padre Gian Franco Scarpitta,"Regnare è servire. Servire è amare"

Regnare è servire. Servire è amare
padre Gian Franco Scarpitta  
XXXIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) - Cristo Re (20/11/2016)
Vangelo: Lc 23,35-43 
Nel 1925 Pio XI ebbe la bella intuizione di esaltare la centralità di Cristo al termine di ogni anno
liturgico, con l'istituzione di questa Solennità. Cristo, che è al centro della creazione e per mezzo del quale tutte le cose sono state create (Col 1, 12 - 20), egli che è il Principio e la Fine, l'Alfa e l'Omega (Ap 1, 8), è anche la misura del tempo e quindi la fine nonché l'inizio di ogni Anno liturgico che a sua volta medita, attraverso le varie tappe, il suo mistero di salvezza e il cammino che Lui, da Dio fatto Uomo, ha percorso con noi. Al centro di tutto insomma c'è Cristo e anche la liturgia riflette questa certezza. "Immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura (Col 1,15) Cristo è l'indiscusso Re dell'universo, per mezzo del quale Dio ha creato il mondo e lo mantiene all'esistenza. Cristo è Dio fin dall'eternità e tutto quanto si compendia e si ricapitola in lui. A lui ogni cosa è sottomessa, e non è stato possibile che la morte lo tenesse in suo potere (At 2, 24). Dal re nell'Antico Testamento ci si aspettava un rappresentante di Dio, promotore della giustizia e del bene comune e anche per questo le tribu' d'Israele vanno in cerca di Davide per ungerlo re davanti al Signore. E con l'unzione questi diventa l'unto di Dio, il re scelto per una missione sul quale discende discende lo Spirito. In Davide, come nell'unzione regale dell'antico Israele, l'essere re è legato all'essere Messia. Cristo, dalla stirpe di Davide, è il Re Messia universale, l'ideale della regalità alla quale aspiravano da sempre gli Israeliti. Quella di Cristo è infatti la regalità assoluta con cui Dio si manifesta al mondo, quella che caratterizza il Messia atteso che guadagna a tutti la salvezza.
La regalità di Cristo è infatti salvifica e si orienta tutta nella dimensione del servizio e della misericordia: Gesù Figlio di Dio ha spogliato se stesso per entrare in assoluta empatia con gli uomini e si è privato perfino delle grandi prerogative e delle garanzie proprie del divino. Per amore dell'uomo si è umiliato fino all'estremo sottomettendosi come schiavo all'umanità, per cui il suo regnare si qualifica come umiliazione. Regna in quanto si umilia e si sottomette in tutto all'umanità.
Gesù manifesta il suo regno negli atti di amore e di misericordia verso gli ultimi, i poveri, gli esclusi: ogni atto di amore nei loro riguardi attesta che effettivamente è venuto il Regno di Dio e di conseguenza il suo regnare è un continuo servire. Ogni opera di misericordia è espressione dell'amore con cui Dio Padre, nel suo Figlio, raggiunge tutti gli uomini, particolarmente coloro che convivono con la sofferenza e con l'abbandono e in questa dinamica di amore si evince l'esercizio dell'essere re di Dio. Cristo è re in quanto si abbassa sui lebbrosi e sugli ammalati, pone la mani sugli storpi e sui non vedenti che ottengono la guarigione, si prodiga per difendere la causa dei deboli e degli emarginati. In questo e non nel predominio arbitrario consistono il "potere" e la gloria del Figlio di Dio.
Nella regalità di servizio del Cristo vi è anche la volontà di riconciliazione dell'uomo: sulla croce, massima espressione dell'amore e della donazione di sé, Cristo paga il prezzo del nostro riscatto e ci riconcilia con il Padre, mettendoci in condizioni di meritare la vita e la salvezza.
La croce è il culmine nonché l'emblema dell'essere Signore di Cristo poiché proprio in essa si evince come tale signoria si allontani dal comune concetto di regalità di questo mondo.
Il Regno di Dio in Cristo è segnatamente manifesto nell'umiltà, nell'umiliazione e nel servizio e l'autoconsegna di Gesù alla morte di croce è il compendio di tutte queste caratteristiche che nel legno assumono un solo connotato: l'amore.
Il re universale che redime e salva l'umanità esercita il suo potere non spadroneggiando ma collocandosi dalla parte dell'uomo e dimostrando anche nell'amore il criterio della convivenza umana e l'espediente per fondare ogni concetto di autorità.
Parafrasando una frase di Andreotti, potremmo dire che "il potere logora chi ce l'ha". Nell'ottica della regalità di Cristo qualsiasi posizione di comando assume connotati di abnegazione nel dono di sé, di apertura concreta e disinvolta per la promozione del bene altrui, di fuga da vani egocentrismi e soddisfazioni personali. Il regno di Dio suggerisce una politica effettivamente promotrice dei valori e del bene comune, attenta ai fabbisogni della società e del cittadino, nella quale non si facciano preferenze se non per gli esclusi e per i bisognosi. Amministrare equivale a servire e a donarsi fino allo stremo e qualsiasi forma di governo va intesa nella logica del servizio. Non vi sono riforme istituzionali valide quando non siano precedute da un radicale rinnovamento di se stessi e dall'assunzione della rettitudine di coscienza, poiché ogni trasformazione inizia proprio dalla presa di coscienza di dover donare.

Fonte:http://www.qumran2.net/

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