fr. Massimo Rossi, “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”

III DOMENICA DI AVVENTO - 11 dicembre 2016
Is 35,1-6a.8a.10; Sal 145/146; Gc 5,7-10; Mt 11,2-11
Sostieni, o Padre, con la forza del tuo amore il nostro cammino incontro a colui che viene a fa’ che,
perseverando nella pazienza, maturiamo in noi il frutto della fede e accogliamo con rendimento di grazie il vangelo della gioia.
Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti.  Dite agli smarriti di cuore: “Coraggio!”
“Siate costanti fino alla venuta del Signore. Non lamentatevi gli uni degli altri, per non essere giudicati.”
“Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”

Celebriamo la Domenica gaudete, a metà del tempo di Avvento: la liturgia festiva ci invita alla gioia.  Eppure il Vangelo di oggi si apre con la descrizione di una clamorosa delusione…              Giovanni il precursore era in prigione:  per la cronaca, le prigioni di Gerusalemme non erano come quelle di oggi, con bagno e televisione…  Con tutto il rispetto per la situazione attuale in cui versano le carceri italiane, dove il sovraffollamento obbliga gli ospiti a dividere lo spazio vitale per quattro, per otto,… ebbene, la fantasia non basterebbe ad immaginare come si viveva in una prigione, ai tempi di Gesù…  Ne ricaviamo una pallida idea, leggendo il racconto della passione del Signore, nel quale si allude alle umiliazioni inflitte ai condannati.
I rappresentanti della giustizia, custodi delle istituzioni, difensori della legalità, etc. etc…. infierivano sui prigionieri con crudeltà inaudita.  Chi si era messo contro la legge, non aveva alcun diritto di pretenderne il rispetto da parte dei tutori dell’ordine…
E i soldati erano i primi a non osservarla.  Lo stesso Giovanni Battista, dalle rive del Giordano, tuonava anche contro di loro:  “Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno, contentatevi delle vostre paghe.”;  evidentemente la corruzione e la violenza legalizzata della polizia di Stato era un fatto che tutti conoscevano. Ma nessuno protestava… Del resto, da chi potevi andare a protestare, a denunciare, se l’autorità competente era la stessa che perpetrava i crimini?
Siamo alle solite:  chi controlla i controllori?
Ma torniamo alla delusione di Giovanni: il Precursore ci aveva messo la faccia, come si suol dire, in quella profezia: “Razza di vipere! Chi vi ha suggerito di sottrarvi all’ira imminente?Fate dunque frutti di conversione, e non crediate di poter dire fra voi: Abbiamo Abramo per padre. (…) Già la scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco.” (Mt 3,7-10).  Ma qualcosa di questa profezia non aveva funzionato.
Il Messia annunciato dal Battista e additato presente in Israele, si era presentato, sì, sulle rive del Giordano, ma senza la scure… Al modello del giustiziere armato, castigatore dei costumi, Gesù preferiva quello del buon pastore, che “porta gli agnellini sul petto e conduce pian piano le pecore madri” (Is 10).  Alla condanna dei peccatori, Gesù preferiva il perdono;  alla punizione, la guarigione dal male;  al giudizio inappellabile, la misericordia che accoglie…
Spiacenti per Giovanni, ma non aveva capito chi era il Messia…
Anche noi commettiamo spesso l’errore di voler insegnare a Dio il suo mestiere.
Il figlio di Elisabetta e di Zaccaria incarnava il profetismo più radicale, il martire dissidente che prendeva le distanze dal sistema politico e religioso del suo tempo, in segno di rifiuto; e da quella posizione di estraneità, condannava in nome di Dio coloro che avevano abbandonato la fede degli antichi padri.
Giovanni era certamente in buona fede!  E in tutta buona fede non aveva colto il senso profondo dell’Incarnazione: la parola stessa “incarnazione”, letteralmente ‘prendere carne dentro’, allude ad un intervento che si pone in totale controtendenza, rispetto alle convinzioni del Battista.
Il Messia, non fugge dalla realtà brutta e cattiva; al contrario, si avvicina;  di più, vi entra dentro per poterla cambiare.
È il principio che potremmo definire dell’appartenenza feconda,  secondo il quale non si può pretendere di mutare il corso della storia, rifiutandola a priori come sbagliata, ed evitandone accuratamente ogni contatto che possa apparire complice…
Gesù sarà infatti accusato di complicità con i malfattori, con i pubblicani, con le prostitute, con i terroristi e i ladri….
Gesù toccava addirittura i lebbrosi, violando le regole ferree di purità, sancite dalla Legge di Mosè. Annunciava salvezza per tutti, a cominciare da coloro che la società israelita, così pia e religiosa, lasciava, invece, in fondo alla scala degli aventi diritto…  “I primi saranno gli ultimi e gli ultimi i primi.” (cfr. Mt 20,1-16).
Gesù, sì, che era un vero trasgressivo!  Troppo facile manifestare la propria avversione prendendo la porta e andandosene!  Il Signore annunciò il Vangelo non tanto, non solo con i discorsi ufficiali.
Sì, c’erano anche questi, eccome! Ma nessun discorso ufficiale, nessun manifesto programmatico ha valore, quando colui che lo pronuncia non lo vive anche, e per primo, e meglio!
Il manifesto politico di Gesù, lo sappiamo, è contenuto nel capitolo 5 del primo Vangelo: il cosiddetto ‘discorso della montagna’, o delle ‘beatitudini’.
La sentenza di Gesù: “E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!”, riguarda anche Giovanni: nella domanda rivolta al Figlio di Dio dai discepoli del Battista, c’è un implicito rimprovero e anche un avvertimento a compiere le promesse sul Messia…
Senonché, Lui, Gesù, le promesse sul Messia le aveva compiute:  nella risposta inviata al cugino – “I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo…” – c’è il meglio di Isaia!  Più di così…
Giovanni il battezzatore rappresenta dunque la linea di sutura tra il Vecchio e il Nuovo Testamento.
Il famoso teologo protestante Carl Barth (Basilea 1886-1968) sosteneva che l’uomo di Dio è destinato ad annunciare una parola che non comprende fino in fondo, ad un popolo che non comprende il linguaggio dell’uomo di Dio…  Il profeta è doppiamente solo, perché lontano da Dio e dagli uomini.  Forse Barth aveva in mente proprio Giovanni il precursore…
Non essere compreso è il primo rischio del profeta.
Dio non voglia, che il profeta corra anche il rischio di non comprendere!
Questo sarebbe peggiore del primo…

Fonte:http://www.paroledicarne.it/