Attualizzare

* Secondo un sondaggio, il 64 per cento degli italiani considera Gesù "il personaggio più interessante della storia". Ma c'è anche chi non lo inserisce nemmeno nei sondaggi, e chi non pensa affatto di doversi in qualche modo confrontare con lui.
* Gesù non è certo uno sconosciuto. Per molti di noi la sua figura è familiare sin dai primi anni. Scrivono di lui un gran numero di libri, opere teatrali, musicali e scritti di ogni genere. Dal 1972 a Londra ci sono state un numero incredibile di repliche del musical Jesus Christ Superstar, che ha battuto ogni record di incassi. Il critico cinematografico Ernesto G. Laura elenca 69 film su Gesù girati dal 1897 a oggi. Il fascino di Gesù è un dato indiscutibile. Sin dall'inizio migliaia di donne e uomini hanno dato la loro vita per lui. Prima i suoi dodici apostoli, poi tanti altri lungo i secoli. Anche oggi milioni di persone si mettono al suo seguito, vivono e sono disposti a morire per lui.
* "Vogliamo vedere Gesù", dicono i greci. Dovrebbe essere questo il desiderio di chi ha preso la quaresima sul serio e si sta preparando alla Pasqua. Invece è più normale, soprattutto nei "praticanti", una certa assuefazione anche all'esperienza della fede, un lasciarsi guidare addirittura da una stanca abitudine. A quindici giorni dalla Pasqua, domandiamoci: con che spirito stiamo vivendo questa quaresima? Ci stiamo preparando ad accompagnare Gesù nel momento in cui si appresta a vivere fino in fondo la sua "ora"?
* "Vogliamo vedere Gesù": è questo invece a volte il desiderio che attraversa il cuore di chi è lontano dalla fede, di chi si è allontanato dalla chiesa o non ci è mai entrato e ne ha inconsciamente nostalgia. È il desiderio di vedere Dio, di sentirlo vicino e farne esperienza, in qualche modo di toccarlo, avere delle certezze più forti.
* "Vogliamo vedere Gesù!", ripetiamo anche noi oggi, insieme ai milioni e milioni di uomini e donne che dall'inizio della storia cristiana hanno cercato di conoscerlo più da vicino. "Il tuo volto Signore io cerco, di te ha sete l'anima mia, all'aurora ti cerco…" (Salmo 27): dovrebbe essere questa la nostra preghiera in questi ultimi quindici giorni di quaresima, per entrare nell'animo di Gesù, comprenderlo meglio, entrare nella sua intimità.
* Non sappiamo quale dialogo sia stato intessuto tra Gesù e questi greci, ma durante tutta la sua vita, Gesù non si è negato a nessuno, si è rivelato gradualmente ai suoi apostoli, alla gente e perfino ai suoi nemici; addirittura quando in catene, durante il processo, rivelerà fino in fondo la propria identità.
* Al centro della parola di Dio di quest'oggi c'è l'"ora" di Gesù, che è il momento centrale della sua vita, a cui il vangelo di Giovanni fa riferimento più volte. La sua "ora" è il momento della decisione estrema: "Proprio per questo sono giunto", dice Gesù, e sa che la sua missione non potrà non avere questo epilogo. Ma ne ha anche paura e la sua anima ne è turbata: si tratta ormai di affrontare a viso aperto l'esperienza del sacrificio della croce.
* Quanto a noi, sappiamo che essere discepoli di Cristo significa accettare la logica del vangelo. Al termine della vita di Cristo ci fu la croce. Ma essa è già una realtà a ogni passo, come conseguenza della decisione di scegliere come unica proposta di vita la volontà di Dio.
* Per Gesù prendere la croce non vuol tanto dire mettersi nella prospettiva della mor-te, ma decidere di rimanere fedele, anche a costo di rimetterci ogni cosa, compresa la vita. È quindi segno di un amore senza misura, di una vita non persa ma realizzata.
* Come Cristo ha salvato il mondo con il suo apparente fallimento, giungendo al culmine della sua azione salvifica proprio nel momento della sua Pasqua, così anche per i discepoli, ogni volta che sopportano sofferenza e annientamento per non cedere al compromesso, per essere fedeli a Dio e al suo piano sul mondo, essi diventano causa di salvezza, manifestazione della potenza di Dio, che dona al mondo la vita per mezzo della loro morte.
* Quello della croce è diventato certo un discorso duro per le nostre comunità. Se ne parla con una certa rassegnazione e diventa un fatto incomprensibile, accettato spesso con cuore chiuso. È necessario quindi un vero cambiamento di mentalità, una conversione. La croce, infatti, come già si è detto, in quanto insieme di difficoltà e privazioni che sono conseguenza di scelte evangeliche, è un fatto positivo e salvifico, e rientra nella logica vincente di Dio.
* La via della croce, che era vista come una maledizione per l'uomo, un supplizio infamante, è motivo di onore e di gloria per il cristiano. Se mancasse questa componente della sua vita dovrebbe probabilmente dubitare della verità del suo amore e della sua fedeltà a Dio.
* La gioia, l'amore comunitario e una certa vitalità propria della vita evangelica possono far pensare che il cristiano sia chiamato a una vita di efficienza e non a quella mortificante della croce. C'è addirittura chi immagina che al cristiano quasi per un privilegio venga negata quella componente di vita dura a cui ogni uomo è costretto dalla natura. Essere dalla parte di Dio significa essere dalla parte vincente, ma non in modo automatico, e non sempre in questa vita.

I veri cristiani e l'inevitabilità della croce
Mamma Margherita abbandonò i suoi campi e seguì il figlio Giovanni Bosco a Torino, dove si prese cura dei poveri ragazzi dell'oratorio. Ma una sera, dopo che i ragazzi le avevano distrutto il piccolo l'orto che era riuscita a farsi in città, sussurrò al figlio: "Giovanni, sono stanca. Lasciami tornare ai Becchi. Lavoro dal mattino alla sera, sono una povera vecchia, e quei ragazzacci mi rovinano sempre tutto. Non ce la faccio proprio più". Don Bosco guardò il volto di sua madre e sentì un nodo alla gola. Non trovò parole potenzialmente capaci di consolare quella povera madre stanca. Si limitò allora a fare un gesto: le indicò il crocifisso appeso alla parete e la santa mamma capì.

Risorgerò nel popolo
"Se mi uccideranno, risorgerò nel popolo salvadoregno!": così disse mons. Oscar Romero, vescovo di San Salvador, quando sentì che la sua vita era in grave pericolo. Il 24 marzo 1980 venne ucciso da un sicario mentre celebrava la messa feriale. La sua colpa è stata quella di essersi messo contro gli squadristi per difendere i poveri, di aver sfidato con la forza della fede i poteri forti.


 Umberto DE VANNA

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