don Luciano Cantini "Oltre il visibile"

Oltre il visibile
don Luciano Cantini  
XIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (03/07/2016)
Vangelo: Lc 10,1-12.17-20
Altri settantadue

In Luca confluiscono due tradizioni legate alla missione apostolica: quella dei dodici (Lc 9,1-6 parallelamente a Mt 10,5-16 e Mc 6,8-11) e quella dei discepoli che troviamo nel brano odierno. I dodici richiamano le tribù d'Israele e una connotazione più istituzionale, gli "altri" richiamano i popoli della terra con un respiro universale e più "laico". Luca ha accompagnato Paolo nei suoi viaggi e ne ha assunto il senso. L'immagine che Luca ci trasmette è quella del Signore - il Risorto - facendoci fare un balzo in avanti nel tempo e dando all'episodio un respiro che trascende la contingenza spazio temporale, è agli altri discepoli che si rivolge, ai discepoli di sempre, a noi oggi. Come Signore manda davanti a sé a preparare la sua venuta. È Lui, il Signore che deve venire, a noi il compito di preparare l'accoglienza: dite loro: "È vicino a voi il regno di Dio".
La messe è abbondante
Gesù, nei suoi esempi, prende spunto dai fatti della vita e dal paesaggio che ha dintorno; non possiamo sapere dove e quando Gesù ha detto queste cose, gli evangelisti non sono giornalisti e non ci hanno raccontato una cronaca, potrebbe aver avuto davanti un campo pronto o ancora da maturare come in Giovanni: «Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura» (4,32). Quello che il Signore chiede ai suoi discepoli è di avere un occhio lungo capace di vedere la copiosità del raccolto, perché il Regno di Dio non può che dare frutti esorbitanti: germogliò e fruttò cento volte tanto (Lc 8,8); crebbe, divenne un albero (Lc 13,19). Non dobbiamo neppure calcare l'immagine sulla fatica del lavoro quanto sulla gioia della mietitura: Nell'andare, se ne va piangendo, portando la semente da gettare, ma nel tornare, viene con gioia, portando i suoi covoni (Sal 126,6). L'immagine è quella della abbondanza, della festa che ci aspetta alla fine della storia. Una cosa è certa che la messe pronta per la mietitura che già intravediamo nella fede non può prescindere da Colui che semina e fa crescere: Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica (Gv 4,38).
Andate
Chi sono gli operai di cui parla Gesù? Non dobbiamo impoverire le parole e il pensiero del Signore pensando ai sacerdoti, o i missionari, piuttosto a coloro che si rendono disponibili a raccogliere i frutti del Regno, a lasciarsi conquistare dall'abbondanza del dono di Dio. Gesù non ha in mente una Chiesa strutturata come San Paolo comincia a organizzare, piuttosto il Regno di Dio verso cui la Chiesa sta camminando e per cui esiste, verso cui è orientata tutta la storia degli uomini. Gli operai sono guidati dal futuro che hanno davanti, dal Regno ormai vicino, dalla pienezza del Regno che già giunto al compimento anche se ancora non ci appare in tutto il suo splendore; sono coloro che vanno oltre il visibile, oltre se stessi.
Non portate...
La pienezza della manifestazione di Dio nel futuro impegna la storia degli uomini nella sua complessità di relazioni - vi mando come agnelli in mezzo a lupi -; raggiunge ogni oggi, necessita di essenzialità, non ha bisogno di denaro nella borsa, non si appesantisce delle cose nella sacca, fa a meno anche del necessario come i sandali, neppure di lunghi cerimoniali come era d'uso il saluto per via. Chi si mette al servizio del Regno vive della Parola che porta con sé e che testimonia, della Pace che comunica, della condivisione della vita quotidiana, della solidarietà con chi è condizionato da infermità, è portatore di speranza: "È vicino a voi il regno di Dio". Si fa sempre più vicino quando riusciamo a costruire la pace perché abbandoniamo i segni di potenza, testimoniamo il distacco da ogni potere, riusciamo a curare l'umanità ferita nella povertà e nella nonviolenza.

Fonte:qumran2.net

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