don Marco Pedron" Cosa non fa l'amore"

 Cosa non fa l'amore
don Marco Pedron
XXXI Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) 
In tutti i secoli i cristiani qualche volta si sono sentiti "migliori" degli altri, che erano invece peccatori. Lc riporta questo brano per ricordare ai cristiani del suo tempo e di ogni tempo che Dio non ricorda agli uomini i loro peccati ("Hai fatto questo, hai fatto quello; vatti a confessare; non sei in grazia; non ti vergogni...") e che Gesù stesso è venuto proprio per gli ultimi: i peccatori, i poco di buono, gli indesiderati e quelli considerati impuri. Gesù stesso fu molto giudicato e non accettato per questo suo comportamento sovversivo.
Dio è amore. Dio non porta la purezza ma l'amore: il che è molto diverso. L'amore salva; il giudizio condanna. Il giudizio è superiorità. E per amare per davvero bisogna essere senza giudizio. Per questo Lc riporta e scrive il brano di Zaccheo.
Gesù sta andando verso Gerusalemme. Gerico si trova ad una trentina di chilometri da Gerusalemme (10,29-37) e si trova lungo una grande via di comunicazione. Proprio per la sua posizione è un punto strategico dell'amministrazione romana. Per questo a Gerico è facile incontrare funzionari imperiali, uomini dell'esercito ed esattori.
I pubblicani acquisivano l'appalto della riscossione dei dazi dai Romani e ne guadagnavano a dismisura. Per questo erano giustamente odiati dalla gente che veniva defraudata.
A Gerico Gesù incontra Zaccheo. Chi è Zaccheo?
1. Il nome Zaccheo vuol dire "giusto, puro". Certamente nessuno lo vedeva così, Gesù però sì. Anche se fuori non sembra, anche se sembri "un figlio di buona donna", anche se sembri un pervertito o quant'altro, Dio vede la tua parte pura e giusta, la tua bontà e la tua verginità.
Per quanto sgualciti, strappati o rovinati siano, 50 euro rimangono 50 euro. Il tuo valore e la tua dignità di uomo non viene mai meno, per quanto accada nella vita.
2. Zaccheo poi è il capo dei pubblicani. Dire pubblicano era dire "immorale"; dire ad uno "pubblicano" era come dirgli "falso, ladro, traditore". I pubblicani erano per gli ebrei quello che gli ebrei erano per i nazisti: gente da eliminare, da sterminare. E' che non potevano. E Zaccheo non solo è un pubblicano ma ne è anche il capo: è il più ladro di tutti. E tutti lo sanno!
Zaccheo è un poco di buono, un infedele (venduto ai Romani), un peccatore. E quando gli dicono: "E' andato ad alloggiare da un peccatore", in realtà dicono la verità. Zaccheo era così ricco perché così tanto aveva rubato.
Ci sta nel personaggio che fosse spietato e per questo così odiato. Perché quando ti senti piccolo, niente, cioè inferiore devi essere superiore. E ci sono solo due possibilità: o ti fai sopra gli altri o abbassi gli altri a te. O cercherai di essere il più grande, il migliore (l'unico che sa; se fosse lui a capo di; quello che ha sempre ragione o l'ultima parola; quello che zittisce gli altri, ecc) oppure cercherai di abbassare gli altri (giudizio; non ti va bene mai nessuno; trovi sempre il difetto in tutti; cerchi sempre l'intenzione negativa degli altri; nessuno fa niente per niente, ecc).
Quanto piccolo si deve sentire chi si sente onnipotente? E quanto piccolo si deve percepire chi deve continuamente giudicare gli altri? Quello che diciamo degli altri è la nostra percezione inconscia di noi. Il mondo fa schifo? Tu ti fai schifo. Tutti pensano a sé? Tu pensi solo a te. Tutti rubano? Tu lo faresti se potessi. La gente ti frega? Tu cerchi di farlo. Non ci si può fidare di nessuno? Tu non ti fidi di nessuno.
Cosa ci si può attendere da un uomo così? Cosa si può aspettare da uno così? Eppure...
3. Zaccheo cerca (zetein) di vedere (idein). Anche Erode, dopo aver fatto decapitare il Battista, cercava di vedere Gesù (9,9) e si diceva: "Ma come? Il Battista l'ho ucciso io, chi è questo (di Gesù infatti dicevano che era Giovanni Battista resuscitato dai morti)?".
Cercare di vedere esprime un desiderio: c'è un'insoddisfazione dentro, c'è un tormento, c'è una inquietudine e una irrequietezza e si cerca di trovare qualcos'altro; quello che si ha, per quanto si ha, non basta più. Zaccheo ha tutto, ma quel tutto che ha non gli basta. Infatti la felicità non sta nelle cose ma nei valori. Le cose sono uno strumento per raggiungere i valori, ma non sono i valori (ciò che vale per te).
Tu desideri di avere una moto. E' un buon desiderio, ma è solo uno strumento. Perché raggiunta la moto, che fai? Che te ne fai di una moto senza compagnia? In realtà tu non desideri la moto, ma dei valori che con la moto puoi vivere: l'amicizia, l'avventura, la libertà. Non la moto, ma ciò che è dietro la moto.
Tu vuoi una casa. E' un buon desiderio ma è solo uno strumento. Casa vuol dire famiglia, amicizia, amore, comunicazione, intimità, protezione, ecc. Quando avrai la casa, se tu non cerchi di vedere il tuo vero desiderio, non ti basterà più. Non la casa ma ciò che è dentro/dietro la casa.
Tu vuoi sposarti. E' un buon desiderio ma il matrimonio è solo uno strumento. Ciò che cerchi è l'amore, la tenerezza, l'intimità, la comunicazione, la paternità, ecc. Il matrimonio è solo un mezzo, ma non ti fa felice solo perché ce l'hai.
Non sono le cose che fanno felici ma i valori, ciò che è dentro le cose e che non si può comprare.
Per questo Zaccheo è insoddisfatto e per questo "cerca di vedere" qualcos'altro. Per questo farà qualcosa di diverso nella sua vita (lascerà il banco delle imposte per andare a vedere Gesù). Ed è meraviglioso perché Zaccheo farà qualcosa di diverso.
Un giorno il discepolo andò dal maestro: "Sono dieci volte che chiedo a quella ragazza di fidanzarsi e dieci volte mi ha detto di no. Cosa devo fare, maestro?". "Cambia ragazza!". Se non sei contento perché continui a vivere sempre così? Se questo modo di vivere ti lascia insoddisfatto, continuando così, cosa pensi di avere? Se facendo A ottieni sempre B, devi cambiare A. La gente vorrebbe per sé una vita diversa facendo sempre le stesse cose: ma com'è possibile?
Pensate nelle relazioni: "Mio marito non si interessa più a me?". "E cosa fai tu perché lui si interessi a te?". "Ma io sono sempre la solita!". "E se sei sempre la solita e le cose non vanno, cambia modo di fare".
"Ogni volta che vado da mia madre ha sempre qualcosa da dire su come si veste mia moglie". "Se ogni volta che vai, succede sempre così, fai qualcosa di diverso". Sapete cos'ha fatto quell'uomo? Ci va senza moglie!
"Mia moglie pensa solo alla casa e ai figli". "E cosa fai tu perché pensi a te? Cosa fai perché non pensi solo ai figli e solo alla casa?". "Beh, non saprei!". "Hai mai pensato di dirgli: "Oggi quando ritorno dal lavoro si va a fare una passeggiata io e te; oggi si va a fare spese insieme (qui viene di sicuro!); stasera io e te andiamo al cinema insieme; stasera ti vesti bene e non ti dico dove, ma ti porto in un posto...". Cambia il tuo modo di agire, di fare, di parlare, e qualcosa succederà anche dall'altra parte.
Ogni azione è preceduta da un'altra azione. Se non posso cambiare ciò che fai tu, posso cambiare ciò che faccio io. E se io faccio qualcosa di diverso, forse tu avrai una reazione diversa. Dobbiamo imparare e insegnare che il potere è nelle nostre mani: basta col prendercela con il mondo, con gli altri, con chi c'è vicino, per quello che fa o non fa con noi. Non ci piace una cosa: cambiamo il nostro modo di agire e anche l'altro dovrà cambiare il suo.
C'è un presupposto nella Pnl che dice: "Il senso della comunicazione è dato dalla risposta ottenuta". Mi faceva così arrabbiare all'inizio!, ma invece è proprio così. Non ti piace la reazione di uno? Lui non lo puoi cambiare, allora cambia tu, il tuo modo di porti!
4. Zaccheo poi è piccolo. Piccolo non indica tanto l'altezza ma la sua percezione interna. Lui si sente piccolo; lui non sente il proprio valore, si sente da meno degli altri, si sente inferiore, si sente incapace o comunque sempre meno degli altri. Il suo problema è il senso di inferiorità.
Finora cos'ha fatto? Poiché mi sento il più piccolo (inconsciamente), sarò il più grande (capo dei pubblicani). E' per questo che guadagna più di tutti. Crede che se sarà il più ricco sarà il più stimato da tutti, il più amato: ma non è così!
Tutti noi soffriamo del senso di inferiorità (la sindrome di Zaccheo). In parte è normale. Quando siamo piccoli, non possiamo nulla, non abbiamo le forza per vivere da soli, per procurarci il cibo, per difenderci, per affrontare le sfide della vita. Senza gli adulti ci sentiamo persi: noi siamo piccoli piccoli e loro sono grandi grandi. E' chiaro che ci sentiamo inferiori, più piccoli.
Per vincere questo senso di inferiorità abbiamo bisogno di percepire il nostro valore, abbiamo bisogno che chi c'è vicino ci aiuti a sentire che abbiamo le nostre capacità e le nostre risorse. Passa il tempo e così vediamo che siamo capaci anche noi, tanto come gli altri. Fin qui tutto è tutto normale.
Ma che succede se ad un bambino gli si chiede troppo? Che succede se gli si chiedono delle cose che per la sua età non può fare (essere adulto; non sporcarsi; non disturbare; fare l'ometto; fare da baby-sitter al fratello, ecc)? Ne dedurrà non che non ne è capace perché è troppo piccolo, ma che non ne è proprio capace.
Che succede se il genitore lo protegge in tutto, gli è sempre addosso e non può mai ad esempio litigare con i fratelli perché lui interviene sempre? Ne dedurrà che non può badare a se stesso.
Che succede se gli si dice di continuo: "Non sei capace; lascia stare, faccio io; lo faccio io che poi perdiamo tempo; ma sei stupido!?; ma non sei capace di fare proprio nulla...". Penserà davvero di esserlo.
Che succede se il bambino viene considerato come un peso ("da quando ci sei tu non ho più tempo per me")? O che non ha nessun diritto ("parlerai quando sarai grande")? O viene deriso ("piagnucolone; piscione...")? O gli si dicono delle falsità (per cui dubiterà di chi gli è attorno)?
Rosenthal e Jacobsson fanno questo esperimento: selezionano casualmente alcuni bambini e informano gli insegnanti che si tratta di alunni davvero molto intelligenti. In realtà sono bambini normali, solo che gli insegnanti non lo sanno. Bene, cos'accade? Al termine dell'anno quei bambini sono diventati i migliori della classe (è l'effetto Pigmalione). Quello che tu pensi di una persona agisce su di lei. Se tu pensi che uno è "un grande" diverrà un "grande". Ma se tu pensi che è "piccolo" diverrà "piccolo". Se tu pensi che è un incapace, lo diverrà. Non solo si sentirà piccolo ma addirittura niente. Il poco valore datogli diventerà che lui vale poco.
E che accadrà? O diventerà un pessimista ("è vero non valgo niente") o un arrogante ("ti dimostro che non è affatto vero che non valgo niente"). L'origine e il problema sono gli stessi.
Un bambino che già vive l'inferiorità della sua condizione, se svalutato diverrà pessimista.
Hanno fatto un altro esperimento: hanno fatto un test a dei bambini di quarta elementari. Alcuni sono risultati ottimisti e altri pessimisti. Poi ad entrambe le categorie furono presentati dei problemi facili da risolvere: entrambe li risolsero. Ma quando furono presentati quelli più difficili, i pessimisti ebbero risultati disastrosi mentre gli ottimisti molto buoni.
Un bambino pessimista si lascia scoraggiare e per questo ottiene risultati negativi non solo nella scuola ma nella vita e nelle scelte che farà.
Un bambino pessimista (ma anche un adulto) ha tre convinzioni.
1. Le situazioni non possono cambiare ("Non c'è niente da fare, non riesco ad andare in bici; mio fratello ce l'ha sempre con me; nella nuova scuola sarò sempre solo; sarà sempre così; non cambia mi nulla").
2. Un ostacolo si estende a tutti gli aspetti della vita ("La ragazza mi ha lasciato=nessuna donna mi vuole; il capo, il prof mi ha ripreso=non mi vuole proprio bene; ho fatto un errore=io sbaglio sempre su tutto").
3. Il risultato è frutto del caso ("Sono stato solo fortunato; tanto poi se ne va oppure la gente mi lascia; se mi conoscesse dentro!").
Quando tutti ti vedono in un modo, ti trattano in un certo modo e ti percepiscono in un certo modo così che alla fine anche tu ti percepisci così.
Esperimento: in un ambiente di lavoro, tutti si sono accordati così: entrano in ufficio, qui c'è la segretaria (che sta bene e ha una buona giornata) e in maniera diversa ciascuno le dice: "Che brutta "siera" (=faccia) che hai? Stai male?". Dopo alcune ore, la donna sta male. Se tutti ti mandano il messaggio che non vali o che non sei capace, tu lo diventi.
Zaccheo, invece, reagisce all'inferiorità diventando un megalomane: tanti soldi. Ma è lo stesso per chi deve essere il primo della classe, il più forte, il più sportivo, il più bello, il più simpatico. Ma la cosa è la stessa.
Orwell diceva ironicamente: "Tutti gli uomini sono uguali. Ma alcuni sono più uguali degli altri". Quando la regina Vittoria d'Inghilterra e il marito Alberto di Coburgo litigavano, la regina spesso gli diceva: "Ricordati che io sono la regina d'Inghilterra". "No, cara - diceva lui - tu per me sei solo mia moglie".
Ma guardate cosa fa Zaccheo, guardate il coraggio che ha. Mettiamoci nei suoi panni: tutti lo conoscono, tutti sanno chi è. Uno degli uomini più famosi, più conosciuti, più temuti della città che sale su di un sicomoro? Ci vuole coraggio!
Lui stesso sa che è preso in giro per la sua statura, e che fa? Sale su di un albero. Sa che tutti lo vedranno (e infatti tutti lo vedono), ma lui ha il coraggio di farlo vincendo ciò che si potrà dire. Bisogna vincere la paura del giudizio degli altri per trovare la propria strada.
E cosa accade? L'uomo che si sente superiore a tutti (inconsciamente inferiore) dove può stare? Beh, ovvio, in alto, sull'albero.
E Gesù che fa? Gesù non gli fa nessuna predica, non lo vuole convertire né cambiare.
1. Gesù lo chiama per nome. Per tutti gli altri era "il capo dei pubblicani, il ricco", ma per Gesù è Zaccheo (19,5). Chiamare per nome vuol dire dare dignità e dare volto.
Gesù gli dice: "Io credo in te Zaccheo; io vedo che in te c'è qualcosa di buono. Per gli altri sei solo un farabutto, ma io vedo che tu sei un uomo come tutti. E tutti gli uomini hanno una stanza piena d'amore nel loro cuore".
2. E poi Gesù gli fa una terapia veloce ma efficace: "Scendi subito" (19,5). La prima parte è: ma chi ti credi di essere Zaccheo? Scendi dai tuoi piedistalli e dal crederti chissà chi. E' l'umiltà: non sentirsi né superiori né inferiori a nessuno.
Gesù è sempre diretto: "Taci, esci! (Mc 1,25); Alzati (Mc 5,41); Mettiti nel mezzo (Mc 3,3); Apriti (Mc 7,34); Vieni fuori (Gv 11,43)". Per guarire ci sono delle azioni precise da fare: sono ciò che non vogliamo fare.
Zaccheo si crede chissà chi, si atteggia a "sapientone" e si mette sul piedistallo con tutti: "Smettila e scendi giù; sei un uomo come tutti gli altri". E se non farà questo, Zaccheo non potrà guarire. Perché ciò che s'ha da fare, s'ha da fare. Altrimenti non si può proseguire.
Nella seconda parte della frase Gesù enuncia le conseguenze del suo comportamento: "Se tu continui a startene lassù, a ritenerti intoccabile e più degli altri, sai cosa ti accadrà? Ti accadrà che non avrai amici, né compagni e che nessuno potrà entrare in casa tua" (19,5).
Quando noi ci crediamo perfetti o più bravi dagli altri, noi ci isoliamo dagli altri e moriamo di solitudine. Vuoi vivere così? Zaccheo capisce subito: non è vita questa, per questo scende.
"Into the wild" è un film famoso che molti hanno visto. Racconta la storia di Christopher McCandless, un giovane che subito dopo la laurea vagabonda per due anni alla ricerca della libertà e della felicità. Morirà a ventiquattro anni e prima di morire scriverà nel suo diario dentro al Magic Bus: "La felicità è reale solo quando è condivisa".
L'amore è condivisione. L'amore è volere che tutti vivano, che tutti possano diventare il meglio di sé, che possano esprimersi, che possano fiorire, che possano essere al massimo di sé.
L'amore non è dare ma darsi. Zaccheo si dà dando ciò che ha. Per questo tutti possono amare, anche se non hanno nulla o se sono poveri. Per l'amore basta avere un cuore.
Ci si converte non perché ce l'ha detto Madre Teresa di Calcutta o San Francesco d'Assisi, perché qualcuno ci dice che è buono così o che sarebbe importante. Ci si converte perché si vede che se si vive così si muore.
Conversione vuol dire vivere meglio; Zaccheo, non a caso, è "pieno di gioia" (19,6). Finalmente qualcuno ha fatto breccia nel suo cuore, ha smesso di giudicarlo da ciò che si vede dal di fuori e si sono incontrati nel loro intimo ("oggi devo fermarmi a casa tua" 19,5).
L'amore (incondizionato) produce dignità: valgo per il fatto di esserci e di esistere.
La conclusione infatti è ovvia: Zaccheo si sente amato incondizionatamente e gli viene spontaneo far lo stesso. Gesù non pone condizioni; Gesù non dice: "Ti amo, vengo a casa tua, ma tu...".
E Zaccheo farà lo stesso. Chi gliel'ho fa fare di dare la metà dei suoi beni ai poveri? Nessuno! E chi gliel'ho fa fare di restituire non il dovuto, ma quattro volte tanto il rubato? Nessuno, perché questi sono i gesti dell'amore.
Gesù ha amato Zaccheo gratuitamente e Zaccheo ama gratuitamente. L'amore è gratuità.
E' l'amore che ci salva la vita. E' quel giorno in cui, in qualche modo, abbiamo sentito qualcuno che ci ha detto o fatto sentire: "Non voglio nulla da te, non sono qui per questo. Sono qui perché tu sei importante per me e ti aiuterò, se lo vorrai, ad essere il meglio per te".
Zaccheo senza Gesù sarebbe rimasto semplicemente il capo dei pubblicani. Gesù gli mostrò che poteva essere un uomo migliore, felice e soddisfatto di sé. L'amore ti cambia la vita.
L'amore è: "Voglio il meglio per te. E sarai tu a decidere cos'è meglio per te". Per alcune persone l'amore è cambiare l'altro. Ma l'amore, invece, è mettersi a disposizione.
Madre Teresa diceva: "Esiste un solo Dio, ed egli è il Dio di tutti. Perciò è importante vedere tutti gli uomini come uguali davanti a Dio. Io ho sempre detto che dobbiamo aiutare un indù a diventare un indù migliore, un musulmano a diventare un musulmano migliore, e un cattolico a diventare un cattolico migliore".
Se amo un poeta, lo aiuterò a diventare poeta. E se amo un fiore lo aiuterò ad essere un fiore. Se amo mio figlio che è un musicista, lo aiuterò ad essere tale anche se a me la musica non piace. Se amo mio marito che è un'artista, lo aiuterò ad essere così, anche se vorrei che stesse più tempo con me. Se amo una coppia divorziata, non vorrò che si rimettano insieme ma che trovino la nuova migliore vita per loro. Se mi amo, mi aiuterò a diventare il meglio di me, anche se chi è vicino ha altre idee. Se amo Dio, lo aiuterò a risplendere in questo mondo, per quello che Lui è.
L'amore non è dare, ma darsi. Ti dono quello che sono perché tu sia il meglio e il massimo di te. E quando sarai diverso da me e te ne sarai andato allora saprò che ti avrò veramente amato.
Muhammad Yunus, Nobel per la Pace nel 2006, bengalese, è l'inventore del microcredito. Dà dei piccoli crediti (anche solo dieci-venti dollari) alle donne del Bangladesh perché possano produrre i loro piccoli prodotti. Quando gli chiesero qual'era la motivazione di tutto questo disse: "L'amore è condividere. Io sono un uomo felice e voglio che anche tu lo sia e che anche loro lo siano. L'amore è condividere. Io sono diventato (credo) ciò che potevo essere: ecco io lo voglio per tutti".

Pensiero della Settimana
L'amore ti cambia la vita.
Quindi pensaci bene prima
perché non si può vivere l'amore
ed essere sempre gli stessi

Fonte:http://www.qumran2.net/

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