Don Domenico MACHETTA Appunti per Lectio" di pregare sempre, senza "stancarsi".

16 ottobre 2016 | 29a Domenica T. Ordinario Anno C | Appunti per Lectio
1ª LETTURA: Es 17,8-13

Chi è questo Amalèk? Ogni tanto nella Bibbia spuntano i nemici: Amalèk, Babilonia, Edom, Moab...
Soprattutto quando cantiamo i Salmi molte volte troviamo i nemici. Gli autori biblici vedono in queste nazioni dei simboli del male, pur sapendo che il male sta al di sopra di Amalèk, di Edom, di Moab. L'"empio", il nemico non è mai la tal persona o il tal popolo, ma è l'antiMessia.
Sono importanti i Salmi che parlano dei nemici: non è mai un nemico personale quello dei Salmi, anche se il salmo fosse stato composto in occasione di una situazione storica precisa.
Quando un salmo entra nella Bibbia, riguarda la "causa di Dio". Il "male" è una potenza più forte degli uomini, perciò non può essere vinto con le sole forze umane.
Le mani alzate di Mosè fanno vincere Israele. Emerge chiaro il ruolo della preghiera, il servizio "sociale" della preghiera, servizio primario, insostituibile. Se cessa la preghiera, vince Amalèk, avanza il male. La preghiera tiene il male in scacco.
Mosè si stanca: ha bisogno di essere aiutato. Pregare è lottare, è agonizzare. È una battaglia corpo a corpo con Satana. Dice la lettera agli Efesini al cap. 6: "Indossate l'armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra lotta infatti non è contro la carne e il sangue, ma contro i Principati e le Potenze, contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male...".
Quando certe espressioni dei Salmi ci turbano, proviamo a rivolgerle contro i mostri che portiamo dentro: orgoglio, invidia, ira, pigrizia... Le sentiremo efficaci, necessarie e non ci scandalizzeranno più!

VANGELO: Lc 18,1-8

"Signore, Dio della mia salvezza, davanti a te grido giorno e notte", canta il Salmo 88/87.
Questa vedova è figura di chi grida giorno e notte. Se questo giudice iniquo cede di fronte all'insistenza di questa vedova, che cosa non farà Dio, che è il difensore degli orfani, delle vedove, dei poveri, cosa non farà per i suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui?
È una parabola dice Luca sulla "necessità" di pregare sempre, senza "stancarsi".
Necessità: non dice utilità, opportunità, vantaggio, ma "necessità", quindi questione di vita o di morte.
Pregare sempre, giorno e notte.
Cioè ventiquattro ore su ventiquattro.
La preghiera, per Luca, non è un episodio, ma la stessa esistenza del credente.
Senza stancarsi: si suppone che uno si stanchi, Gesù lo sa. Gli apostoli dormono nel Getsemani "per la tristezza".
È un sonno fuga, come ci fa notare Luca. La preghiera è un combattimento, un "agone". Luca, solo lui, usa il verbo boá (da cui viene la parola italiana "boato"). La preghiera non viene presentata come una specie di estasi in cui il discepolo si perde; ma come un'urgenza di gridare. Un'impresa difficile!

Questa vedova rappresenta il povero, l'umile che si rivolge a Dio, ma è anche il popolo di Dio, pellegrino nel deserto della storia, è la Chiesa.
"Fammi giustizia contro il mio avversario". Chi è questo "avversario"? È l'antico avversario, il nemico dell'uomo, l'anti-giusto, l'anti-Messia, l'anti-salvezza.
Per piegare il mondo satanico occorre la preghiera continua. La vedova "andava" dal giudice: il verbo all'imperfetto indica un'azione prolungata. È in sintonia con la parabola dei "tre pani" (Lc 11).
La Chiesa tiene alte le braccia, come Mosè, perché trionfi la giustizia, la verità, perché venga il Regno di Dio. La Liturgia delle Ore, che è come un prolungamento dell'Eucaristia, ritma il giorno e la notte della Chiesa orante: è la preghiera di Cristo che continua nella storia.
"Pregate incessantemente", dice Paolo ai Tessalonicesi (1 Ts 5,17): un versetto che ha folgorato i santi.
La preghiera dunque non è un fatto intimistico, ma ha una portata storica, cosmica. Anche la preghiera personale. La preghiera dei santi anticipa l'ora della salvezza.
È la preghiera di Maria alle nozze di Cana.

Don Domenico MACHETTA
Fonte:  www.donbosco-torino.it